Sono di quell’altra generazione

Mi rendo conto di essere di quell’altra generazione quando sento dire alle mie coetanee che devono fare la spesa su Amazon per il guardaroba dei loro figli; mi sale un brivido lungo la schiena quando le vedo spendere 200 € per una felpa e 1000 € per un paio di scarpe… e mi prende un certo disagio, lo confesso; un lieve imbarazzo, perché mi ricordo di tempi andati, di quando io avevo l’età dei figli delle mie coetanee e mettevo vestiti usati che ci arrivavano presso l’albergo del paese con gli scatoloni umanitari mandati dai turisti tedeschi.

Rimembro di uscite furtive da casa prima di andare a scuola, avrò avuto 12-13 anni, con il “vestito di ricambio” nello zaino. Prima di farmi il mio chilometro a piedi per andare a prendere l’autobus delle 7.20, (che regolarmente perdevo per potermi mettere a fare l’autostop, che neanche a dirlo, era tabù) mi nascondevo dietro il garage del trattore del vicino per cambiarmi. Mi vergognavo ad andare a scuola con i vestiti che mia madre pretendeva che indossassi!!

Mia madre era una contadina di montagna vecchio stampo e aveva due badili al posto delle mani, nonché il piede scarponato parecchio sciolto; tali strumenti di lavoro sono stati collaudati ripetutamente dalla sottoscritta come strumenti punitivi e spesso mi stupisco di esserne uscita viva. La mia giovane esperienza di adolescente scapestrata e ribelle ha visto situazioni che non sarebbero state per nulla facili da vivere nemmeno per un adulto maturo e ben temprato. Ma sono ancora qui, so incassare anche fisicamente e nonostante i metodi correttivi un po’ esagerati di mia madre, ho continuato negli anni a fare un po’ come cazzo mi pareva!

Ma il punto non è questo: il punto è che adesso si è ribaltata completamente la situazione! Le madri di oggi lavorano 12 – 13 ore al giorno per poter comprare ai figli tutte le cose (esattamente quelle e non altre, perché se si sbagliano, i figli si lamentano e loro, le mamme premurose, devono ridarle indietro) che i pargoli vogliono nel loro guardaroba per andare a scuola, al corso di danza o di teatro, al corso di arti marziali o di nuoto, alle uscite serali con gli amici, alle uscite domenicali con gli amici, alle uscite in generale.

Voglio dire: io forse sono nata e cresciuta nel Medio Evo degli anni 80 di un paese alpino disperso fra le montagne, dove si parlava un dialetto tedesco che nessuno capiva tranne i 1000 abitanti che lì abitavano, e non ci so capire sicuramente una benemerita delle dinamiche sociali odierne, ma una considerazione mi viene da farla comunque: io mi divertivo un sacco, mentre questi ragazzotti li vedo smorti e annoiati!

Personalmente alla loro età avevo perennemente l’adrenalina in corpo ogni volta che rientravo a casa e dovevo cambiare i vestiti usati che mi mettevo per andare a scuola, con altri vestiti usati che mi faceva mettere mia madre! Ero velocissima e riuscire nell’impresa quotidiana mi dava una soddisfazione che solo un’adolescente repressa da un’educazione forse troppo bacchettona e krukka, che però riusciva a “farla sempre franca”, poteva dare!!

Riuscire a cavarmela in ogni situazione, pur sapendo il rischio non indifferente che correvo, non aveva prezzo!! Era una scuola di vita come nessuna. E non parlo solo dei vestiti, ovviamente; parlo dell’obbligo di lavoro in campagna per almeno cinque ore al giorno, oltre ovviamente all’obbligo di portare a casa almeno la sufficienza, parlo delle regole ferree nella frequentazione di ragazzi, locali, luoghi di ritrovo. Parlo della smania di indipendenza, nella voglia di volersi emancipare e di farcela da sola il prima possibile!! A dirla tutta, forse non era semplice, ma di certo era temprante e motivante.

