Cosa cambia in quarant’ anni…

Pubblicato: 10/05/2013 da 2010fugadapolis in Generale
Tag:, , , , , ,

So che non dovrei, ma da quando la sera per un cazzo o per un altro non mi schianto davanti alla TV, sto frugando nelle varie “scatole dei ricordi” che mi porto appresso (alcune sigillate da decenni) nei vari traslochi e “cambi di vita”.

Continuano ad uscire fuori cose su cose, soprattutto foto, oggettini vari, carte e lettere. Ogni singola cosa, per me, ha un significato ed è legata ad un momento della vita che (per una mia condanna personale) ricordo perfettamente ogni volta ed in ogni dettaglio. Trattandosi di roba di cui ormai sono il solo detentore, ma che apparteneva anche ai miei genitori, stiamo parlando di un arco di tempo che va dal 1967 (anno in cui si sono conosciuti) fino ai giorni nostri. Un bel bagaglio, non c’è che dire…

Ovviamente non vi tedierò con tutti i cazzi miei, ma una di queste “cose”, nella fattispecie una lettera di mio padre a mia madre, datata 1970, mi ha fatto sorridere parecchio. Pensavo a quanto diamo per scontato oggi (giustamente): cose ovvie e superate, che però 40 anni fa “facevano la differenza“.

Necessaria una premessa: ai tempi, mio padre per lavoro veniva spesso trasferito in giro per l’Italia. Non si trattava di pendolarismo, ma di veri e propri trasferimenti con armi bagagli e famiglia al seguito. Nel 1970 io avevo appena un anno, e durante il trasferimento dal centro al nord Italia mia madre si era fermata con me a casa dei suoi a Roma e mio padre era andato in avanscoperta a destinazione.

La lettera descriveva la nuova casa a mia madre, e si leggono frasi piene di entusiasmo tipo: “la casa è davvero grande, ci sono tre stanze, la cucina con il tinello e nel bagno si potrebbe pattinare per quanto è spazioso“, oppure “c’ è un bel giardino dove Alberto potrà giocare tranquillo“, per finire con “lungo la strada, vicino vicino, c’è il salumiere, il giornalaio, la farmacia e una cooperativa agricola” (ci sono passato qualche anno fa, e oggi c’è un supermercato n.d.a.).

La cosa che però più mi ha fatto sorridere, riflettere, e che ha ispirato questo pezzo è questa: “pensa che c’è pure l’antenna della televisione sul tetto, con la presa a muro (così non dobbiamo più combattere con le ‘corna’ del televisore)** e dulcis in fundo – tieniti forte amore mio – c’è IL TELEFONO ! E non è in comune con nessuno, una linea solo per il nostro appartamento. Ti posso dare già il numero, però non chiamare adesso che non c’è ancora l’apparecchio, dovrebbero portarlo la prossima settimana“.

Ecco. Va bene che forse all’ epoca ci si accontentava di poco, ma andare in estasi per una linea telefonica… cazzo, non sembrano solo 40 anni, una cosa così verrebbe da inquadrarla negli anni ’20, eppure…

Pensare che oggi io l’estasi l’ho raggiunta quando sono finalmente riuscito ad eliminarla, la linea fissa 😀

** All’ epoca, non era raro che si dovesse fare affidamento sulla sola antenna “standard” incorporata nei televisori. In genere si trattava di tre aggeggi: uno di forma rotonda, per l’UHF (il “secondo canale”), e due antennine telescopiche dritte per il VHF (il “primo”). La forma delle antennine faceva pensare appunto a due “corna”. Una volta trovato il corretto orientamento bisognava prestare la massima attenzione a non spostarle, neanche per sbaglio, pena preziosi minuti passati a ricercare la posizione al millimetro, magari mentre cominciava il film della sera.

