Esiste davvero

Come promesso… 🙂

Serbatoio di pensieri occasionali

bozzeStamattina ho ritirato la prova di stampa, la bozza definitiva. L’emozione è stata enorme. Al punto che è difficile trovare le parole per descriverla. Ho preso le pagine in mano, la copertina, ho aperto il plico, ho guardato le pagine. Cercavo le parole che conosco bene, le frasi lette e rilette, scritte, corrette, riscritte, rilette ancora. E ancora, e ancora e ancora. Sino quasi a conoscerle a memoria. E cercavo la sequenza dei racconti, anche quella vista e rivista, e cercavo una parola qui, un punto e virgola là. E i disegni. E poi ho chiuso il plico, ho preso il caffè con Pierluigi, il socio della mia amica, abbiamo chiacchierato, poi sono arrivato in ufficio, dove ho fatto la foto riportata qui sopra. E solo in quel momento mi sono accorto che non avevo cercato il mio nome. Lì per lì non me lo sono spiegato, e poi pian…

View original post 61 altre parole

30 pensieri riguardo “Esiste davvero”

  1. “cercavo una parola qui, un punto e virgola là. E i disegni”

    Quindi e’ illustrato! Potro’ quindi fruirne pur’io! Figo!!
    Haheheh

    Sincere congratulazioni.

  2. C’è una ragione. Uno dei racconti, “Alba quantistica”, è stato scritto “a quattro mani”. Una blogger che conosco, che disegna in un modo straordinario, spesso “vede” le cose che io scrivo. E al contrario, io “dò voce” a quello che lei disegna. Così una volta ci siamo messi su gtalk a chiacchierare, e poi io ho scritto e lei ha disegnato. E quel racconto non avrebbe senso, senza i disegni associati. 🙂 Per inciso il disegno in copertina è uno dei sei che accompagnano il racconto.
    E io mi rendo conto di espormi, e mi rendo conto anche che c’è una forte componente infantile, in questa emozione. Ma non mi importa, perché la felicità che genera questa cosa è talmente elevata che non c’è veramente nulla che possa intaccarla minimamente.
    Il buon masticone, che è uno scrittore vero, mi ha suggerito di aspettare, di fare editing sui racconti, soprattutto per evitare che di qui a qualche tempo ci possa essere qualcuno che li stronca, che ne parla male, che si attacca per l’appunto alla mancanza di editing.
    Ho risposto a masticone che ci sono due motivi importanti per cui non aspetto e non faccio. Il primo è che questa cosa io non l’ho cercata, è nata per suo conto, e ho la sensazione che debba essere lasciata svilupparsi da sola, senza interferenze da parte mia. E il secondo è che io non rinnegherò mai questi racconti. Perché in questi racconti c’è un pezzo del mio cuore, e direi anche un pezzo importante.

  3. Splendido approccio Wish.
    In un ambiente poi, quello dell’editoria, sfracellato da anni nella piu’ bieca commercialita’.
    Mi sovvengono in mente pupazzi editoriali alla Lilin (edulcorazione sibberiana) o alla cento botte di spatola ed i vari scromatismi della merda in proposito.
    Da lettore bulimico quale sono ti ringrazio, pur non avendo ancor letto i tuoi racconti.

    1. “Splendido approccio Wish.
      In un ambiente poi, quello dell’editoria, sfracellato da anni nella piu’ bieca commercialita’.”
      Sì, nel blog dei discutibili mi ero documentato quando abbiamo parlato di editoria a pagamento. Il panorama è sconfortante. Ma come dicevo sopra, il problema chiave è l’assenza di mercato. Questo provoca scompensi tali per cui il libro non è più qualcosa di cui fruire, ma diventa un oggetto da possedere. Oppure diventa qualcosa che ha delle caratteristiche peculiari per cui incuriosisce. E’ il caso delle sfumature di grigio nero e rosso, per capirsi. E attenzione, io sono laico, eh. Se le sfumature sono il mezzo che ti fa entrare nel sistema e diventare un lettore, tappeti rossi al tuo passaggio e tappeti rossi alle sfumature! Ma il punto è che ci si ferma lì troppo spesso. E di nuovo, non serve leggere Proust per essere un lettore. Wilbur Smith ha scritto cose egregie, così come Ken Follet, o altri best seller writers. Basta leggere. E leggere un libro ogni uno-due mesi. Ecco, questo fa di te un lettore. Ma se fossimo un popolo di lettori, vorrebbe dire che il mercato avrebbe un bacino pari a 20-30 volte l’attuale. Decuplicare il fatturato e moltiplicarlo ancora per due o per tre, questa è la potenzialità che avremmo. Ma dovremmo vivere in un paese dove si investe sulla cultura, dove ai bambini si insegna il valore della lettura. Non un paese dove, come rileva Tullio De Mauro, una semplice procedura per un cambio di medico diventa uno scritto incomprensibile ai più, introducendo una nuova forma di analfabetismo che non è quello del leggere scrivere e far di conto, ma di comprendere un testo mediamente complesso.