Oggi io li guardo questi ragazzotti svaccati sui divani nelle case delle mie amiche, o davanti alle loro console, o davanti agli schermi dei pc che scelgono i vestiti per le prossime stagioni, mentre le madri si fumano l’ultima sigaretta prima di andare a fare l’ennesimo turno di lavoro, perché i soldi in casa non bastano mai!! Onestamente non ci vedo molta vita, e mi pare tutto un po’ spento, un po’ squallido e vuoto in questi scenari quotidiani!! Non è per fare la moralista del cazzo, non è per giudicare o non giudicare, per dire che “prima era meglio” o che “adesso è molto peggio”; non è questo, perché che mi frega di fare considerazioni di questo tipo!! Niente! Ma di certo mi spiace un mondo vedere vite tanto giovani sprecate in una delirante quotidianità fatta di nulla, perché se li guardo, non ci vedo niente, non ci vedo futuro… non ce lo vedo, ecco!

Perché mi chiedo cosa pensano; mi chiedo se vogliono uscire di casa per essere indipendenti il prima possibile, o se vogliono andare all’estero a studiare, a cercare un lavoro… ma loro, niente; mi guardano con l’occhio spento immersi nelle loro felpe rosa e mi dicono che “Non so, non ci ho mai pensato!” E io allibisco! Mi chiedo come sia potuto accadere! Nessuna scintilla di vita, niente. Non mi ci abituerò mai! Non è sempre così; in alcuni riconosco un barlume di lucidità e tanta poesia, tanta vivida bellezza!! Le mosche bianche ci sono, per fortuna. Ma per il resto, per la maggior parte, beh… la parola che mi viene è: “sepolcrale”. E quando mi rispondono spenti e annoiati, mi viene da pensare ai badili di mia madre, mentre un po’ mi prudono i palmi… ed è in quei frangenti che io capisco perché non ho fatto figli e perché è meglio che io non li abbia fatti. Sono di un’altra generazione… c’è niente da fare. Sono sempre stata una disadattata; allora come adesso e per motivi diversi.

31 pensieri riguardo “Sono di quell’altra generazione”

  1. E intanto benvenuta e grazie, Elena ! (vado di nome, perchè rivolgermi a te con “ilmiotributoallabellezza” mi viene male)

    Poi ti dirò… mi sono trovato anche io a fare riflessioni simili, credo non ci sia una risposta. Quello che ci accomuna (a parte forse approssimativamente l’ età che desumo da quanto scrivi ma non chiedo per educazione) è il fatto di non avere figli, e questo secondo il mio libro della vita non mi permette di ragionarci più di tanto: sostengo infatti che non si dovrebbe parlare di ciò che non si conosce per esperienza diretta.

    Però è innegabile che ci siano degli elementi indiscutibili e che questi siano sotto gli occhi di chiunque, anche di chi queste cose le vive in prima persona. Il discorso del capo “di moda” è sempre esistito, su quello sorvolerei… il punto focale è che se prima le mode cambiavano con le stagioni (a volte con interi anni), oggi cambiano ogni quarto d’ora grazie ai milioni di “influencer” o presunti tali e grazie alla “rete” che diffonde il tutto in tempo reale. Se negli anni ’70 eri riuscito a farti comprare un paio di “Stan Smith” o negli ’80 un paio di Timberland eri a posto per almeno due anni. Oggi fai spendere 500 euro per delle New Balance (o che cazzo ne so che va di moda in questo quarto d’ora) e dopo che le hai indossate tre volte sono già “vecchie”. Oltre proprio ad un discorso di qualità della roba. Lo scarponcino Timberland classico fatto 40 anni fa è possibile che ancora si tenga insieme, la stessa scarpa comprata oggi si autodistrugge in un anno.

    Quello che per me è proprio il segno dei tempi, invece, è quell’ aria “sepolcrale” che citi (non avrei saputo trovare un termine più adatto, io avrei usato “rincoglioniti”). Ecco, quella non la tollero. Quasi tutti stanchi, spenti, come se avessero già rinunciato. Tirano avanti ma non riescono a divertirsi (in senso “sano”) un decimo di quanto non possiamo aver fatto noi. Modelli sbagliati ? Aspettative troppo alte ? Non lo so. Dicevano della mia generazione (classe ’69) che eravamo la generazione “X”… se era vero, di questa cosa vogliamo dire ?

