Guardaaaa,un asino che volaaaa!

Pubblicato: 02/07/2013 da marchettino73 in Generale
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A partire dal 1397 in piazza Farinata degli Uberti (Piazza dei Leoni) si è svolta per secoli la tradizionale festa del Volo del ciuco.
Nel giorno del Corpus Domini un povero asinello veniva portato su per il campanile e appeso ad una carrucola su una corda, poi veniva fatto “volare” sulla piazza stracolma di gente in festa scendendo veloce dal campanile fino al loggiato del Palazzo Ghibellino dove la povera bestia finiva la sua corsa schiantandosi contro una delle colonne. Da come volava si facevano anche presagi e previsioni sull’andamento dei raccolti nei campi.

Questa festa, tutta empolese,che veniva organizzata dalla prima Compagnia di S.Andrea, ha un origine molto più antica e diversa a quella a cui ci siamo abituati, tratta dal poema eroico cominco di Ippolito Neri.Secondo tale poema,il volo venne istituito nel 1397, dopo la presa da parte delle truppe di Empoli del castello di San Miniato al Tedesco, ritenuto all’epoca inespugnabile. Gli eventi tramandati raccontano che la Silvera, colonnella dei sanminiatesi, al messaggero empolese che intimava la resa risposte “Rispondi pure ai tuoi gran generali che se non hanno altri moccoli che questi andranno a letto al buio, gli asin pria volar di posta si vedranno pel ciel, che la forte città coi suoi paesi cada in poter giammai degli empolesi“ Gli empolesi escogitarono allora uno strattagemma, raggrupparono tutte le capre e le pecore del contado e dopo averle radunate nella valle ad ognuna fu appeso un lumino al collo e alle corna. Di notte il capitano Cantino Cantini si presentò sotto le mura di San Miniato con duemila fanti empolesi a chiedere la resa della città: “Son Cantino della Valle con mill’omini alle spalle, e se questi un son bastanti, laggiù ce n’è altrettanti“. Lanciato lo sguardo nella valle si vedeva un brulichio di migliaia di lumini che si muovevano verso San Miniato. La resa fu immediata e furono aperte le porte della città agli empolesi che lo conquistarono senza colpo ferire. Quando le pecore si avvicinarono e fu scoperto l’inganno fu troppo tardi, i samminiatesi erano stati disarmati. Il feudatario di San Miniato che si era arreso venne invitato ad Empoli “dove avrebbe visto gli empolesi far volare anche lo ciuco per il cielo di Empoli“. Infatti, per commemorare la grande vittoria, i Senatori di Empoli ordinarono che il giorno seguente si facesse festa e che dal campanile un asino doveva volar per confermare le parole degli sconfitti. La festa in ricordo venne mantenuta per alcuni secoli e si svolgeva nel pomeriggio della festa cristiana del Corpus Domini, intrattenendo le genti in attesa della processione serale.

Perché vi racconto questa cosa?
Mah….così…..a me,quando la seppi,fece sganasciare :mrgreen:
Non capita tutti i giorni di èsse sconfitti con dumila pèore 😆

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commenti
  1. Albert1 ha detto:

    Bòngiorgio !
    A me l’idea del ciuco che si spatascia ritualmente sul colonnato fa un po’ cacare… però concordo sull’ arguzia degli empolesi che hanno usato le pecore. Credo che da quel giorno a San Miniato le pecore stiano parecchio sul cazzo a tutti ! 😀

  2. chezliza ha detto:

    nooooooooooooo povero ciuchinoooooooo……
    …però…a volte anche le pecore s’incazzano???????? 🙂
    (e poi dicono che siamo strani i sardi ehehehehhehehe)
    🙂

  3. reggibirra ha detto:

    un politico a posto dell asino ?
    scambiare 2 chicchere col bischero fa bene alla salute,sei hai le palle girate ,ci pensa lui a fermale 😀

