Non importa di che colore è il gatto,basta che chiappi i topi

Pubblicato: 17/11/2011 da marchettino73 in Il Centrodestra che lo prende tra le mele
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Ciao Mario,
Ti scrivo queste righe da italiano a italiano.
Io non lo so se riuscirai a raggiungere l’obiettivo che ti hanno chiesto di raggiungere.E so anche che litigheremo parecchio perché sicuramente non andremo subito d’accordo, ma la cosa non mi preoccupa molto……mi sembri una persona ragionevole.
Ecco,indipendentemente dalla strada che imboccherai col gruppo che hai messo insieme,ti chiedo da subito solo una cosa:
FAMMI ESSERE ORGOGLIOSO DEL FATTO DI ESSERE ITALIANO
Sono stanco di veder bistrattato il mio paese a causa di nani,puttane,ballerine,nepotismo,raccomandazioni,corruzioni,compravendite di parlamentari ecc…
Qualcuno ha detto che gli italiani sapranno rialzarsi.Io ci credo.
Magari,a questo giro,sarebbe il caso di non fermarsi e arrivare alla postura eretta una volta per tutte.
Che dici,me la dai questa soddisfazione?Un saluto

Un cittadino che AMA il suo Paese e non smetterà mai di incazzarsi con chi gli manca di rispetto.

P.S:ma bisognava arrivà a questo punto per rendersi conto da che razza di coglioni eravamo governati?
Ma questa è un’altra storia.

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commenti
  1. Gunny ha detto:

    eh si, con Vendola alla presidenza del consiglio e Di Pietro agli esteri, la nostra credibilità nel mondo sarebbe stata tutt’altra cosa…..
    Sicuro che questa boiata non sia stata partorita dalla tua mente, ti invio distinti saluti…
    ahahahahahahahaahahahhah, ma datti fuoco e di corsa!!!!!

  2. Gunny ha detto:

    La fine di Gheddafi ha segnato anche la fine di un’era per la Libia moderna, e quella della guerra così come è intesa in senso tradizionale. Gli ex ribelli, ora rivoluzionari, hanno cambiato la loro posizione nel giro di tre mesi: da area di potere minoritaria a veri padroni del paese.

    Come in tutte le guerre civili l’epilogo è stato tragico. Il modo disumano con cui sono stati giustiziati Gheddafi e il figlio Muatassim rimarrà come un segno indelebile sulla nuova Libia, insieme alle migliaia di persone detenute in carceri improvvisate in tutto il paese. Quale Libia poi uscirà da questa guerra civile non lo sa ancora nessuno. Mahmoud Jibril ha parlato di elezioni in otto mesi: una data poco credibile e un mero slogan pubblicitario.

    Paesi molto più sviluppati a livello di società civile e di interesse alla politica, come la Tunisia, ci hanno messo più tempo per andare alle urne. In Libia invece non esiste società civile né una classe di intellettuali. Pochissimi leggono libri o giornali. Tripoli non ha un teatro o un cinema. Ma la cosa più grave è che la popolazione, per la stragrande maggioranza, non ha nessuna cognizione di cosa siano la politica e il multipartitismo, nè ovviamente di cosa sia una democrazia.

    Se è vero che Seif al-Islam è riuscito a fuggire in Niger insieme ad altre centinaia di miliziani, nei prossimi mesi la situazione potrebbe essere ancora instabile, soprattutto nel sud della Libia. I rapporti con i Tuareg sono da anni consolidati e la zona di confine tra i due paesi è porosa e poco controllata. Seif è stato dichiarato dalle tribù dei Ghaddafa, dei Warfalla e da quelle a loro alleate come il naturale detentore del potere in Libia.

    La pacificazione del territorio e la fine della guerra sancita ufficialmente a Bengasi (e non a Tripoli, la capitale) non faranno finire il conflitto interno. Prova ne è che dopo Zuwarah, nelle zone di Riqdalin e Shaltan, fino a pochi giorni fa i Thuwar, i rivoluzionari, erano continuamente presi di mira da miliziani e civili lealisti.

    La Libia non è stata pacificata. Non lo è neanche Tripoli, dove i sostenitori del Colonnello sono usciti, armi alla mano, nuovamente da Abu Slim il 14 ottobre scorso. Anche altri quartieri della capitale sono ‘irrequieti’. Riguardo la morte del Rais i lealisti tacciono.