  4. Max
    Posto che non credo tu abbia aspettative colossali….quante copie dovrebbe vendere un esordiente per sentirsi soddisfatto?

    1. Non ne ho idea, francamente. Stando a quanto dice masticone, se vendi 1000 copie sei praticamente un caso editoriale… ma questo è sempre dovuto a come è strutturato il mercato in Italia. Il problema più grosso è che nessuno legge. Il numero di persone che leggono più di un libro all’anno è risibile, davvero. Se guardi le statistiche di vendita dei 25 più venduti ti metti le mani nei capelli…

    2. Ah e io non ho ALCUNA aspettativa, chiariamolo, questo. Per me immaginare che qualcuno spenda dei soldi per comprare il mio libro è già di per se stesso qualcosa davanti alla quale rimanere in contemplazione per ore e ore. Ecco, per chiarire come mi sento, insomma. 😉

  5. l ultimo libro letto è ” 50 sfumature di grigio”,ma stai tranquillo,max,farò un bel salto di qualità e leggerò anche il tuo. 😀

    1. Reggi la parola chiave del tuo post è “ultimo”. Lo ha letto anche mia figlia, e non è l’ultimo. Quando mi riferisco alle sfumature nei termini in cui ho fatto, l’aggettivo è “unico”. E spesso capita che lo si acquisti senza leggerlo. Magari non con le sfumature, ma con certi libri di Volo sicuramente accade. E se vieni alla presentazione ho in mente una bella dedica per te!!! 😀

  6. Ho letto anche qualcosa di Volo,mai più 🙂 mi piacerebbe partecipare alla presentazione ma,come disse cicciolina “la vedo dura” 🙂

  7. grande uiscioneeeeeee
    fai la presentazione pure a milano daiiiiiii!!!!!!!!!!!!!!!!!

    il problema non sono le sfumature sono le persone che fintamente dichiarano di averlo letto per sentirsi parte di un cerchio fatato
    cosa che spesso succede per i cd casi editoriali
    personalmente non ho mai comprato un libro solo perchè in classifica e mi considero una buona lettrice visto che vado ad una media di uno al mese

    1. perply, sono con te. ho sempre letto. e ho cominciato da piccolo con topolino. e poi salgari, alle medie. e poi romanzi, di tutto e di più. e poi saggi, e poi filosofia, e poi e poi e poi.
      tu sei una lettrice che sta nella parte destra della gaussiana moooooooooooooolto a destra… 12 libri l’anno sono una cifra, credimi!!!
      E il discorso che tu fai rispetto a quelli che dichiarano di averlo letto sono quelli che io dico che lo comprano come oggetto da esporre…

      A milano ci spero davvero, ma se io la faccio tu cedevidavenììììììììììììììììì!!!!!!!!!!!!!!!!!! 😀 😀 😀

  8. complimenti Max, dev’essere una bella soddisfazione.

    è vero ciò che dici: leggiamo poco. mi piacerebbe capire le cause, io qualche idea me la sono fatta:

    – a scuola capita che i professori facciano leggere libri che ai ragazzi non piaceranno mai, o che piaceranno ad alcuni e annoieranno altri, non aiuta ad amare la lettura

    – sempre riguardo la scuola: al liceo ho studiato letteratura italiana su un (ottimo) testo di credo 9 volumi da 3-400 pagine ciascuno, il testo interpretava l’autore, il momento storico, la corrente letteraria, tutto, e tu studiavi, 50 pagine di interpretazione del letterato di turno prima di leggere il testo in originale e farti una tua idea (poi ti dicono che la scuola insegna a pensare con la propria testa).

