UNA INUTILE STORIELLA.

C’era una volta, tanto tempo fa, in un villaggio lontano lontano, un omino mingherlino e stortignaccolo.

Questo omino non era granchè benvoluto dai suoi vicini, perchè era anche abbastanza antipatico: quando capitava scroccava in giro da bere o altre cose ma non offriva mai. Il poco che aveva lo teneva per se’, viveva solo per prendere e mai per dare. Tutti però alla fine lo lasciavano in pace, un po’ perchè tanto sapevano che da lui non avrebbero mai cavato nulla di buono, un po’ perchè non avevano sinceramente il cuore di litigarci: storto e malmesso com’era sarebbe stato un disonore prendersela con lui.

A questo omino quindi andò sempre bene fino ad un brutto (per lui) giorno nel quale si trovò davanti un omaccione grande, grosso, cattivo, incazzato nero ed armato fino ai denti che gli disse: “togliti dalla mia strada o ti faccio un culo come un secchio“.

L’ omino, abituato ad essere sempre “graziato” dagli altri (pur ignorando il perchè di tanta benevolenza e credendo in cuor suo di poter incutere timore al prossimo), si guardò bene dal togliersi di mezzo e anzi cominciò a gridare verso l’omaccione (grande, grosso, cattivo, incazzato nero e armato fino ai denti): “chi cazzo sei ? Che cazzo vuoi ? Io non mi tolgo e tu non passi” !

L’ omaccione (grande, grosso, ecc…) grugnì e fece due passi avanti, sfilandosi la tracolla del fucile, imbracciandolo e caricandolo.

L’ omino allora scese dal suo carretto e lo mise di traverso sul sentiero: ci si riparò dietro e continuò a gridare insulti e minacce all’ indirizzo dell’ omaccione.

L’ omaccione grugnì di nuovo, fece un altro passo avanti e tirò un primo colpo di fucile (cal.12 a pompa, 5 colpi, caricato a palla singola da cinghiale) dritto in fronte al mulo che trainava il carretto, abbattendolo all’ istante.

L’ omino rimase dietro il carretto, dove aveva caricato la frutta, la verdura ed il latte che stava portando al mercato e da lì (credendosi al riparo) continuò ad inveire verso l’omaccione e a dirgli che mai e poi mai si sarebbe spostato.

L’ omaccione (che, lo ammetto, era dotato di poca fantasia) grugnì un’ altra volta, avanzò di un altro passo e ribaltò a calci il carretto, sparpagliando in terra tutto il carico.

L’ omino da dietro i bidoni del latte e le cassette rovesciate (anche lui non molto vario nel suo interloquire) maledì ed insultò l’ omaccione e tutta la sua stirpe. Non fece un passo indietro, nemmeno uno di lato, e continuò a strillare.

L’ omaccione, per tutta risposta e stavolta senza nemmeno grugnire, tirò altri due colpi contro i bidoni del latte, facendoli volare in aria di un metro buono e disperdendo tutto il loro contenuto. E fece un altro passo avanti.

Nel frattempo, alcuni vicini dell’ omino, richiamati dalle grida e dal gran fracasso, erano accorsi sul posto. Vista la situazione si tennero tutti a debita distanza, ma cominciarono a discutere animatamente fra loro:

ma guarda quello scemo dell’ omino come strilla, che vorrebbe fare” ?

E’ pazzo ! E’ pazzo ! Quello lo scanna, ma l’ hai visto quanto è grosso” ?

Ma chi è quell’ omaccione ? Che ci fa qui ? Qualcuno lo conosce” ?

Si, io l’ho già visto ! E’ lo straniero ricco, quello che ci vende il petrolio per le lampade… chissà che ci sta a fare qua“.

Se ci mettiamo tutti insieme, magari riusciamo a farlo desistere, proviamo a parlarci“!

Ah, no, io non mi metto in mezzo, il petrolio mi serve, se quello mi prende in antipatia, poi non me ne dà più“…

Nemmeno io, non voglio averci a che fare“…

“Si, ma l’omino è un nostro vicino, dobbiamo aiutarlo in qualche modo“!

Dici bene tu, ma come” ?

Intanto l’ omino, visto che le sue grida non avevano effetto alcuno sull’ omaccione, stava cominciando a fare la conta dei danni (un mulo, un carretto, il raccolto di una settimana, due bidoni di latte) e quasi pensava di farsi da parte e smettere di strillare…

ma in quel mentre, uno dei vicini, mentre gridava: “SO IO COME FARE“! attirò l’attenzione dell’ omino e (sempre tenendosi a distanza e ben riparato da un masso) lanciò verso di lui un lungo ed affilato coltello. “Tieni, vicino omino ! Fatti valere” !

L’ omino afferrò al volo il coltello, lo impugnò saldamente e (storto e debole com’era) si lanciò brandendolo verso l’omaccione.

L’ omaccione stavolta non grugnì, ma sbuffò. E – quasi rassegnato – prese approssimativamente la mira e tirò un ultimo colpo dritto in mezzo agli occhi dell’ omino che stramazzò in terra con un ultimo grido.

Fatto questo, si fece strada a calci fra ciò che restava del carretto e continuò per il sentiero, rimettendosi il fucile a tracolla e sparendo velocemente dalla vista di tutti i vicini, diretto dove ? Ad oggi ancora nessuno lo sa. Quello che tutti sanno è che continuò a vendere il suo petrolio per le lampade del villaggio e che dell’ omino e del suo carretto, dopo tanti e tanti anni, rimase solo polvere.

Durante la lettura di questa inutile storiella, cosa è successo ? L’ iniziale antipatia verso l’omino è diminuita, fino a trasformarsi in empatia, vero ?

L’ omaccione (verso il quale all’ inizio eravate neutrali) ha suscitato sempre maggior riprovazione, vero ?

Ma scommetto che quelli che alla fine più vi sono saliti al cazzo sono i “vicini”: ignavi prima, opportunisti poi, vigliacchi e infami alla fine (soprattutto quello che dà il coltello all’ omino, spingendolo a fare quell’ ultimo gesto che ne segnerà la fine, proprio quando stava cominciando a ragionare, forse per la prima volta nella sua vita).

Inutile stare lì ad illustrare la metafora, giusto ?

3 pensieri riguardo “UNA INUTILE STORIELLA.”

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