Enuff Z’nuff

Che è sì il nome di una sottovalutata band metal degli anni ’80, ma è anche la pronuncia di “enough is enough“: una frase che in genere quando scandita con espressione seria prelude a brutte cose.

Da noi si può rendere con “ne ho abbastanza” o meglio con “quando è troppo, è troppo“.

Ecco, adesso è troppo. Ho già avuto modo di sbandierare la mia proverbiale pazienza (Giobbe me sparecchia la tavola), di affermare che – complice anche il mio intervenuto totale disincanto – ormai non mi sarei più risentito o preoccupato o incazzato… e quando l’ ho detto era perchè ci credevo davvero. Non pensavo di essere costretto a tornarci su e non pensavo nemmeno nel caso di riuscirci.

E invece guarda, oggi ho un sussulto. Un “boost” di energia che unito alle ultime stronzate che vedono protagonista la specie umana, mi dà modo di lanciare un ulteriore grido (e a questo punto non garantisco che sarà l’ultimo).

WordPress naturalmente mi mette in automatico la data sul post, ma la ripeto qui nel testo: siamo al 21 di dicembre del 2021, è martedi. E’ entrato l’inverno, da oggi le giornate si allungano, e lo stesso fa la fodera dei miei coglioni, che ormai ci posso portare a spasso il cane (anzi no, perchè supera la lunghezza prescritta per i guinzagli che è di 150cm).

Tralascerei per brevità e decenza tutte le puttanate legate all’ iter “vaccinale”, con i conseguenti rimandi a pass, superpass, seconde terze quarte quinte dosi, tamponi per questo e per quello. Lascerei da parte anche le illazioni sulle “varianti” (che voglio vedere quando finisce l’alfabeto greco dove cazzo li andranno a prendere i nomi), mi concentro quindi su quello che sta succedendo: cosa sta succedendo ? Semplice. Tutti i segnali che giungono ai miei “sensi di ragno” portano a credere che di qui a poco ci troveremo davanti a nuove chiusure. Già. Proprio così.

Dite di no ? Io spero abbiate ragione, ma ormai non mi fido più. Secondo me, tempo due tre settimane e ricominciamo. Già da giovedi p.v. nel Lazio vigerà nuovamente l’obbligo di coprirsi la faccia all’ aperto, in alcuni comuni i lungimiranti sindaci hanno già decretato il divieto di organizzare eventi pubblici o privati (veglione in discoteca ? Scordatevelo), si richiedono “superpass” e tamponi praticamente per ogni cosa e tutto questo “nonostante“.

Nonostante l’80 per cento circa della popolazione italiana sia “vaccinato”.

Nonostante ricoveri ordinari e terapie intensive (posti che ricordo ancora una volta nessuno si è finora peritato di incrementare, e questa è una delle cose che mi dovranno spiegare prima o poi) siano abbondantemente al di sotto dei “livelli di guardia” che poi sono ridicolmente bassi.

Nonostante sia chiaro a tutti, anche al mio cane (che poverino lo nomino sempre, ma è perchè non essendo propriamente un “fulmine di guerra” se lo capisce lui possono capirlo tutti) che l’ incredibile e terrificante impennata dei contagi è dovuta al fatto che viste le ultime prescrizioni in Italia si fanno più tamponi che caffè.

Nonostante sia altrettanto chiaro che una ulteriore botta di chiusure ci ridurrà ad una massa di esseri gelatinosi e psicopatici, nonchè indigenti.

Ripeto, spero di sbagliarmi, ma ho perso il conto delle volte che ho sperato e invece no.

Anche perchè, pensateci: se ricominciamo pure stavolta, cosa ci fa credere che non ricominceremo il prossimo anno, e quello dopo e quello dopo ancora, in saecula saeculorum, amen ? Ogni anno una “variante”, l’alfabeto greco ha 24 lettere e poi c’è quello latino, quello arabo, hai voglia tu…

Io l’ho detto e lo ripeto (ancora, che palle, Albè): qui così non se ne esce. O ne usciamo noi, uno per uno, o se no non se ne esce.

10 pensieri riguardo “Enuff Z’nuff”

  1. Uh, ma guarda… WordPress mi ha ricordato che nel 2013 avevo già postato un articolo con questo titolo https://2010fugadapolis.wordpress.com/2013/04/05/enuff-znuff/ e ora che lo rileggo mi accorgo che anche l’incipit – involontariamente ma prevedibilmente, visto che sono sempre io che scrivo – è molto simile.
    Ma guarda tu davvero… appena otto anni fa bastava una storia di zingari plurireddito per farmi incazzare, poi dite che crescendo non sono diventato più saggio e paziente. Oggi come oggi gli zingari plurireddito li inviterei a casa a cena, pur di non sentir parlare di covid.

  2. E già… alla fine sò sempre io. Pensavo che se mai Automattic (la “casa” di WordPress) dovesse chiudere, perderei irrimediabilmente pezzi importanti della mia vita. Per non parlare di tutto il mondo che ho su Google Drive. Faccio affidamento sul fatto che Google almeno è “too big to fail”. Spero. Certo, una copia aggiornata su SSD ce l’ho sempre, ma da quando ho constatato come ogni supporto abbia i suoi limiti non dormo tranquillo.

  3. Sta cosa, a pensarci, è un’ angoscia.
    Nell’ ordine, credevo di aver immortalato per sempre momenti felici su nastri VHS e me li sono trovati completamente smagnetizzati; credevo di aver salvato ad imperitura memoria caterve di dati, lavori, testi ed immagini su floppy disk da 5″1/4 prima e da 3″1/2 poi e invece niente, fottuti anche quelli; ero certo che i CD-ROM prima ed i DVD poi avrebbero risolto il problema, ma ahimè anche quelli dopo 10 anni sono per la maggior parte inservibili; mi affidavo agli HDD esterni e indovinate un po’ ? Col tempo anche loro semplicemente ti lasciano. Oggi siamo agli SSD – chissà – ma nutro seri dubbi anche su quelli. L’unica è il “cloud”, potremo fidarci ?
    Alla fine, l’ho sempre detto: le foto dei miei nonni, conservate negli album, ancora resistono. Libri, lettere, cartoline e diari sopravvivono agli anni più a lungo e meglio di ogni altro supporto ci siamo inventati sinora.

  4. Quarc: ci arriveremo. Colgo l’occasione, sono imperdonabile e faccio qui pubblica ammenda. Ho mancato l’appuntamento con la tua lettera (per motivi che ti dirò, ma comunque resto imperdonabile).

  5. Proprio così… lo diceva anche uno studio 😁

    The end of the pandemic will not be televised: La fine della pandemia non sarà una data precisa trasmessa al telegiornale!
    [doi: https://doi.org/10.1136/bmj-2021-068094 ]

    Segnalo un articolo degno di nota del BMJ. La fine di una pandemia non è una data precisa da registrare sul calendario, né, tantomeno, coincide con una copertura vaccinale del 100% della popolazione, e neanche è segnata dalla mancanza statistica di un eccesso di mortalità rispetto all’atteso. Non sarà servita su un piatto d’argento al telegiornale delle venti, ma sarà la nostra decisione di tornare alla normalità e alla vita sociale. Se non si accetta questo assunto, resteremo “in pandemia” per anni. Qualcuno ne avrebbe interesse.

    Prof. Paolo Puccetti

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