IL DOPPIO COGNOME – PENSIERI E RIFLESSIONI.

Inutile stavolta perder tempo con introduzioni, prologhi e premesse. Sappiamo perfettamente di cosa stiamo parlando.

Problema già magistralmente affrontato (cito a titolo esemplificativo e non esaustivo) da due onorevoli Colleghi qui e qui, nulla da aggiungere per parte mia su quanto già esaminato.

E’ ‘na cazzata, credo siamo tutti più o meno d’accordo. E chi non lo fosse può fottersi.

Ora riflettevo in aggiunta su un altro aspetto, che forse è passato in secondo piano, come peraltro passa sempre, in molte altre circostanze:

Ma di quello che pensano i figli, gliene frega qualcosa a qualcuno ?

Se quello della parità dei cognomi è un principio basato sulla doverosa eguaglianza decisionale fra genitore maschile e genitore femminile (e sorvolo qui su tutte le altre “combinazioni”, altro tema), ed in fondo è scaturito proprio da una “lite” fra due genitori su chi avesse “più titolo” ad imporre il suo nome di famiglia alla prole, mi viene un dubbio: ma ‘sti cazzo di figli, sono esseri umani liberi oppure sono “proprietà” dei genitori ?

ALT ! Già vi sento… non mi attaccate la pippa col concetto di “patria potestà”, con la storia della tutela del minore, col fatto che un neonato non è certo in grado di decidere per se’ e tutto il resto. Lo so. Il mio è un discorso astratto (non comunque più astratto di quello che ha partorito la corte costituzionale).

A me sembra un po’ la storia del battesimo “in fasce”, o anche se vogliamo la scelta del nome proprio (non già del cognome). Uno si trova da grande che magari è l’anticristo, alto due metri e pesante un quintale e mezzo… ed è battezzato, comunicato, cresimato e si chiama Serafino. Poi dice gli vengono i complessi.

Chiaro che poi il nostro ordinamento sia stato costretto a prevedere – ad esempio – una procedura macchinosa ma non troppo per cambiarsi il nome, altrettanto chiaro che fantasiosi gruppi di agnostici abbia escogitato il modo di “annullare” in qualche maniera il proprio status di “battezzato”, a tutto c’è rimedio. Deduco che molto probabilmente a seguito di questa epocale decisione si darà anche modo ai poveri bimbi nati da ora in poi, quando verrà il momento e se sarà il caso, di accorciarsi per comodità il doppio-quadruplo-ottuplo cognome. E di scegliere finalmente quello che cazzo gli pare a loro.

Il problema sembrerebbe risolto, dunque.

“Quel” problema forse si. Ma facciamo un passettino indietro nel discorso e torniamo al motivo che ha generato la situazione attuale: la lite (una delle liti) fra due separandi coniugi per formalizzare – attraverso l’ imposizione del proprio cognome – la parità delle “quote di possesso” dei loro figli. Perchè quello è, non prendiamoci per il culo.

Luigino è più mio che tuo, quindi deve avere il mio cognome

No, Luigino è più mio, quindi deve avere il mio

(entra il Giudice, tutti in piedi) “Vabbè, visto che non vi mettete d’accordo Luigino (e tutti gli altri dopo di lui) è di tutti e due in egual misura, quindi avrà il cognome di tutti e due. Così è deciso” ! (Botta di martelletto e musichetta di Forum, carrellata sul pubblico, dissolvenza in nero, pubblicità).

Bene, tutto a posto. Ma a Luigino, gli ha chiesto qualcosa qualcuno ?

Credo che finchè la gente continuerà a considerare i figli come oggetti (e spesso – troppo spesso – come armi per combattere i coniugi quando le cose si mettono male) le famiglie andranno sempre più a puttane. E credo altresì che i “contratti prematrimoniali” da noi formalmente vietati, non siano poi così male, a questo punto.

10 pensieri riguardo “IL DOPPIO COGNOME – PENSIERI E RIFLESSIONI.”