Annunci
commenti
  1. alsalto ha detto:

    Sono ricordi comuni in qualche modo Albert.
    Io son poco piu’ giovane di te, leva ’74, ma quanto scritto nel post m’appartiene.
    Nella fattispecie: mio padre fu trasferito in piemonte, quand’ancora non ero nato, doveva essere una cosa temporanea.
    Cosi’ chiaramente non fu nonostante i tentativi di rientro.
    Erano giovanissimi, a 19anni mia madre aveva 3 figli, mio padre 23anni cacati.
    Ragazzini proprio, sradicati e trapiantati fuori dal mondo, almeno il loro che era fatto di tutt’altro.
    Ricordo benissimo, a proposito di telefono e dell’emancipazione che rappresento’, che sino all’eta’ di 6/7anni c’era l’appuntamento settimanale al bar poiche’ era lì che ci chiamavano i parenti.
    Quand’invece arrivo’ in casa, non ti dico, ho ben impresso il lucchetto che blindava il disco numerico dell’ “apparecchio” onde evitare e per contenere……
    Ed omologamente a te, oggi mi rallegro e di non avere il fisso a casa e che la ricezione etere e’ pessima, ne faccio quasi motivo di vanto, in egual misura il non possedere un TV da piu’ di una dozzina di anni. Erano anni in cui “ogni bambino ci aveva il paperino sullo spazzolino” hahaha

  2. Albert1 ha detto:

    Eheheh… cazzo il Paperino sullo spazzolino ! Se cominiciamo con l’Amarcord sono cazzi 😉

    Ah, il lucchetto ! Mi pregio di aver brevettato il sistema infallibile per eluderlo: ero riuscito a trafugare il disco combinatore di un “bigrigio” della SIP, e quando mi trovavo al cospetto del lucchetto non facevo altro che svitare il disco “bloccato”, rimpiazzarlo con quello volante, fare la mia telefonata e rimettere tutto a posto. Insospettabile. Il dettaglio delle chiamate in bolletta era di la’ da venire, quindi si trattava di “delitto perfetto”.

    Più avanti nel tempo, avevo affinato la tecnica: per fare il numero senza usare il disco bastava dare il giusto numero di colpetti sulla forcella della cornetta, in rapida sequenza. Le microinterruzioni sulla linea venivano correttamente interpretate dalla centrale, e con un po’ di fatica il numero era fatto.

  3. Albert1 ha detto:

    …scommetto che il bar in questione aveva una di quelle postazioni telefoniche che sembravano ascensori, con la porta in ferro grigio col vetro blindovis, l’ apparecchio a parete, gli elenchi appesi e la classica puzza di fumo stantio che ti prendeva alla gola appena entravi. Fuori, magari alla cassa, il “contascatti” tramite il quale alla fine il gestore ti faceva il conto.

    Cazzo.

  4. Mr.Loto ha detto:

    Prima però si assaporava meglio il valore delle cose e dei sentimenti.
    Oggi siamo consumatori seriali, di tutto e, ahimè, anche di tutti….e così ci sentiamo spesso insoddisfatti di ogni cosa….abbiamo “tutto” e ci sentiamo “vuoti”….
    Un saluto.

  5. alsalto ha detto:

    Si Alb, esattamente cosi’, e quell’odore di tabacco trinciato a tutt’oggi mi fa impazzire nonostante puzzi orridamente.
    E poi le spadriglias, il mangia 45giri a pile col maniglione in plastica che il disco usciva un poco e ci facevi gli scratch sul disco di sbirulino o furia o alan sorrenti hahahaha
    E la bici col sellone e le marce sul tubo, il manubrio tipo ciopper…i piu’ fighi ci avevano anche gli ammortizzatori dietro hahaahaha
    arrivava la primavera e all’una eri a casa, buttavi la cartella in un angolo e via a giocare tutto il pomeriggio nei campi, a fotter ciliegie, a masticare i coglioni al contadino spostandogli i serraggi dalle bialere, a fare il cross con la bici, gli stinchi puntualmente sfondati, le rotule piene di croste.
    Tornati a casa mia madre ci lavava con l’idrante heheheh
    Non e’ per fare retorica dimmerda ma altro che play station, oggi i ragazzetti li massacrano con orari scolastici da paura, certo che non c’e’ chi li guarda, lavorando entrambi i genitori ed i nonni che si pensionano a 70 anni se gli va bene…puoi capire.
    Sai benissimo dove voglio arrivare, non e’ il si stava meglio quando si stava peggio, e’ che si stava meglio e basta, mica si stava peggio.

