Così ce lo sfoderano dù vòrte

Pubblicato: 06/06/2012 da marchettino73 in Generale
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l blog non sono stampa clandestina. Lo ha stabilito la quinta sezione penale della Cassazione annullando senza rinvio “perché il fatto non sussiste” una multa a 150 euro inflitta al direttore del blog ‘Accade in Sicilia’ Carlo Ruta in base al reato di stampa clandestina previsto dalla legge 47 del 1948. In particolare, piazza Cavour, accogliendo il ricorso della difesa del blogger, ha annullato la decisione della Corte d’appello di Catania che, il 2 maggio 2011, aveva multato il blog in questione sostenendo che il blog avrebbe dovuto essere registrato presso il Tribunale competente dovendo essere equiparato ad un tradizionale quotidiano cartaceo.

Ora è prevalsa la tesi della difesa che già in primo e in secondo grado aveva fatto presente che un blog come quello di ‘Accade in Sicilia’ altro non è che “uno strumento di documentazione”.”Esprimiamo soddisfazione per la sentenza in favore di Carlo Ruta”, afferma, in una nota, il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti. “Si tratta di una sentenza importante – continua – e che stronca sul nascere qualsiasi tentativo di tornare a colpire nel futuro blog e siti attraverso un’interpretazione strumentale della legge sulla stampa del ’48 e della nuova legge sull’editoria del 2001”.
(ADN KRONOS)

:mrgreen:

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commenti
  1. lezapp ha detto:

    E così siaaaaaaaaa………. 😈

  2. Albert1 ha detto:

    E ci voleva la cassazione…
    Queste sono le cose che capitano quando si cerca di applicare per estensione, analogia ed equiparazione delle leggi del secolo scorso a fattispecie proprie degli anni 2000.

    Posto che poi, il reato di “stampa clandestina” dovrebbe essere obliterato e sparire da qualsiasi codice a prescindere. Ma vabbè.

    Non per tornare su cose già dette, ma mi sembra un po’ come gli arzigogoli che si sono inventati per dare fondamento giuridico e legittimazione all’istituto del canone RAI. La legittimità della pretesa del canone da parte dello StatoLadro (Oscar Giannino docet) si basa infatti su un Regio Decreto (!) del 1938 – quando la televisione esisteva solo nei racconti di fantascienza – che imponeva una tassa sul possesso di apparecchi radiofonici (che all’epoca costavano quanto un’automobile) in quanto beni “di lusso”. Era già una mezza cazzata allora, figuriamoci adesso che la televisione si riceve pure col cellulare che porto in tasca.

  3. reggibirra ha detto:

    come si dice da queste parti “sucati” 😀

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