Il Paese della Muffa.

Pubblicato: 19/10/2011 da 2010fugadapolis in Generale
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È il regno della burocrazia, l’acqua morta degli uffici, il mondo degli impiegati; tutta la malsana esalazione che vien su da quel sistema di apparecchi amministrativi i quali non sembrano avere altro scopo che quello di tramutare in inchiostro ed in carta, in statistiche, in elenchi e di seppellire in un archivio – di volgere in muffa, in una parola – le forze vive, le belle energie, le grandi funzioni della società. I succhi, le virtú, le linfe, cosí, destinati ad una efflorescenza gloriosa si sperperano e si consumano in una tisica vegetazione parassitaria. Tutta la vita moderna viene a decomporsi qui: il commercio, la finanza, l’industria, la politica, l’istruzione, l’arte persino, soffrono di questo male, sono diventati un monopolio della burocrazia e ridotti a pagar la decima e a servir da vassalli a non so quante legioni di ufficiali sedentari, e di capi sezione e di capi divisione acefali. Imperocché le nazioni, oggi, hanno questo cancro in mezzo il petto: l’impiegatume che ha eretto il parassitismo a sistema, creato la tirannide dei funzionari e labirinti amministrativi tali in cui, per venire a capo, non c’è filo d’Arianna che tenga, e le cui lusinghe distolgono tante giovani fibre da un lavoro veramente utile e produttivo.

Il burocrate nondimeno giunge a credere di essere lui l’ipostasi, l’incarnazione dello Stato e della fortuna di questo ed il posarla da sommo pontefice, da gran lama, da caimacan gli pare suo diritto. Chi non ha esperimentato il sussiego e la boria del funzionario al dí d’oggi? Era più facile il trovar giustizia, riparazione, compenso un tempo sotto un governo assoluto! piú agevole infatti era accedere al tiranno, allora, che non sia adesso essere ricevuto da un segretario capo qualsiasi, il quale vi fa passare per tali interminabili trafile gerarchiche, e soffrire tali ore d’anticamera, che smarriti, esauriti di forze, dovete alla fine rassegnarvi e desistere da ogni impresa.

Cosí, a poco a poco, è cresciuto e si è fortificato il piú opprimente e vigliacco dei dispotismi: quello anonimo ed irresponsabile, che non deriva da uno solo, che non può essere raggiunto e colpito in una persona, che non ha mai il coraggio di apertamente confessarsi, e sé dentro sé cela ipocritamente.

Tale corruzione non può provenire che da un organismo corrotto, e l’azione deleteria che la burocrazia esercita all’esterno è solo il risultato del morbo onde internamente essa è infetta. Le anime mediocri, grette, sonnolenti non hanno mai prodotto alcun che di grande e di vitale, e l’anima della burocrazia, risultante di mille piccole fatuità, di mille ridicole pretese, di mille pregiudizi idioti, di mille vanità, di mille rancori, di mille invidiuzze, di mille volgarità, non è nemmeno un’anima, ma una forza brutale, inconsapevole e schiacciante.

Già essa incomincia a non esser mossa da alcun cervello, a non essere riscaldata, illuminata da alcuna idealità.

 L’attività non serve a nulla in questo regno dove non è richiesta che la passività piú assoluta, l’abdicazione piú completa di sé stessi. L’ingegno esso medesimo è un inciampo. Infatti, che cosa è l’ingegno? una forza, una virtú che tanto piú caratterizza, distingue l’individuo, quanto piú essa è viva e grande. Piú forte è l’ingegno e piú forte è la personalità. Ora la burocrazia non può ammettere tutto questo: nulla deve sorpassare nelle sue file, niuno deve uscirne, epperò la prima cosa a cui essa si applica è la riduzione allo stesso denominatore di ogni individualità, al livellamento intellettuale e morale delle sue reclute. Piú che di cervelli che lavorano è di schiene docili che essa ha bisogno; piú che l’obbedienza razionale e consciente è la servilità che essa esige.

