Ehi, Un Momento !

…avete presente quando ad un certo punto realizzate una cosa evidente, talmente evidente che fino a quel momento non ci avevate nemmeno fatto caso e poi tutto insieme arriva ? E quando arriva avete la netta sensazione che il mondo intorno a voi sia andato avanti ignorandola… e sentite il bisogno di gridare “oh ! Gente ! Fermi un attimo, posso avere la vostra attenzione ? Qui c’è questa cosa, ve ne eravate accorti” ?

Ecco.

Cosa ho realizzato oggi ? Niente di che, però tutto insieme mi sono accorto che non posso andare al ristorante. O in pizzeria.

E se pure ci vado, non posso entrare. Che finchè è estate vabbè, ma adesso comincia a diventare un pelino scomodo.

Voi direte “embè ? Non è poi così grave, che sarà mai… risparmi pure i soldi, che problema c’è ? Poi non ti sei voluto vaccinare, che ti lamenti” ?

STO CAZZO, dico io. Sto gran cazzo in fricassea, ma siamo scemi ?

Cioè, spiego, stiamo parlando di andare al ristorante, di sedersi ai tavoli di un bar, cose così… non di accedere alla sala di controllo di una centrale termonucleare.

Io voglio sapere quale cristo di depravazione mentale collettiva ha fatto sì che sembri normale che una persona qualsiasi non possa sedersi a tavola a mangiare in un ristorante.

Per chiarire, faccio un esempio: uno dei miei migliori amici, molto tempo fa ha fatto una cazzata molto grave e molto grossa. Ciò ha limitato di parecchio la sua vita sociale, diciamo, per 7 anni è stato ospite di una struttura apposita, per altri 3 è stato a casa (nel senso proprio “a casa”) e da qualche anno a questa parte – pur con alcuni obblighi e vari controlli – gli è concesso di fare una vita quasi normale e pure di lavorare. Bene, in questa fase della sua vita, lui ha potuto e può andare al ristorante (e la mia non è invidia, tutt’altro).

Io no. Io che sul casellario giudiziale ho stampato un bel “NULLA“, io non posso andare al ristorante.

Ma davvero vi sembra normale ? A me no.

7 pensieri riguardo “Ehi, Un Momento !”

  1. Si, si ma non è che io sia un gran frequentatore di ristoranti… certo che ne faccio a meno. Il punto è un altro: è la “ratio” del provvedimento che non ha senso. E se non lo ha per il ristorante, figuriamoci per il lavoro.
    La cosa ancor più grave è che tutto questo venga accettato e che sembri “normale”. Non lo è. Ed è inaccettabile.

  2. Eh, vallo a spiegare a quelli che godono sapendo che altri non possono andare al ristorante. Che poi con quello che costa, anche no.
    Non c’è più nulla di normale, comunque.

  3. Walter: in un momento di dislessia, avevo letto la tua ultima frase come “non c’è nulla di più normale” e stavo per azzannarti alla giugulare 😉
    Poi (come sempre faccio in questi casi) ho fatto pausa, rewind, play e ho letto bene, sulle prime rincuorandomi, poi risprofondando comunque nella desolazione.
    Perchè è vero, e non c’è più nulla di normale. Per un patito della normalità come me è un dramma.
    Uno potrebbe anche provare ad accettarla come “nuova normalità”, ma per me è davvero difficile. Mi girano le palle a 1.000 e basta.

  4. È passato un po’ di tempo ed ora è peggio. Da qui, posso andare in Italia; la città più vicina è Como. Dato che uso i mezzi pubblici, se voglio andare nel centro di Como, una volta passato il confine, posso andarci solo a piedi. Mi sono preclusi i mezzi pubblici come treno o bus cittadino.
    Buon Pomeriggio.
    Quarc

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