  6. reggibirra ha detto:

    ho una cicatrice su una mano perchè scavalcavo sempre i muretti a secco , un bel giorno presi in pieno il” culo “di una bottiglia ,poi ne ho un altra vicino al ginocchio causa chiodo,insomma come la moglie del lanciatore di coltelli “so tutta un tajio” …bei ricordi,ci bastava poco…

  7. reggibirra ha detto:

    ah dimenticavo , lo so che non ve ne frega un cazzo,ma lo scrivo uguale oggi è il compleanno dell uomo della mia vita,il mio adorato papà, 84 anni e tanta voglia di crescere i miei figli,grazie di esistere papino mio!!!!!!

  8. Albert1 ha detto:

    Frega o non frega, è tuo padre, quindi gli auguri se li becca pure da FdP ! 😀
    Auguri papàdireggibirraaaaaaa !!!!

  9. perplessa ha detto:

    auguri reggipadreeeeeeeeeeee

  10. perplessa ha detto:

    sto post più bryan adams me mettono na tristezza dei tempi andati……..manculicaniiii

    però che bella la mente umana…..che permette di serbare ricordi….io a volte rammento cose incredibili e mi stupisco….
    tipo adesso mi vengo in mente io a 18 anni a dormire un pomeriggio in riva alla senna con la compagnia migliore che potessi desiderare (e no non era un uomo)….e l’odore di piscio di cane…..

  11. Giangius ha detto:

    Amarcord, solo te Albert puoi scrivere tali pezzi 🙂

    “Più avanti nel tempo, avevo affinato la tecnica: per fare il numero senza usare il disco bastava dare il giusto numero di colpetti sulla forcella della cornetta, in rapida sequenza. Le microinterruzioni sulla linea venivano correttamente interpretate dalla centrale, e con un po’ di fatica il numero era fatto.”
    questa è da professionisti!
    Se non becchi il giusto tempo di interruzione al millisecondo (o millifrequenza) fai numeri sbagliati…altro che storie.

  12. Albert1 ha detto:

    Gian: avevo il dito a martello. Perfettamente temporizzato… tieni conto che parliamo di apparecchi analogici di decenni fa, erano molto ma molto tolleranti. Bastava che l’intervallo fra le battute fosse il più uniforme possibile. A me ha sempre funzionato. L’ho utilizzata anche più recentemente, in un posto che aveva un telefono nel corridoio, apparentemente solo interno e solo per le chiamate in ingresso, visto che al posto del combinatore aveva un tappo di plastica.

    Invece, una volta scoperto che facendo lo zero ti dava la linea esterna (abilitata pure alle interurbane), con la mia tecnica ho fatto felici una ventina di commilitoni che dormivano su quel piano. E quando si è sparsa la voce, anche quelli del piano di sotto 😀

  13. Albert1 ha detto:

    Il bello è che funziona ancora oggi, visto che molte linee sono rimaste attestate su centrali ibride, che riconoscono pure l’analogico. Magari non serve più, dato che basta “sparare” direttamente nel microfono i toni DTMF generati, per esempio, dal cellulare…

  14. Giangius ha detto:

    “tipo adesso mi vengo in mente io a 18 anni a dormire un pomeriggio in riva alla senna con la compagnia migliore che potessi desiderare ”
    devo dire che anche io la miglior compagnia ed amicizia la ho avuta ai tempi delle superiori, anche le esperienze non c’è eguale.
    Quella dell’università e diversa, di un altro livello. Anche se abbiam preso strade diverse, se ci si reincontra è come non ci vede il giorno prima, cose che non mi succede con chi ho conosciuto al primo anno di università.