    Se passeranno a una lotta clandestina di stampo terroristico, dipende da se siano riusciti o meno a creare una rete capace di operare a Tripoli e in altre città. Ma il problema della spartizione del potere tra milizie e tribù uscite vincitrici dal conflitto potrebbe determinare giochi di alleanze nuove tra coloro che saranno delusi o verranno tagliati fuori dalla divisione di cariche e prebende nel nuovo assetto del paese.

    Misurata e Zintan non vogliono le tribù che fino all’ultimo hanno sostenuto Gheddafi, e vogliono avere un peso maggiore rispetto ai confratelli di Bengasi, bloccati per mesi sul fronte di Brega e accusati di non aver fatto la guerra quanto loro. Chi è entrato a Tripoli e ha conquistato Bani Walid e Sirte, pagando il prezzo più alto in termini di vite umane, sono sempre loro, le milizie più agguerrite e armate del paese.

    Cristiano Tinazzi

  3. Pigi ha detto:

    in tempi di crisi dileggiare chi è ai vertici dello stato è una moda, basti vedere che la credibilità di Sarkozy o della Merkel.
    Da noi, c’è poco da fare, l’economia ha deciso. L’economia va male, quindi il governo è responsabile, deduce la gente. Ma questo avviene in tutti i paesi.
    Da noi c’è una guerra civile strisciante, fatta dalle caste pubbliche, che aizza il popolo contro gli avversari in modo che non si accorga dei loro privilegi. E i lobotomizzati nostrani si fanno infinocchiare da costoro e si aggregano agli urlatori.
    Non si rendendono conto che da quasi vent’anni la differenza tra il loro tenore di vita e tutti coloro che li aizzano contro gli avversari si è almeno triplicata.
    Sono marionette e non si accorgono di esserlo.

  4. chica ha detto:

    “Non si rendendono conto che da quasi vent’anni la differenza tra il loro tenore di vita e tutti coloro che li aizzano contro gli avversari si è almeno triplicata……”

    AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAH!!!!!!
    AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAH!!!!!!
    AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAH!!!!!!
    AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAH!!!!!!

    ma chi te l’ha scritta sta frase??? La Santanchè?????
    ..o vivi su marte pure tu???

  5. chica ha detto:

    A Tripoli, la prigione di Abu Salim è un simbolo del regime di Gheddafi. E’ considerata un luogo di sistematica violazione dei diritti dell’uomo. Si parla, ma non ci sono prove storiche, di due stragi di prigionieri perpetrate qui negli ultimi anni.

    L’inviato di euronews Jamel Ezzedini l’ha visitata accompagnato da due ex detenuti per motivi politici.

    “Dio ci fece un regalo, nel 1998 – dice Yunis, che ha scontato qui 16 anni -. Là c’era un buco dove era stata nascosta una radio. Tutti i prigionieri l’ascoltavano. Era solo una radio, ma Dio fece in modo che le guardie non vedessero”.

    Yunis è stato liberato dal carcere il 24 agosto scorso, insieme a Abu Baker, che ha trascorso 15 anni in questa prigione.

    “Quando vedevano che un prigioniero violava le regole, se per esempio guardava verso l’alto, lo fermevano sotto il sole e mandavano gli altri detenuti nelle loro celle. Poi le guardie attaccavano il prigioniero in punizione e lo torturavano”.

    L’inviato di euronews: “Le storie di Abubaker e Yunis non sono diverse da quelle di centinaia di altri prigionieri che sono passati nel famigerato carcere di Abu Salim. Per anni, torture e umiliazioni sono state la regola. La lunga detenzione ha ferito i loro corpi ma non ha mai piegato la loro fede in un futuro migliore per la Libia, al di là degli slogan del regime”.

  6. marchettino73 ha detto:

    @gunny
    Hahhahahaahhaahahahhaahhaal

    È vero

    ahhahahahahahaaahhahagahahahaah

    MenomalecheMontic’è 😀

  7. lorenz sloggato ha detto:

    Per evitare che i promotori falliti delle libberta’ provino a riciclarsi come qualunquisti anticasta antipolitica io ribadisco
    ELEZIONI SUBITO!

  8. atarossija ha detto:

    Giulio Terzi di Sant’Agata, Paola Severino di Benedetto, Enzo Moavero Milanesi… Prof, Grand’uff, Cav di G. Croc… Manca soltanto la contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare, anche per via della scomparsa del ministero della Marina. Chi pensava che bastasse cambiare premier e governo per archiviare il conflitto d’interessi era un povero illuso. Il conflitto d’interessi è ormai l’unica Costituzione riconosciuta in Italia.

