E INVECE PARLIAMONE

Ieri, in uno scambio di messaggi con una persona molto “in alto”, ma molto, molto molto in alto (che cazzo ne volete sapè voi), avevo detto che no, non avrei scritto nulla in occasione della ricorrenza odierna.

Pensandoci bene, però (e la persona in questione dall’ alto della sua posizione molto in alto – molto ma molto in alto – capirà e mi perdonerà, sono certo, questa mia piccola incongruenza), forse qualcosa la scrivo.

In parte sarebbe inutile, perchè basterebbe leggere questo post della scorsa estate per capire come la penso, però credo sia opportuno ribadire alcune cose ed aggiungerne altre. Partiamo dalle aggiunte.

Ciò che è da premettere è che in linea generale non amo le “Giornate di Questo e di Quell’ Altro“: non mi piace la festa del papà, quella della mamma, quella della donna, quella della marmotta, quella della porchetta. Non mi piacciono soprattutto perchè la tendenza generale è quella di fare grandi ragionamenti, grandi esternazioni, grandi commemorazioni e grandi “mea culpa” tutti concentrati in un giorno e poi fottersene alla grande per tutto il resto dell’ anno. Nel caso specifico, non credo che un evento come la Shoah potrebbe mai essere dimenticato, anche se non vi si dedicasse una giornata l’anno, e allo stesso modo non si potrebbe porvi riparo nemmeno se vi si dedicassero tutti i giorni dell’ anno.

La mia personale conoscenza e visione di quello che accadde a quella particolare “minoranza” (che minoranza in assoluto non è), non viene tanto dalla storia come ce la narrano libri film e documentari, bensì dai racconti ascoltati direttamente dalla voce di chi ci passò e da quella dei loro diretti discendenti. E’ bastato lavorare insieme ad un (allora) ragazzo ebreo, andare a pranzo spesso e volentieri a casa della zia in pieno Ghetto a Roma per entrare in un mondo diverso, del quale poi ho voluto sapere più cose possibili, a volte pentendomene un po’. Sentire e vedere certe cose esclude di netto ogni possibilità di fare il “negazionista“. Anche senza tirare in ballo le emozioni, i fatti sono fatti e c’è poco da negare. Lo stesso ovviamente vale per ciò che accadde a nostri Connazionali (e non solo) per mano dei comunisti titini, e vale per ogni altra infamia compiuta da questo o quel figlio di troia (o governo di figli di troia) ai danni di questo o quel gruppo di esseri umani più o meno accomunati da etnia, religione, o credo politico.

Con ciò abbiamo (spero) sgomberato il campo dagli equivoci. In questo discorso, la mia etnia, la mia religione ed il mio credo politico sono completamente irrilevanti: riconosco un’ infamia quando la vedo, anche se a commetterla è mio fratello o il mio “dio”. E l’infamia non si perdona.

Veniamo adesso alla parte delle precisazioni. Sempre in aggiunta ed integrazione a quanto detto nel citato post, vorrei parlare un attimo di come alcuni fatti e certa simbologia legata all’ infamia di cui ricorre oggi la commemorazione siano stati accostati recentemente alla situazione dei non “vaccinati”.

Ecco, dalla mia posizione ferma, convinta ed incrollabile di non “vaccinato”, non “tamponato”, non munito di “lasciapassare” e molto ma molto incazzato (chi mi conosce appena un po’ sa bene quanto io sia incazzato), credo che evocare la condizione degli ebrei di allora in manifestazioni di oggi non sia una cosa da fare. Almeno non nei termini in cui è stato fatto sinora.

Primo, perchè sono cose assolutamente non paragonabili: Il giorno in cui verranno a prendermi a casa, mi tireranno una raffica di mitra alla schiena (se sono fortunato) e poi si prenderanno tutto quello che avevo, solo perchè non mi sono “vaccinato”, ne potremo riparlare. Anzi no, perchè sarò morto. Ma altrimenti per favore non scherziamo.

Secondo, perchè è una grave mancanza di rispetto verso gente che ci ha lasciato la pelle sul serio: essere costretti al caffè nel bicchierino di plastica è fastidioso, sì, ma è un’ altra cosa. Come scrissi altrove, è come lamentarsi di un’ unghia incarnita di fronte ad un malato terminale di cancro.

Terzo ed ultimo (oh, se vi siete rotti il cazzo potete pure mollare, eh ? Non è che vincete un premio se leggete tutto il post fino alla fine…), perchè agli occhi del popolo medio, fare così aggiunge frecce all’ arco dei benpensanti “trivaccinati, greenpassati e tamponati” che non vedono l’ora di dare addosso ai “no-vax” bastardi, maledetti e così pure irrispettosi e abominevoli. C’è da essere un po’ più assennati e cauti.

Se siete arrivati fin qui – e per questo vi ringrazio – non mollate proprio adesso, perchè arriva la parte per la quale invece l’ analogia vorrei che fosse fatta, e con essa la riflessione “seria”.

Seria quanto rapida: i tempi sono altri, le conseguenze sono altre, ma le teste di cazzo che accettano che qualcuno con cui magari fino al giorno prima andavano a cena insieme o con cui lavoravano, venga privato della sua Libertà (ed in alcuni casi del suo Lavoro), soltanto perchè si cacano sotto e perchè tanto a loro “non gli tocca” (loro sono furbi), beh, quelle teste di cazzo sono rimaste le stesse. Ora come allora. E sono le stesse teste di cazzo che non solo accettano questo sistema di merda, ma se ne fanno anche parte attiva. Ora come allora. E questo, mi scusino i fratelli ebrei, e mi scusino i fratelli istriani e mi scusino tutti i miei fratelli in generale, questo si che è un bel problema. E mi dà la conferma che anche se l’abbiamo preso al culo in tutti i modi, non impariamo mai.

Ci ricaschiamo sempre.

Fine del Post.

(ma come diceva un Essere Umano Illuminato, “All Things Must Pass”. Io ci credo, quindi finirà pure questa. E a proposito, un video che non c’entra un cazzo ma che mi piace un sacco. E poi forse, in fondo, c’entra pure):