Per una volta non parlo di cinema

Ieri ho letto un bell’articolo di Coulelavie che parlava, in termini non del tutto lusinghieri, di una vecchia signora della televisione, scomparsa quasi un anno fa, e ho commentato innescando una piccola polemica.
Mi sono meravigliata di me stessa, perché il personaggio televisivo di cui si parlava non è mai stato tra i miei preferiti, anche se forse devo in parte a lei il nome che porto. Dunque, perché mi sono sentita di doverla difendere?

Perché nel bene e nel male, pur nel suo essere inconsistente, un personaggio banalmente semplice, vestita in abiti prima succinti, e poi sfarzosamente eleganti, una soubrette costruita a tavolino apposta per il sabato sera nazionalpopolare, era molto più completa e professionale di tanta spazzatura che imperversa oggi in televisione.
Tra “zie” che farebbero meglio a farsi chiamare nonne, vista l’età, e Barbarelle che cercano di essere sexy a tutti i costi, mettendo filtri su filtri alla telecamera, per nascondere le rughe che il trucco non riesce più a coprire, la mia omonima svetta in cima a qualunque classifica passata, presente, e probabilmente futura.
Sapeva fare un po’ di tutto, forse senza saper fare niente alla perfezione, ma ballava, cantava, presentava con eleganza, usando congiuntivi ignoti alla maggior parte delle prezzemoline che sculettano oggi in televisione; forse non aveva una dizione perfetta, risentiva della inevitabile cadenza bolognese, ma sapeva parlare le lingue meglio di tanti giornalisti o presunti tali, e sicuramente molto meglio di Baudo e di altri uomini che la circondavano.
Può darsi che fosse un personaggio costruito, ma era anche solare e spontanea, con una risata contagiosa e forse un po’ sguaiata, che tradiva le origini provinciali, ma che trasmetteva anche una sana gioia di vivere.
Forse è stata la prima a inaugurare le lacrime finte in televisione, ma non è mai arrivata a certa pornografia dei sentimenti che oggi si sfoggia senza vergogna per fare audience.
E’ stata una delle prime a inaugurare il “salotto” televisivo, ma ha sempre intrattenuto con buon gusto e senza volgarità, al contrario di altre che sguazzano nel trash come maialini nel fango. E ho detto maialini per non dire altro.
Ha inaugurato anche il quiz telefonico, quello che ha fatto sognare tante casalinghe, che mentre preparavano il pranzo cercavano di contare i fagioli, sperando di indovinarne il numero.
Non si è mai sposata e non ha avuto figli: molto meglio di chi è passata da un calciatore a un portiere e poi a un dj, facendo due figli con due padri diversi, e sposando infine (almeno per ora!) uno che non è il padre di nessuno dei due.
Cosa ha mostrato in televisione? L’ombelico. Fa quasi tenerezza, pensando a tutto quello che viene mostrato oggi, senza lasciare nulla all’immaginazione.
Concludo qui la mia apologia, forse mi sono lasciata un po’ trascinare.
In realtà, parlando con Coulelavie, ho capito che non voleva tanto attaccare la soubrette in questione, quanto denunciare certi meccanismi televisivi che creano miti dal nulla, e con un nulla li distruggono.
Allo stesso modo queste mie righe, più che una difesa della mia concittadina, vogliono essere un’espressione di disgusto verso una televisione che è sempre più lo specchio di una società becera, che si crogiola nell’ignoranza, e premia solo la volgarità.
Una televisione che non riesco più a guardare, se non quando trasmette qualche bel film. Per questo amo il cinema.

15 pensieri riguardo “Per una volta non parlo di cinema”

  1. Giusto.
    Unico neo della tua concittadina, il fatto di essere stata l’ennesima “testimonial Vip” della campagna vaccinale dei nostri “migliori”.
    Scelta che probabilmente ha pagato con la sua vita.
    Molto anticipatamente.

