Alla faccia della dignità delle donne e dei gay.

Il fatto risale al 2006, e grosso modo è andata così: Palermo, scuola media statale “Silvio Boccone”. Alcuni ragazzini prendono di mira un compagno di scuola, e a ricreazione gli impediscono di entrare in bagno dicendogli che non ce lo vogliono, perchè è una femminuccia, è un frocio, e quindi nel bagno dei maschi non ci deve entrare.

Fino qui, nulla di terribile: la “vittima” scoppia in lacrime e ciò richiama l’attenzione dell’insegnante (tale Giuseppa Valido, oggi in pensione). L’insegnante richiama all’ordine i ragazzi e mentre uno o due mettono la coda fra le gambe e chiedono scusa al compagno offeso (pur controvoglia), uno, il “duro della situazione”, si mostra sprezzante ed altero e si rifiuta di fare altrettanto.

La signora Giuseppa, allora, gli fa scrivere 100 volte sul diario “sono un deficiente” e chiede che all’indomani il ragazzo riporti la pagina firmata dal padre.

Un padre che si rispetti, una volta saputo il perchè, avrebbe prima preso a calci in culo il figlio, poi avrebbe firmato, poi avrebbe ripreso a calci in culo il figlio e l’avrebbe mandato a chiedere scusa.

Invece, questo nostro genitore esemplare cosa fa ? Porta il figlio dallo psicanalista, si fa rilasciare un certificato di non si sa cosa e denuncia la professoressa per “abuso di mezzi di correzione”. Manco gli avesse spaccato la cattedra in capo.

In primo grado, la signora Giuseppa viene assolta (l’accusa aveva chiesto 14 giorni di reclusione).

Ma il babbo non ci sta e ricorre. In appello (e la notizia è di oggi) la signora viene condannata a 1 anno (leggasi UN anno) di reclusione, con sospensione della pena ovviamente, dato che è anzianotta. Un anno. La condanna rimane.

Fin qui i fatti. Ora il mio commento: qui ci troviamo di fronte ad un episodio classico di bullismo (che tanto viene condannato e deplorato), rinforzato da un comportamento mafioso (il giovanotto che fa il duro, non parla e il padre che lo appoggia). Troviamo ancora che la “vittima” viene apostrofata come “frocio” (a proposito di rispetto per i gay) e che alla fine chi lo prende in culo è l’anziana insegnante, la cui dignità è stata ampiamente calpestata, per non parlare della funzione professionale, sociale ed educativa.

Tutto questo con l’aiuto, il sigillo e la benedizione di chi ?

Ecco. Fateve dù conti.

68 pensieri riguardo “Alla faccia della dignità delle donne e dei gay.”

  1. ricordo inoltre che a rainews24 la divisa d’obbligo è colbacco ed eschimo…è gradita una lunga barba ed un’igiene intima non ottimale…;-)))

  2. AHAHAHAAHAHAHAHAHAHHAHHAHAHAHAAHAHAH, MA CHE CAZZO DI SITO è????
    Ma vai a lavorare in miniera, quella in Cile magari, almeno dopo 60 giorni sottoterra ti schiarisci le idee AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAAHAH, ma robe da matti…..

  3. si Steffa, ma la fonte che mi ha citato la bellissima Elisabetta è quasi peggio…ahahahahahahahha, mi devo sparare in un ginocchio per smettere di ridere…

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