Post Chiama Post (un nuovo Pippone di Albert1)

Esco un’ altra volta dai temi “mainstream” e mi prendo il tempo di un altro post introspettivo e riflessivo, al solito chi vuol leggere legga, chi no faccia il cazzo che gli pare, e che ve lo devo dire io ?

Leggevo ieri un articolo di Liza, che mi ha fatto pensare un po’. Poi ho ritenuto di rispondere, dando un contributo non richiesto che poi è stato comunque gradito, quindi proseguo il ragionamento qui, magari può far piacere leggerlo, sicuramente a me fa bene scriverlo.

L’ideale sarebbe leggere prima tutto il post originale ed i suoi commenti, però cerco di riassumere brevemente il tema: già il titolo dice molto, io l’ho letto come la manifestazione della stanchezza mentale e fisica (maggiormente mentale) che si prova quando si è oberati dai cazzi della vita oltre il livello umanamente accettabile. Si tratti di famiglia, di lavoro, di amicizie, di tutto insieme, magari in un periodo anche non particolarmente felice e sereno, si sperimenta quella cosa che dà la sensazione di non farcela più. Insomma, ci si rompono i coglioni.

Ovviamente tutto è relativo, c’è chi si stressa con poco, chi ha la pazienza di Giobbe, chi ha la forza di un leone, chi molla ancor prima di cominciare… il mondo è vario. La cosa certa è che vuoi o non vuoi prima o poi tocca a tutti.

Io di “botte” ne ho avute diverse, ho retto finchè ho potuto, poi ad un certo punto mi sono dovuto fermare. E riflettere. Ho riflettuto talmente tanto che alla fine la gente credeva che fossi diventato catatonico, ma stavo solo riflettendo. Sono giunto ad alcune conclusioni, che poi sono la base del consiglio che mi sono permesso di dare a Liza.

Che si condensa in tre semplici parole: Pensa A Te.

Troppo semplice ? Forse, ma ci avevate pensato ?

A mio (s)vantaggio c’è da dire che personalmente parto con una marcia in più in questo senso: sono figlio unico, ho passato i primi 15 anni della mia vita (quelli decisivi ai fini della formazione del carattere) ad essere continuamente spostato da una città all’ altra, da una casa all’ altra, da una scuola all’ altra, senza mai mettere “radici” solide e senza un vero concetto di “famiglia” se non limitatamente ai miei genitori: se non avessi imparato in fretta a pensare a me e a vedermela da solo non ne sarei uscito bene. Il mio è un mondo egocentrico da sempre, non necessariamente egoista (anzi), ma egocentrico si.

Tutto questo per dire che, quando ad un dato momento mi sono trovato ad essere sopraffatto dagli impegni, dagli impicci, dalle rogne, al punto di avere l’impressione di reggere il mondo sulle mie spalle (solo un’ impressione, il mondo si regge benissimo da solo)… ho concluso che era arrivato il tempo di pensare a me. Ho realizzato che nel tempo e senza quasi accorgermene mi ero fatto carico – al punto di considerarli miei – dei problemi di chiunque mi fosse vicino. Sia di chi dipendeva effettivamente da me (almeno in parte) sia di chi semplicemente mi stava a cuore per qualsiasi motivo.

E allora uno può avere il cuore più grande del mondo (e non è nemmeno il mio caso), ma quando sommi questo a quello e a quell’ altro ancora, il rischio è di non farcela. Quindi diventa necessario selezionare.

Cominciare ad esempio a capire quanto sia veramente necessario accollarsi i problemi altrui, e fino a che punto: perchè c’è per ogni cosa un punto oltre il quale il nostro aiuto (richiesto o meno che sia) diventa deleterio. Anche chi è in perfetta buona fede, per abitudine tende ad approfittarsi dell’ aiuto. Anche senza saperlo, e senza saperlo contribuisce al nostro sovraccarico emotivo. Quando poi si arriva alla fine delle risorse, più persone stiamo “aiutando” più persone finiranno nella merda insieme a noi. La vecchia storia per cui se vuoi davvero aiutare qualcuno che ha fame non devi portargli il pesce tutti i giorni, ma devi insegnargli a pescare.

Adesso non dico che uno debba tutto ad un tratto voltare le spalle ad amici e parenti, però iniziare un distacco dolce e progressivo dei vari cordoni ombelicali intessuti nel tempo è una buona idea. Bisogna (quando si rende necessario) attivare un po’ di quello che chiamo “sano egoismo” e cominciare a pensare ai cazzi propri, intesi come propri personali: se nei cazzi propri ci rimettiamo dentro tutto, è inutile.

Bisogna anche ricordare che se è vero che qualcuno dipende da noi, nel momento in cui facciamo il “botto” non avrà più appoggio. Quindi non dobbiamo arrivarci, a fare il botto.

Inoltre (lo ribadisco qua, non mi riferisco alla “decrescita felice“), è utile anche rivedere un momento i nostri obiettivi: se la sensazione è quella di “non farcela“, di non “arrivare mai“, siamo sicuri che non stiamo chiedendo un po’ troppo a noi stessi ? L’ idea è “scegliti le battaglie che sai di poter vincere“.

Esempio stupido: abbiamo tutti bisogno di un’ auto per muoverci e a tutti piacerebbe andare in giro con un bel gingillo nuovo da 30k euri: oggi come oggi – con tutti i finanziamenti, i noleggi e le formule che si sono inventati – più o meno tutti potremmo farlo. Non è più come una volta, che l’operaio girava con la 500, il macellaio con la Mercedes, il commendatore la Fiat 130 e l’ imprenditore di successo con la Maserati… quindi è facile che oggi l’operaio vada in Mercedes. Come è facile che lo stesso operaio abbia l’iPhone 13, il televisore da 55″ e vada in vacanza alle Baleari. Ma poi succede quella cosa che succede sempre più spesso: a fine mese lo stipendio arriva sul conto ed immediatamente si frantuma in mille rate. A questo punto l’operaio comincerà ad avere quella sensazione di “non farcela” (e voglio ben credere).

Ma se invece si fosse limitato a far fronte alla sua esigenza di mobilità, avesse speso 4/5000 euro per una macchina usata “onesta” e non si fosse indebitato fino alle orecchie ? Girare giri lo stesso, e magari ti avanzano i soldi per andare a mangiare al ristorante e stare più tranquillo.

Ma sto – come al solito – divagando. Quest’ ultima parte, anche se pertinente, fa più capo ad un altro discorso che già più di 10 anni orsono avevo lanciato qua. Roba vecchia. Torniamo a noi…

Pensa A Te, questo è il punto. Per me ha funzionato, ed ha funzionato anche per quelle poche persone a cui l’ho consigliato e che sono riuscite a farlo. Perchè sembra facile, ovvio e scontato, ma non lo è. Però si può fare.