  4. Giangius ha detto:

    mi hai fatto venire in mente una vecchia storiella per introdurre il concetto di energia in Fisica 🙂

    Una volta, ai tempi di Calandrino, la gente si divertiva molto a fare delle burle, di cui poi tutti ridevano. Un ricco contadino, che coltivava magnifici ortaggi, li portava ogni giorno in città in due ceste sistemate sulla schiena di un asino. Per il contadino, il suo ciuco era l’essere più bello e più intelligente di questo mondo, e ad ogni occasione ne tesseva le lodi. Il ciuco e il suo padrone erano diventati la favola di tutta la città. Fu allora che un mastro muratore, robusto e buontempone, pensò di fare uno scherzo al proprietario di cosi meraviglioso animale. Cominciò a dire che il ciuco era degno di essere esposto, alla vista di tutti, sulla cima della torre più alta della città, e scommetteva che ce lo avrebbe portato da solo, senza l’aiuto di nessuno.
    Venutolo a sapere, l’ortolano ne fu lusingato, ma era sicuro che la cosa fosse impossibile. Le scale della torre erano molto ripide e il ciuco era testardo, pesante e ben pasciuto. Perciò accettò la scommessa, e tutta la cittadina si preparò alla sfida che il furbo capomastro aveva lanciato.
    Giunto il giorno della scommessa e portato il ciuco ai piedi della torre, il capomastro cominciò prima di tutto con l’imbracare l’animale con delle corde come se volesse caricarselo sulle spalle. Poi cominciò a dire che effettivamente il ciuco era pesante, e che era necessario allenarsi e farsi i muscoli. Allora il capomastro, perché non scappasse, legò il ciuco imbracato a una lunga corda che pendeva dalla torre. E chiedendo scusa ai cittadini, cominciò a fare esercizio portando delle grosse pietre sulla torre, prendendole da un mucchio che stava Il vicino. Ma invece di rinforzarsi, il capomastro ad ogni viaggio appariva più stanco. La gente era delusa, l’ortolano si stropicciava le mani, ridendo in cuor suo per il denaro cosi facilmente guadagnato.
    Il mucchio di pietre era quasi esaurito quando il capomastro si avviò ancora, quasi barcollando, su per la scala. Questa volta, arrivato in cima, si affacciò e chiese con voce fioca se tutto era sempre in ordine. La piccola folla gli rispose con un « si! » di scherno. Un attimo dopo, il ciuco, appeso alla corda, viaggiava verso la cima della torre fra le risa dei presenti, la disperazione dell’ortolano e ragli di spavento che si sentirono lontano un miglio. Al posto del ciuco scese fino ai piedi della torre una piattaforma, carica delle pietre che il capomastro aveva a poco a poco portato su in cima. Il capomastro, in vista della scommessa, aveva nascosto nella torre una carrucola e con essa si era costruito un rudimentale ascensore. Sistemato il ciuco sulla torre il capomastro, prima di scendere, buttò anche giù la corda. Cosi fu che l’ortolano non solo perse la scommessa, ma per riavere il ciuco dovette pagare da bere a tutti.

  5. lezapp ha detto:

    fufù
    @ Liza – (e poi dicono che siamo strani i sardi ehehehehhehehe)
    No no cara Liza, qui “dissentisco”. Se pur a modo Vostro, e con “tuto” il rispetto, ma lo siete; altro che !! he he he he he he 🙄

  6. perplessa ha detto:

    ma che carinoooo

  7. marchettino73 ha detto:

    A chi so io invece,ultimamente,gliele fò girà parecchio :mrgreen:

    Bònasera 😀

  8. marchettino73 ha detto:

    Rubano la bici ad alfano ma la ritrovano subito.

    Si vede con le rotìne laterali un riuscivano a andà forte in curva :mrgreen:

  9. reggibirra ha detto:

    mena pure da parte mia..
    la bicicletta del criceto che ha al posto dei neuroni….

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