  15. marchettino73 ha detto:

    ……E poi le spadriglias, il mangia 45giri a pile col maniglione in plastica che il disco usciva un poco e ci facevi gli scratch sul disco di sbirulino o furia o alan sorrenti hahahaha
    E la bici col sellone e le marce sul tubo, il manubrio tipo ciopper…i piu’ fighi ci avevano anche gli ammortizzatori dietro hahaahaha
    arrivava la primavera e all’una eri a casa, buttavi la cartella in un angolo e via a giocare tutto il pomeriggio nei campi, a fotter ciliegie, a masticare i coglioni al contadino spostandogli i serraggi dalle bialere, a fare il cross con la bici, gli stinchi puntualmente sfondati, le rotule piene di croste.
    Tornati a casa mia madre ci lavava con l’idrante heheheh
    Non e’ per fare retorica dimmerda ma altro che play station, oggi i ragazzetti li massacrano con orari scolastici da paura, certo che non c’e’ chi li guarda, lavorando entrambi i genitori ed i nonni che si pensionano a 70 anni se gli va bene…puoi capire.
    Sai benissimo dove voglio arrivare, non e’ il si stava meglio quando si stava peggio, e’ che si stava meglio e basta, mica si stava peggio…..

    Alsalto,hai descritto alla perfezione la mia infanzia 😀
    Il Lego cazzo,a giornate intere con qué mattoncini…..m’avanzava sempre i pezzi e pensavo “che bischeri,ce n’hanno messi troppi” 😆

  16. alsalto ha detto:

    m’aggrego agli AUGURI!

  17. alsalto ha detto:

    sticazzi Marche’, i lego.
    sognavo di nuotarci in una vasca zeppa.
    poi ha iniziato a gonfiarsi il petto alle compagne di classe
    ed ho cambiato soggetto nei sogni per continuando a
    sognare di nuotarci in una vasca zeppa

  18. Giangius ha detto:

    auguri a reggipadre. 🙂

    “Il bello è che funziona ancora oggi, visto che molte linee sono rimaste attestate su centrali ibride, che riconoscono pure l’analogico. Magari non serve più, dato che basta “sparare” direttamente nel microfono i toni DTMF generati, per esempio, dal cellulare…”
    bhe dai non può funzionare come un tempo. Le linee ora sono tutte campionate in digitale su filo analogico, anche l’impulso lo sarebbe. Ma l’idea del cellulare è strafica 😀

    “Gian: avevo il dito a martello. Perfettamente temporizzato… ”
    azzo potevi darti alla batteria.
    Ma in effetti un tempo non c’erano tutti sti problemi di congestione delle linee e le frequenze erano ben nette.

    “L’ho utilizzata anche più recentemente, in un posto che aveva un telefono nel corridoio, apparentemente solo interno e solo per le chiamate in ingresso, visto che al posto del combinatore aveva un tappo di plastica.”

    mazza era un palazzo vecchio.

    “Invece, una volta scoperto che facendo lo zero ti dava la linea esterna (abilitata pure alle interurbane), con la mia tecnica ho fatto felici una ventina di commilitoni che dormivano su quel piano. E quando si è sparsa la voce, anche quelli del piano di sotto 😀 ”
    solito furbone 😀

  19. reggibirra ha detto:

    grazie ,a me vien da piangere quando ascolto Scatman…i miei 18 anni …

  20. Steffa ha detto:

    io dico che il telefono è una rottura di coglioni. staremmo tutti meglio senza addirittura meglio con il telefono del bar al posto di quello di casa.
    in proposito ricordo di aver letto tempo fa un annuncio per una Dodge Charger del 70, il proprietario viveva nello stato dell’Alabama, alla voce contatti aveva scritto il numero di telefono di casa, e poi qualcosa tipo “If I don’t answer please call Bob’s bar Tel. 15545499 and ask for Jack”
    megaridere 😀

  21. tafkamrlorenz ha detto:

    Questo post mi ha fatto ricordare di quando, a 4 anni, speravo che morisse il mio bisnonno, costretto a letto da anni, per poter ereditare la sua collezione di 45 giri
    Canzoni del tempo tra le due guerre, per capirci. Tipo storie di banditi in musica

  22. lezapp ha detto:

    Si, post di altri tempi… Ricordo quando si spegneva la tv….con quella specie di trasformatore sulla mensola del carrellino…. quel pallino dello schermo tv che si restringeva sino ad essere inghiottito….. come un buco nero. Correva l’anno 1959-60, a Torino… Noi avevamo il duplex , 40 galline ,1 boxer femmina e la mitica giardinetta…
    Rifarei tutto da capo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...