  1. E non solo in Brasile… e sicuramente non è una necessità.
    Quello che mi fa “sformare” infatti non è la cosa in se’, ma il motivo che in questo caso le ha dato impulso.
    Nella visione generale, è uno dei tasselli (aggravato dalla smania di “formalizzazione della proprietà” che cito nel post) di tutto il delirio scatenato negli ultimi anni dalla questione “gender”. Un’ altra inclusione che esclude, un’ altra complicazione affari semplici, il tutto in un’ ottica che prende sempre più piede e che mi piace sempre meno.

  2. Personalmente sono contrario ai cognomi. Ne abbiamo fatto a meno per millenni, almeno il popolo. Per identificare una persona, per tanto tempo ci si è limitati a indicare il padre e la città di provenienza. È machismo? Va bene, aggiungiamo il nome della madre, così che un Marco di Grosseto, per distinguerlo dagli altri 10.000 omonimi della sua città, venga identificato negli atti amministrarivi anche come “di Giovanni da Scandicci e Anna da Cesenatico”.

  3. E’ solo perchè sei indulgente con me, altrimenti potresti commentarli ancor prima che io li scriva. 😉

    Quanto ai cognomi, volendo ci sarebbe anche il patronimico alla “russa”, ma anche quello è troppo maschilista. Oggi come oggi ti saltano al collo se solo lo proponi.

    Il problema è che qui ci sarebbe bisogno di semplificare, invece non facciamo altro che il contrario.

  4. Scusa Albe’…. Capisco che io vivo nell’isola che non c’è e quindi… bho’ vabbè,ma io ho amici che al compimento dei 18 anni , (non so’ come abbiano fatto a livello burocratico,)hanno preso anche il secondo cognome e parliamo di anni ’80 – ’90 del secolo scorso….
    …io ho sempre detto alla mia progenie malefica che possono decidere ciò che vogliono.
    Perché oramai non esistono più le “semplici informazioni”. 😁

  5. Io la metterei giù semplice.
    1- doppio cognome anagrafico
    2- i genitori scelgono quale dei 2 usare finché il figlio è minorenne. Se non si accordano si usano entrambi
    3- Obbligo di scelta alla maggiore età

    Problemi pratici? Moltissimi.
    Carta identità, codice fiscale, registrazioni anagrafiche eventualmente da modificare (pensa a cartelle mediche, pagelle scolastiche, etc…).

  6. Ma si, tutto si può fare, a costo però di enormi complicazioni che sono proprio quello che ora meno desideriamo.

    Permettetemi però di ripetere ed enfatizzare quella che è la mia preoccupazione principale (sintetizzando): giuridicamente parlando, abbiamo smosso le montagne perchè due coglioni di genitori che volevano divorziare si sono messi a litigare su chi avesse maggior diritto di apporre il suo “marchio” sui poveri figli.

    Sarà che la mia esperienza personale mi devia dall’ oggettiva neutralità che servirebbe per queste riflessioni, però aggiungo:

    1) se una coppia fa uno o più figli, prima di cominciare a rompere il cazzo con la separazione “sistema” i figli. Se state “in forse”, magari è meglio che vi asteniate dal procreare. I miei per esempio ebbero il buon gusto di trattenersi e “fare le persone serie” finchè non raggiunsi la maggiore età, e stavo già fuori casa da un po’. Solo allora si scannarono per bene, con giusta soddisfazione di entrambi e nessun problema per me.

    2) Nella malaugurata ipotesi dovessero comunque cascarci prima, farebbero cosa buona a pensare solo ed esclusivamente al bene dei figli che sono loro responsabilità e non loro proprietà. Porco dio, li hanno messi al mondo loro, mica gliel’ hanno chiesto. Preoccupatevi di dar loro attenzione, amore, soldi e istruzione. Non state lì ad ingolfare i tribunali con le vostre scaramucce di merda sul cognome. Cazzo. Con quello che spendete di avvocato gli pagate i libri di scuola per cinque anni, coglioni.

    Se aggiungiamo che dalla scaramuccia di merda di questi due “minus habentes”, che ha creato il precedente, adesso tutta Italia si troverà a fare i conti con complicazioni anagrafiche inenarrabili, beh, andrei personalmente a prenderli a calci in culo. Loro e tutta la Consulta.

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