  2. Sì, me ne vengono in mente, oggi, decisamente peggiori dell’archetipo di cui ho parlato in quel post. La differenza più grande, oltre a quello che hai già sottolineato tu, cioè che l’archetipo se la cavava un po’ in tutto mentre queste nuove presentano grossi handicap anche da un punto di vista emotivo e di maturità come persone, è che… queste nuove è evidente come abbiano avuto il posto. Solo in quel certo modo lì possono esserci riuscite. Diciamo, con “raccomandazioni” di quel certo tipo. Mentre sull’archetipo non mi so esprimere. O meglio, se pure ci fosse stato quell’aspetto, non era affatto evidente come è invece oggi.
    Farei dei nomi, ma senza prove le querele e i soldi da pagare sarebbero sicuri. E quella cosa che chiamano “legge” non vedrebbe l’ora di punire uno che dice il vero piuttosto che gentaglia che ha operato in maniera illegittima.

    1. Concordo sul fatto che molte delle nuove leve (forse tutte?) sono passate da qualche letto, che magari può essere pure quello del marito o del compagno, mentre poche, pochissime, hanno davvero qualche talento.
      E, visti i tempi, aggiungerei all’elenco delle nullità raccomandate, anche qualche maschietto: finalmente anche per loro si sono aperte possibilità di carriera…

  3. Ciao Raffa, ho letto l’articolo di Coulelavie ieri e oggi leggo il tuo. Ieri non ho commentato Coulelavie perchè mi sarei dilungata troppo esprimendo un pesinero identico al tuo, che sottoscrivo in toto.
    Quando “la più amata dagl italiani” era in grande auge, io la pensavo esattamente come Coulelavie, ma, negli ultimi 20 anni, mi sono ricreduta e l’ho rivalutata ampiamente, proprio constatando le immonde presenze femminili che affollano la tv.
    Vecchie cariatidi corrette con ogni tipo di artificio: chimica, protesi, luci e magie le traducono in fate che, nonostante tutto, restano maschere volgari e urlanti discrosi senza senso. Mentre le giovani sono tutte uguali, tutte corrette dalla stessa frabbrica delle bambole tristi e incapaci di pensare.
    Al loro confronto Raffaella Carrà era una dea.

  4. Raffaella fa parte del nostro patrimonio che si voglia o no, ha fatto la storia della televisione.
    Detto questo personalmente non mi è mai parsa molto intelligente, nelle interviste non ricordo nulla che valesse la pena di essere detto.
    Invece come artista devo dire che mi è sempre piaciuta, una grande professionista.Comunque si farebbe un torto a non citare i suoi due compagni più famosi. Gianni Boncompagni autore dei testi di molte delle sue canzoni non che regista di molti suoi spettacoli e Sergio Japino ballerino, coreografo, regista e altro.
    La realtà che lei era una donna normale e non una diva.

  5. Copio/incollo il commento che ho fatto nell’altro blog:

    La Carrà era tutt’altro che priva di talento, aveva una simpatia ed un sorriso tali da piacere a grandi e piccini, ed in piena era di “rivoluzione sessuale” (woodstock ed oltre) ha incarnato il senso di libertà e di femminilità proprio di quegli anni, dove la donna (finalmente) iniziava ad avere un ruolo pubblico e lavorativo (non solo familiare) e decidere lei per se stessa.
    Cento volte più significativa delle “soubrette” di oggi, che non sanno nemmeno parlare in italiano (La Carrà parlava perfettamente lo spagnolo e bene l’inglese).

    1. Penso che siamo tutti d’accordo che paragonata a quelle di oggi, è a un livello superiore. Chiaramente non era Liza Minnelli, sapeva fare molte cose, pur senza eccellere in niente, e forse anche per questo non se l’è mai tirata, è sempre stata alla mano, semplice e genuina, anche quando era in abito da sera o intervistava i Duran Duran. Oggi si danno tante arie per molto meno…

  6. Credo che (come tutte le cose) anche il fenomeno Carrà vada contestualizzato rispetto all’ epoca. Se la guardiamo con gli occhi di oggi rischiamo di perdere di vista quello che era il mondo dello spettacolo a quei tempi. Che non era come è oggi. Qui ci esce un post. Oh, si.

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