La Cacio e Pepe di Baffino

Pubblicato: 12/09/2012 da 2010fugadapolis in Cose che mi fanno incazzare, Generale
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Ho già avuto modo di manifestare il mio disappunto per la spocchia ed il malcelato complesso di superiorità (classista, razzista e snob) che alberga nell’animo di certi personaggi, appartenenti ad una certa sinistra, i quali non perdono occasione per farsi scappare battute infelici che dai più non vengono nemmeno comprese. Forse nemmeno da chi le fa.

Oggi ne abbiamo un altro fulgido esempio, ad opera del portabandiera dello stile radical-chic del cazzo che alla fine sarà la tomba della sinistra italiana. Alla fine, cioè solo quando tutti (ma proprio tutti) i “compagni” riusciranno finalmente a scrostarsi le cispe dagli occhi e a vedere chi sono davvero quelli che ancora continuano a prenderli per il culo passandogli piadine e Lambrusco mentre cantano “Bella Ciao” a qualche festa de l’Unità (o come cazzo si chiamano oggi quei patetici puttanai).

Sembra allora che durante una di queste feste, l’inossidabile compagno Massimo D’Alema abbia detto qualcosa tipo:

Dopo Berlusconi, chiunque, anche Gianni del ristorante Cacio e Pepe sotto casa mia, avrebbe sicuramente fatto meglio“.

Analizziamo ? Via, analizziamo.

La battuta (se vogliamo continuare a chiamarla così) contiene la “summa” del pensiero che odio, la parte per il tutto, se mi seguite vedo di spiegarmi meglio.

Quando si fa questo tipo di affermazione, in genere si prende a paragone qualcosa considerato infimo o completamente inadeguato, l’ultima volta che usai questa figura fu in occasione di un lavoro di carrozzeria fatto coi piedi (precisamente dissi: “Guarda come cazzo hai stuccato ‘sto parafango, se lo faceva er cane mio, solo cò le zampe davanti che quelle dietro sò paralizzate, je veniva mejo“). Questo è l’uso corretto.

Ora, il cretino, con quella frase si è sputtanato in almeno tre punti. Precisamente ci sta dicendo:

1) Tutti a Roma conoscete la trattoria “Cacio e Pepe” in Prati, vero ? E’ famosa, la sera c’è la fila, sta in un bel posto al centro… Beh, siccome “io sò io e voi nun sète un cazzo” (Cit. Il Marchese del Grillo), sappiate che io ci abito sopra. A spese vostre. E rosicate. Voi, se volete venire a implorare un tavolo, dovete sciamare dalle vostre periferie merdose in macchina e girare tre quarti d’ora per parcheggiare (e vicino al ristorante non sognatevelo nemmeno, che ho pensato bene di far liberare e tenere vuoti quattro posti macchina davanti al mio portone per mia comodità), io (che sono io) basta che scendo e mangio subito. Il tavolo per me c’è sempre. Probabilmente pure gratis.

2) L’ oste non conta un cazzo. E’ un plebeo commerciante che non merita nemmeno di essere chiamato con la sua qualifica (Il Titolare, Il Ristoratore, L’ Oste, il Signor Benedetti, Il Capo, quello che vuoi). Io lo chiamo “Gianni”, manco fosse mio fratello. Anzi “Gianni di Cacio e Pepe”. Da lui però pretendo di essere chiamato “onorevole”: non sia mai si dovesse prendere troppa confidenza. Compagno a parole, subalterno elettore nei fatti.

3) L’ oste è il termine di paragone infimo ed inadeguato (come sopra). E’ come il cane paralitico. Di politica non capisce un cazzo e quindi lo uso come riferimento nella mia “battuta”. Se l’assunto è che Berlusconi è stato un incapace completo, devo trovare uno che io consideri una sola tacca più su, quindi userò l’ oste Gianni il quale, poverino, rimane convinto (come i “compagni” rincoglioniti) che gli abbia pure fatto un complimento.

Che dite, sto esagerando ? Io penso di no. E penso anche che se fossi il Signor Gianni Benedetti, la prossima volta la cacio e pepe (per inciso mi sa che Gianni non capisce un cazzo manco di cucina, oltre che di politica, perchè ha parlato di spaghetti ma la cacio e pepe si fa coi tagliolini  tonnarelli all’uovo) a D’Alema gliela servirei condita con una boccia di Guttalax. Fancùlo.

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commenti
  1. […] la cacio e pepe di Baffino, che utilizzai per illustrare il mio profondo disprezzo verso la boria spocchiosa e supponente dei […]

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