Il bigio, il bigio muto, il bigio uniforme, il bigio, la tinta della bruma e della muffa, sembra esser stato creato proprio per diventare il suo colore araldico. Il bigio e nulla piú! e il rosso, naturalmente, l’azzurro ed il violetto, le tinte schiette e decise alla cui luce quel bigio potrebbe apparire ciò che realmente è, vale a dire una macchia meschina e sbiadita, sono considerati come pericolosi, colori ribelli da essere senza indugio smorzati ed assorbiti.

L’impiegato ha sempre in sé qualcosa della vecchia zitella, il rancore basso della persona sterile contro l’uomo superiore, l’eletto che crea e feconda. E guai a quegli che si lascia prendere in questo padule! che non sa reagire a tempo contro questo vapore letale solo conveniente alle muffe ed alle fungaie! C’è un’atmosfera morale come c’è una atmosfera fisica, e cosí, allo stesso modo che si dànno esalazioni fisiche che corrompono l’aria respirabile, si dànno esalazioni psichiche che corrompono l’ambiente morale o sensibile. Date condensazioni d’anime hanno il potere di spegnere un’individualità come dati gas mefitici hanno il potere di spegnere una fiamma. I caratteri aperti, leali, generosi e quindi i piú sensibili, i piú delicati, i piú facili a soffrire gli urti e le offese, come è possibile si reggano e si mantengano in questo ambiente chiuso della burocrazia dove franchezza è sinonimo di insubordinazione e dignità, generosità valgono pretensione e follia?

Le virtú hanno d’uopo di slancio, ma la burocrazia non ha nulla a che vedere né cogli slanci, né colle virtú. Essa bada solo ad avere sotto le mani un dato numero d’automi e le coscienze ed i cervelli piú facilmente riconducibili a zero sono i suoi eletti. È tra il fior fiore di questi zeri, anzi, che essa recluta ed elegge il suo stato maggiore. Nata cogli istinti della servitú ed abituata e servire, simile gente non ha, né potrà avere mai alcuna di quelle doti veramente superiori le quali conferiscono prestigio all’individuo e dànno naturalmente il diritto alla dominazione. Nulla di cosí poco autorevole come queste autorità pennaiuole; i cosí detti superiori non son tali che in ciò che riguarda lo stipendio. Cosí essi surrogano il valore e il decoro, che non hanno, coll’altezzosità, colla prosopopea, col sussiego, e non per altro sono cosí esigenti nel pretendersi intorno tutte le formule e tutte le manifestazioni della deferenza, della stima, del rispetto che perché ciò basta a dar loro l’illusione di esserne veramente degni.

Alla scialba e timida plebe degli scribacchini, tuttavia, formicolante e confinata nei bassi gradi della Siberia burocratica, tutti questi mandarini viventi in climi piú caldi, sotto le piante rare delle gratificazioni e delle onorificenze rappresentano un potere sacro, senza appello, infallibile. Una delle caratteristiche che meglio tradisce la piccineria, la nullità di tal povera gente subalterna è la reverenza involontaria, macchinale, istintiva per ogni sorta di alti papaveri. La laboriosità, la pazienza di classificare e di ordinare le piccole cose, il senso della regolarità, la prudenza (quella del verme che fa ogni possibile per annichilirsi davanti al tallone che lo minaccia) sono tutte le sue virtú; virtú sterili e senza alcuna nobiltà. Del resto l’impiegato non è altro che un organismo educato al calcolo: e ciò a tal punto che lo stesso suo vizio prediletto, l’abitudine piú comune in tal casta non è già il vino o la donna, ma il giuoco. Il pettegolezzo a proposito di inezie è, qui, la sola forma della conversazione e la maldicenza il solo spirito che la anima. La bugia stessa, la menzogna sono cose troppo grandi pel burocrata e che richiedono già un certo grado d’immaginazione: pei suoi bisogni la simulazione è sufficiente.

