SHOWBIZ (REPRISE) – ARIECCOMI

Torno come promesso sul tema.

(Prima però, una comunicazione di servizio: siccome sono rincoglionito, ho perso un po’ traccia degli “inviti” al Blog ed è anche possibile (cosĂŹ come è stato possibile che me ne sia gravemente dimenticato qualcuno) che ne abbia fatti di doppi. Comunque, salvo ulteriori errori ed omissioni, ora dovrebbe essere tutto livellato. Chi fra voi non ha aderito, gli possa venire la cacarella a geyser (scherzo 😀 ). Chi ancora non c’è, controlli la casella di posta collegata al suo account WordPress, perchè dovrebbe trovare tutto lĂŹ. Se qualcuno ancora me lo sono scordato, basta fare un fischio e provvedo).

Prima di tutto, cos’è lo spettacolo ? Senza scomodare Guy Debord, provo a dare la mia definizione: lo spettacolo è una forma d’arte che si esprime attraverso due cose: la reazione del pubblico (che per reagire deve essere raggiunto) e la capacitĂ  dell’ artista di mantenere positiva ed “alta” la suddetta reazione. Basta che una di queste due cose venga meno, non è piĂš spettacolo.

In aggiunta, l’ intero mondo dello spettacolo è da sempre (qui non c’è bisogno di “contestualizzare”) un immenso ed impietoso tritacarne. Fortunato chi ne esce vivo e fra questi fortunatissimo che ne esce intero.

C’è chi fa spettacolo per “mestiere” e chi per passione. Di solito i secondi o hanno grandi botte di culo o muoiono di fame (questo è un corollario).

Il primo problema che si pone a chi fa spettacolo è da sempre raggiungere il Pubblico: “Ok, sono un talento, faccio bene queste cose, sono originale, ma come cazzo faccio a mostrarlo al mondo” ? Ai nostri tempi, è tutto molto praticabile. Non dico facile, dico “praticabile”. C’è Internet, ci sono i “social”, c’è YouTube. Virtualmente chiunque sia un minimo interessante può mettersi in vetrina, usare modi leciti o meno per darsi visibilitĂ , raccogliere “like” e “followers”, aprirsi la strada magari verso un “Talent Show” e da lĂŹ andare piĂš o meno dove vuole, finchè gli dura la “vena”.

Alcuni esempi scontati: Fabio Rovazzi, Chiara Ferragni, Gruppi comici dei quali non mi sovviene il nome ma che da YouTube sono finiti in show e spot televisivi, cuochi e cuoche piÚ o meno ruspanti, Fedez (che non è proprio nato in Rete ma quasi), insomma quanti ne volete. Aggiungiamo cantanti, rapper, imitatori, cabarettisti, il mondo è pieno.

Inevitabilmente, quando aumenta la quantitĂ , la qualitĂ  media cala. Ma questo non è un problema. Almeno per il Pubblico, c’è sempre qualcosa per soddisfare la necessitĂ  di svago. Aumenta il numero di “meteore”, gente che fa i soldi con la pala per due-tre anni e poi sparisce, ma dove c’è davvero la “ciccia” questa non manca di evidenziarsi. Parallelismo facile con le serie televisive: fra Netflix, Amazon ed altri abbiamo una miniera di produzioni velocissime ed in rapida successione: se uno pure volesse spararsi tutte le serie possibili, dai capolavori alla merda pura, non gli basterebbe una vita attaccato alla SmartTV.

Concludo questa parte dicendo che per me oggi non è difficile “farsi vedere”: la parte davvero dura è “farsi ricordare“, lasciare un segno.

Adesso però torniamo indietro nel tempo…

Per esempio negli anni ’60.

Non a caso scelgo quegli anni: solo poco piĂš di un decennio piĂš tardi sarebbero state disponibili le radio “libere”, da lĂŹ in avanti, un altro decennio e sarebbero arrivate in soccorso anche le TV private, insomma i palcoscenici (le “rampe di lancio”) si sarebbero moltiplicati velocemente, fino ad arrivare ad oggi dove come giĂ  detto ci sono piĂš palchi che artisti…

Allora, invece, non c’era proprio un beato cazzo.