    Infatti ieri vi si è inchinato persino il capo dello Stato, ringraziando – non si sa bene a che titolo – con peana e ditirambi l’uomo del Similhaun Gianni Letta, in arte Oetzi, che da trent’anni si prodiga per gli interessi del gruppo Fininvest-Mediaset prima in azienda e poi al governo (ammesso e non concesso che vi sia qualche differenza) e che ora, alla tenera età di 76 anni, ha deciso di compiere l’estremo sacrificio del “passo indietro”.

    E vi hanno giurato alcuni ministri (due a caso: quelli che gestiranno Giustizia e Comunicazioni, Severino e Passera) e sottosegretari (tipo il viceletta Catricalà, uomo dal leggendario torcicollo visto che ha passato la vita a voltarsi dall’altra parte appena incontrava un conflitto d’interessi).

    La Guardasigilli Severino è un’avvocatessa, più che di grandi intese, di grandi imprese, essendo riuscita a difendere Eni, Enel, Sparkle, Telecom, Rai, Total, Federconsorzi, Caltagirone padre e figlia, Geronzi padre e figlia. E poi Acampora, l’avvocato delle mazzette Fininvest. E poi democristi di ogni èra geologica: Gifuni, Prodi, Rutelli, Cesa, Formigoni, col contorno di Caliendo e Augusta Iannini (del cui marito è spesso ospite a Porta a Porta).

    Ma, più che i clienti, della Severino preoccupano le idee: attacchi ai pentiti di mafia e alle intercettazioni, e una bizzarra esternazione sulla condanna di Geronzi per il crac Cirio (“mina il rischio d’impresa del sistema bancario”).

    Poi c’è Passera. Già l’idea di affidare ai banchieri la soluzione di una crisi provocata in gran parte dalle banche, non è niente male. Ma quella di mettere allo Sviluppo il capo di banca Intesa è davvero geniale. C’è stato un equivoco: si era detto larghe intese, non larga Intesa.

    Se oggi l’Italia non ha un euro per lo sviluppo è anche grazie all’operazione Alitalia, che nel 2008 ha succhiato 4 miliardi di denaro pubblico per pagare i debiti della parte marcia del gruppo, mentre quella sana se la pappavano i “patrioti” scelti da Passera (come advisor e creditore), fra i quali Passera (come Ad di Intesa) e alcuni debitori di Passera.

    Il quale poi avrà pure la delega ai Trasporti: e fino a ieri era socio e creditore non solo di Alitalia, ma anche di Ntv, cioè dei supertreni di Montezemolo e Della Valle. Avrà anche la delega alle Telecomunicazioni: e Intesa è socia di Telecom, vigilata dallo Stato per la telefonia e concessionaria dello Stato per la tv (La7), così Passera diventerà il controllore delle sue due vecchie compagnie.

    C’entra pure B.? Certo che sì: Intesa l’ha salvato dai debiti con robuste iniezioni di denaro fresco, specie ai tempi della quotazione di Mediaset; nel 2007 anticipò a Forza Italia 94 milioni di rimborsi elettorali; nel 2010 predispose la fidejussione che consentì a Fininvest di non pagare a Cir i 750 milioni a cui era stata condannata in primo grado per lo scippo Mondadori; e un mese fa, quando finalmente Fininvest staccò l’assegno da 560 milioni dopo l’appello, Intesa corse in suo soccorso con un altro fido di 400 milioni.

    Si dirà: diventando ministro, Passera lascia Intesa. Ci mancherebbe altro. Ma davvero si può credere che, dovendo assumere decisioni in materia aeronautica, ferroviaria, telefonica o televisiva, riuscirà a dimenticare gli amici di ieri?

    Il primo banco di prova sarà il beauty contest, cioè l’asta per le frequenze digitali, vendute dal governo precedente alle compagnie telefoniche per 3-4 miliardi, ma regalate a Rai e Mediaset rinunciando a incassare almeno altrettanto. Vedremo se Passera oserà farle pagare anche al mero proprietario del Biscione. Casomai, se B. non dovesse trovare i soldi, potrebbe prestargli qualche altro spicciolo banca Intesa.

    dico io, ma si può essere così complottisti? che schifo!

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