L’aggregazione di molte mediocrità in istato di servaggio ed in continua insidia per soverchiarsi l’una l’altra, non può produrre fenomeni differenti. Ma intanto questa mediocrità, vera muffa sociale, protetta dalla sua stessa bassezza, vegeta, trionfa, si distende ed il lezzo del suo respiro ammorba, avvelena ogni attività ed ogni vita, senza riparo, irremissibilmente.

OK. Avete avuto la pazienza di leggerlo tutto ?

Quanto è vero ?

Quanto è fottutamente attuale ? Bene. E’ un pezzo di Ernesto Ragazzoni, quello della poesiuola dei buchi nella sabbia. L’ha scritto nel 1902, sulla Gazzetta di Novara (di cui era direttore). “Era”, perchè il giorno dopo l’hanno licenziato.

Di spunti di riflessione ce ne sono decine – io mi ci ritrovo al 100% – ma quello che davvero mi preoccupa è che un secolo dopo stiamo ancora a combattere con le stesse, medesime, identiche, cazzo uguali cose. Che palle.

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commenti
  1. Albert1 ha detto:

    Alla faccia der cazzo, quanto chiacchierate oggi… 😉

    Che è successo ? Mi sento come la particella di sodio !

    C’è nessunoooooooo ?

  2. marchettino73 ha detto:

    ……OK. Avete avuto la pazienza di leggerlo tutto ?……
    no 🙂
    Dopo la terza riga mi sono rotto le palle….però sono d’accordo 😀

  3. Albert1 ha detto:

    La solita Merdaccia… 😉

    Ma come, uno posta un capolavoro, lo impagina, lo aggiusta, lo enfatizza, e tu dopo tre righe ti rompi i ‘oglioni ????

    Che cazzo…

  4. marchettino73 ha detto:

    …uno posta un capolavoro, lo impagina, lo aggiusta, lo enfatizza,…..

    Appunto….ciài lavorato troppo.
    UN BÈR BU’O NELLA RÉNA UN ERA MEGLIO? 😀

    Scherzavo dai…..sono arrivato alla quinta 😀

  5. Albert1 ha detto:

    Io ho due fortune:

    1) Raramente, se non mai, sono giù di morale.
    2) So che se mai dovesse capitarmi, basterà contattare Marchettino.

    Una garanzia.

    E vuoi mettere quanto risparmio su psicofarmaci e sostanze psicotrope varie ?

    ;D

  6. steffa88 ha detto:

    a dir il vero par più voglia di fare un cazzo, se non dietro compenso, che servilismo, quel dell’italici burocrati; nondimeno, se cent’anni fa la burocrazia, immagino meno opprimente d’ora, già rompeva li cojoni, è evidente che un’insana abitudine abbiam sviluppato, nei confronti di tanto fardello, che sul groppone assai ci pesa.

  7. Albert1 ha detto:

    steffa: orcodio se pesa…

  8. steffa88 ha detto:

    pensa, nel mio comune esiste pure un ufficio cromatico, al quale spetta decidere il colore degli edifici, tra un po’ servirà un protocollo speciale pè trombà nei giorni dispari

  9. atarossija ha detto:

    steffa, quello esiste ovunque, soprattutto nei centri storici. altro motivo dell’arretratezza dell’architettura italiana.

  10. lorenz sloggato ha detto:

    Albe’…ti si vole pure bene, ma maremma cinghiala…un estratto?

    Non ci s’ha tre giorni per leggerlo tutto

  11. steffa88 ha detto:

    l’edificio più storico del comune credo sia un condominio degli anni 60′ (non è proprio così, ma quasi)

  12. atarossija ha detto:

    ah sicuramente, appartiene tutto al “decoro urbano”. rompono le palle pure sulle tende che devono essere stilisticamente simili nella facciata di un edificio.

  13. lezzzy ha detto:

    Da Sardaland con ritardo. Es. reale -“Da due anni e mezzo residente a Posada ,(Palazzo civico con fotovoltaico) ma i suoi dati, all’ Agenzia delle entrate locali non risultano aggiornati: tutta la documentazione stagna nel vecchio comune di residenza…..” E meno male che siamo nel 3° millennio.

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