    – questa l’ho letta ieri su un blog che vi consiglio http://www.keinpfusch.net/ in un suo post l’autore sostiene che non riusciamo a mantenere l’attenzione su una determinata questione per più di 30-35 minuti, il televisivo medio tra un’interruzione pubblicitaria all’altra. teoria interessante.

  9. Io sono in grado di leggere 4 o 5 libri nelle 2 settimane di vacanze. Stavo sui 30-40 l’anno quando ero in Italia. Ora, ne metto 10 in valigia quando passo da Malpensa o Fiumicino

    Il grosso problema e’ sceglierli. Ho i miei 10-15 autori di cui leggo praticamente tutto. Quando provo qualcosa di nuovo spesso 2k roba di qualita’ infima. Specie gli italiani

  10. minkia lorenz
    che lettura catalica!!!
    anche per me il problema è scegliere…..cerco di seguire quantomeno un’alternanza di generi….
    però in vacanza mi spengo…..è più forte di me

  11. Quest’estate e’ andata particolarmente male, ad esempio
    Un libro di Morozzi, una mezza delusione (mi sa che il meglio l’ho gia letto). Un libro di racconti italiani, di cui solo un paio decenti. Un Douglas Copeland un po’ confuso. E l’opera prima di Coe, discreta ma inferiore di parecchio alle sue successive
    In compenso Skagboys me lo sono assaporato per quasi 2 mesi…

  12. Gian
    Ne ha scritti troppi. Avesse scritto solo Blackout, Cicatrici. L’era del porco e Colui che gli dei…sarebbe stato molto meglio

    Ma i 4 succitati sono letture gradevolissime

  13. cacchio Gıangius…tolstoj, ma sei matto? quell’anarchicone cattolico potrebbe contaminarti 😀

    Tra l’altro una piccola curiosita’ su quel genio fottuto di tolstoj.
    In “anna karenina” v’e’ il racconto di una sorta di sfida a cavallo tra il conte vrosky ed una altro personaggio, che chi mi sa poi dire di chi si tratta vince un secchiello di pongo, in cui tolstoj descrive in maniera deliziosa del rapporto di intima complicita’ tra il conte ed il suo cavallo, di come quest’ultimo sapesse anticipare le intenzioni del suo cavaliere, accellerare, svoltare, sorpassare etc. leggendo le tensioni dei suoi polpacci e la retropostura del bacino.
    Nel fare questo, tolstoj, fu precursore (forse inconsapevole) di uno studio che qualche anno dopo condurra’ lo psichiatra oskar pfungst nei confronti di Hans, un cavallo che si riteneva fosse in grado di compiere calcoli aritmetici, comporre parole, riconoscere colori e note musicali, ma che si rivelo’ (manco fosse poco) semplicemente in grado di leggere messaggi della gestualita’ umana incosapevoli ed invisibili all’uomo, caratteristica comune a tutti gli animali domestici.
    Tutto questo e’ raccontato in un libricino, un saggio, assai godereccio della despret vinciane, una ricercatrice di filosofia della psicologia, che s’intitola per l’appunto “Hans, il cavallo che sapeva contare”.

    Per il resto romazi ne ho letti a sfinimento e traversalmente, dai john fante, bokowsky, miller ai polpettoni di moravia, sciascia, o peggio pavese calvino…kafka, ai trascendentalisti ammerigani thoreau, la poesia di whitman, quella comunistoide di hikmet , il primitivista rousseau, senza snobbare nessuno come benni, pennac o la beat generation, piuttosto che robba èiu recente di de luca e gli altri.
    Ma i romanzi m’hanno scacato se devo esser onesto, poche illustrazioni.
    Fortunatamente da quando c’e’ you porn s’abbattono meno alberi e piu’ cazzi.

  14. UISC!!!!!!!!!!!!!!!!! SEI GRANDE!!!!!!!!!!! TI SCRIVO IN PRIVATO PER SAPERE IL 9 FEBBRAIO…NOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!! CAZZO SONO A TRIESTE!!!!!!!!!!!!!!! 😦

  15. ..cavolo!! mentre ti chiedevo mi è tornato in mente…Albert nn so dove sia…forse Marchettino ne sa qualcosa in piu…

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