Abolizione delle province. Si, si, come no.

Tutto si può dire dell’ IdV e dei suoi rappresentanti – a partire da quel falso poliziotto – falso giudice – falso politico – vero mozzarellaro (con tutto il rispetto per i mozzarellari) di Antonio Di Pietro – ma non che non siano dei gran paraculi.

E anche un po’ fiji de ‘na mignotta, a dirla tutta.

Non perdono occasione per mettersi in luce, prendendosela con tutti e con tutto, magari finora non con ottimi risultati, però non si può dire che non ci provino. Anche stavolta, con questa storia della “mozione per l’abolizione delle province”, hanno sollevato il loro bel casino. Sono riusciti a far vedere che loro “fanno” (cagare), che il Governo “non mantiene le promesse” (parzialmente vero) e che il PD “non vale un cazzo” (in linea di principio vero, ma ininfluente in questo caso).

Il sottoscritto, come al solito fa prima di scrivere uno dei suoi deliri, si è premurato di andare oltre l’informazione pilotata “mainstream” e si è andato a cercare il testo di tale mozione (che trovate qui).

Dopo essermelo letto (sorvolando sul pippone introduttivo in stile “cari colleghi…” dei miei coglioni) ho tratto le mie conclusioni: chi ha votato contro ha fatto bene al pari di chi si è astenuto.

Perchè ?

Perchè è una stronzata. Un palliativo. Un “assaggino” che a parole risolve il problema ma di fatto lascia tutto com’è.

Praticamente, si tratta di una proposta di legge costituzionale (ma la Costituzione non era quella cosa sacra che non si tocca nemmeno col pensiero ?) che non fa altro che eliminare le parole “Provincia” e “Province” ovunque appaiano nel Sacro Testo. Una sbianchettata alla Costituzione.

La chicca finale si ha all’art. 9 (Norme di attuazione), dove si demandano a regioni e comuni tutte le funzioni, i beni, i dipendenti (e quindi gli stipendi) e le attribuzioni delle province. Quindi, ai fini pratici, non cambia un cazzo. Un mero escamotage linguistico e semantico che però non toglie una lira dalla attuale spesa delle province, di fatto spostandone onori ed oneri ad altri enti (regioni e comuni).

In seconda analisi, una cosa del genere sortirebbe paradossalmente il risultato di frammentare e moltiplicare funzioni e costi, perchè in fase di attuazione i comuni si “litigherebbero”  pezzi di provincia con l’ovvia conseguenza che, per non scontentare nessuno, detti pezzi verrebbero raddoppiati o triplicati (della serie un po’ a me un po’ a te e anche un po’ a te).

Bella mossa del cazzo davvero. Come fare bella figura senza rischiare niente. Forti, questi dell’ IdV ! Ma andate in culo, va.

Il punto (che poi è il motivo per cui la vera abolizione ancora non è stata affrontata, e credo che mai lo sarà) è che l’unico modo per “abolire” le province è abolirle sul serio, tout court, senza girarci intorno. Non servite ? Tutti a casa, trovatevi un lavoro e levatevi dal cazzo. E questo nessuno ha il coraggio di farlo. Ahimè, nemmeno il PdL, nemmeno Berlusconi.

Perchè ci sono delle cose che non si possono toccare – si può aggiungere ma non si può levare – e questo lo sanno tutti molto bene. Una delle cose che rinfaccerò a Silvio quando lascerà la politica sarà per l’appunto (a meno che non riesca a sorprendermi con un colpo di coda, cosa di cui non dispero ancora) il non aver avuto le palle per mandare a casa almeno la metà dei parassiti che infestano l’apparato statale e parastatale di questo Paese.

E mi rimarrà la triste certezza che se non l’ha fatto lui, non lo farà, mai, nessuno.

Cazzo.

157 pensieri riguardo “Abolizione delle province. Si, si, come no.”

  1. mi riferivo a tutta la storia del noi abbiamo candidato e allora non aboliamo non vogliamo che qualcuno decida dove noi comandiamo……

  2. “Le province italiane sono 110. Costano al contribuente circa 17 miliardi di euro, cioè quasi la metà dell’importo della stangata a orologeria di Tremonti. Le presidenze di provincia occupate dal Pd sono 40, contro le 36 del Pdl, le 13 della Lega, le 5 dell’Udc.

  3. perply

    mi riferivo a tutta la storia del noi abbiamo candidato e allora non aboliamo non vogliamo che qualcuno decida dove noi comandiamo……

    Beh,ripeto può essere.
    Ma hai messo insieme due discorsi differenti.
    Uno è il candidare un qualcuno in un qualcosa che si vuole abolire.
    Che lo candidi a fare se il tuo obiettivo è abolire quella istituzione?
    Come voler privatizzare la rai….ma intanto che ci comandano i partiti ti metto dentro quello del mio partito.
    Non sense.
    Il secondo,non aboliamo in maniera spiccia le province perchè nel nostro (PD) programma c’è scritto che molte province diventeranno aree metropolitane.
    Esempio.
    Solo per le zone metropolitane di Firenze e Bologna (limitrofe) saranno incluse le province di Bologna,Firenze,Prato,Pistoia.
    Due aree metropolitane,4 province tolte.
    Non mi pare che siano notoriamente di destra….ste province.
    Quindi,può essere tutto.
    Anche che io legga/scriva stronzate tra le frasi.
    Ma ho semplicemente letto il programma nel sito del PD.
    E la E-Mail spedita dal responsabile enti locali del PD,nella quale si dice che,appunto,le province saranno riorganizzate in aree metropolitane e che quindi toglierle tout court è solo demagogia.

  4. dipende dalla concezione che hanno di aree metropolitane, perché una metropoli almeno 1 milioncino di abitanti li deve avere, e deve avere una certa densità abitativa, insomma, dovrebbero essere 5-15 in tutto il territorio nazionale

  5. boh nn so…..non sono convita…

    cmq non volevo mica dirti che tu dici stronzate eh….dicevo che mi pare una stronzata tutto sto gran cucuzzaro di minchiate

  6. perply

    Tranquilla.
    Puoi essere non convinta.
    Anzi meglio così,prendere per buono tutto non è un bene.
    E poi mica è detto che io non riporti o dica delle emerite stronzate,anzi.
    Pensa solo a quando ho votato e diffuso il verbo leghista,pensando che dicessero la verità.
    Pensa che stronzata che ho fatto.
    No,no,di stronzate ne dico e anche parecchie.
    Quindi dubitare è un diritto e a volte anche un dovere.
    Ascoltare/leggere tutto e poi pensare con la propria testa,se possibile.

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