Era un mondo intricato e perverso, fatto di relazioni e popolato da personaggi molto spesso discutibili. Era talmente difficile “farsi vedere” che chiunque avesse una minima “entratura” in quell’ universo sembrava avere potere di vita o di morte su ogni aspirante artista. Non dico che oggi non si faccia la “gavetta”, ma all’ epoca era davvero “sangue, lacrime e merda”. LĂŹ il problema non era “durare” sulla cresta dell’ onda: il problema era proprio riuscire ad avvicinarcisi, all’ onda.

In altre parole, ti facevano sudare talmente tanto che pure se non eri bravo, lo diventavi. E quando approdavi finalmente all’ etichetta discografica “di pregio” (per i musicisti) oppure al grande schermo o ancora meglio alla TV (e qui parliamo del “ministero” RAI, dove ad ostacolo si aggiungeva ostacolo) era perchè veramente facevi guadagnare i soldoni al tuo Agente, voleva dire che piacevi, che “funzionavi” !

A parte i gusti ed il talento vero, ci sarĂ  un motivo per cui ancora oggi veneriamo artisti venuti fuori in quel periodo e ci dimentichiamo invece in frettissima di quelli che magari solo cinque anni fa erano ai primi posti delle classifiche.

Dopo 64 anni, oggi ascoltiamo ancora “Nel Blu Dipinto di Blu“, non credo che fra altri 64 qualcuno avrĂ  la fantasia di mettere a tutto volume “Shakerando” (che pure adesso è primo in classifica in Italia). Allo stesso modo non penso che per Alessandro Gassmann ci sarĂ  l’ apprezzamento riconosciuto al Fu Vittorio. Non so se rendo.

Io non voglio dire che oggi non servano “i coglioni” per farsi strada in questo mondo. Servono eccome. Però allora era tutta un’ altra storia. E qualsiasi cosa, qualsiasi “bassezza” possa aver commesso un Artista all’ epoca per affermarsi, non mi sento di biasimarlo o criticarlo.

E ancora non voglio cadere nell’ errore di dire che “si stava meglio quando si stava peggio“: ogni epoca ha i suoi costumi, alla fine sta a noi decidere cosa ci piace o no. Quello che voglio dire è che a mio avviso non si può guardare a ieri con gli occhi di oggi.

E in chiusura, come su Wikipedia, “fonti“:

caso vuole che i miei suoceri (lui scomparso ormai da decenni, lei ancora fra noi) abbiano fatto parte proprio di quel mondo. Lei ballerina di formazione classica ma “dirottata” verso la rivista con quelle tournèe spezzagambe massacranti in giro per il mondo finchè non si è ritirata, lui cantante, presentatore, conduttore radiofonico, attore di teatro, qualche parte anche al cinema ed in TV… due carriere cominciate proprio nei primissimi anni ’60. Mai arrivati alla vera “fama”, ma so perfettamente il bĂšcio di culo che si sono fatti anche solo per guadagnarsi una vita decente e tirare su come si deve due figlie, una delle quali sono felice di avere per Moglie, Amica, Sorella, Adorata ed Irrinunciabile Rompicoglioni, nonchè unico vero Amore della mia vita, ora e per sempre (non leggerĂ  mai questo post, ma tanto lo sa, glielo dico tutti i giorni, soprattutto rompicoglioni 😉 ma sempre adorata).

*EDIT*: contrariamente alla mia consuetudine (raramente lo faccio) ho fatto sparire la foto. Era bella e pertinente, ma infrangeva una delle mie regole (non pubblicare volti diversi dal mio o al massimo dei miei animaletti).

Delfini di palude

son di ritorno adesso dall'agape
dove ho solo spolverato le metope
e rischiato di fare una sincope
per la smania d'essere apolide

insieme, ai tempi, io adavo a pesca 
con sei mie cugine e una bella fantesca
e cullavo ipotesi d'un futuro comasco
che si son rivelate del tutto grottesche

allegra invece or ti vedo stamane
affamata al caffè che imburri del pane
l'aria innocente da bimba per bene
anomala ospite dell'antropocene