    1. Grazie a te per l’ospitalità. Le due cose sono strettamente correlate, mi sa… le scarpe da 500 € e l’area funebre che aleggia nei loro occhi, intendo; per questo li ho citati entrambi. Si tratta di dare valore “unicamente” alle scarpe e alla felpa.. per forza che poi non sei felice, ecchecazzo!! Io sono del 74, ne ho 48 compiuti da cinque giorni e come quasi tutti avevo le Timberland e le Clark (col buco sulla suola, perché mica si cambiavano, piuttosto ci lasciavi entrare l’acqua!!) avevo pure gli anfibi, perché sono passata dal dark, al paninaro, alla truzzaggine più truce, esattamente come se non mi andasse mai bene niente, nemmeno in fatto di identificazione sociale… a me ste etichette stavano strette e mi vestivo secondo l’umore, senza fede, senza chiodi fissi (un chiodo ce l’avevo, quello metallaro). Le relazioni sociali ne risentivano, ma mi andava bene così. Ma il punto è che, almeno dalle mie parti, vestirsi in un certo modo per fare parte del gruppo, era un contorno, ma poi c’era anche dell’altro, si parlava d’altro, si pianificavano fughe, si costruivano orizzonti, si cercava un riscatto, un mondo migliore, “una terra promessa” come cantava il coso lì, quello che si chiama come un amaro che andava di moda insieme al Montenegro. Parlando con loro oggi, tu vedi che gli si illuminano gli occhi solo se parli di influencer, macchine di lusso, Dubai, scarpe, felpe, videogiochi, soldi e moda. Fine! E li sento che fra di loro parlano di questo. E se non parlano di questo, stanno zitti davanti al monitor. Ed è triste e davvero demotivante vederli così!! Qualcosa gli è stato fatto!! Li hanno spenti! A quell’età dovrebbero sprizzare vitalità e ribellione da tutti i pori… e invece, niente. E la cosa peggiore è che loro lo sanno che la “la colpa è dei genitori”… lo sanno e gliela vogliono fare pagare, in fin dei conti. Perché gli hanno dato troppo e tutto e continuando così, una persona la spegni per forza di cose, perché gli spegni la capacità di avere un grande desiderio irrealizzato, di avere un anelito per un “qualche cosa di meglio”, per aspirare a un se stesso più forte, vivo e capace. Gli prepari tutto pronto? E allora non ti lamentare se poi non ha voglia di fare un cazzo e vegeta sul divano!! Io la vedo così… magari sbaglio, ma proprio perché non ne ho di figli, forse ho una visione meno condizionata e più realistica. Mi metto nei loro panni e no, non mi ci ritrovo granché bene! A che cosa vuoi che aspirino se hanno già tutto?!! Così si lasciano morire sui divani e con il joystick in mano… e si rendono colpevoli a loro volta della loro Morte. E non è paragonabile a nessuna condizione di nessuna generazione precedente; qui il problema trovo sia ben diverso, perché non è mai accaduto prima di dover risvegliare l’anima ribelle degli adolescenti. Prima si è sempre cercato di spegnerla… era la regola ed era giusto così; c’era frizione, contrasto, lotta e resistenza fra generazioni. Adesso non serve più. Sono già spenti.

  2. Il problema siamo noi di questi giovani persi e annoiati. Genitori o nonni.
    Perché con loro ci stiamo pochissimo a differenza dei nostri avi.
    Abbiamo accettato di sacrificare tempo libero e tempo per la famiglia (e per i più giovani) per il superfluo.
    Per qualche centinaio di euro in più a casa.
    E ora abbiamo il risultato “ignobile” di tutto ‘sto egoismo.

      1. Uh i figli… Discorso lunghetto e mooolto soggettivo. Da parte mia posso dire che per quanto un genitore possa dare, insegnare, forgiare, una volta fuori nel mondo è il carattere personale che esce e guida le loro scelte. Noi possiamo solo stare a guardare, anzi in certi casi dobbiamo stare a guardare. Conosco genitori che ancora tengono a influenzare i figli quasi trentenni…

      2. Sì, li conosco anch’io questi… non solo trentenni, ma anche cinquantenni, che ancora sono succubi dei genitori e quando questi ultimi vengono a mancare, gli manca tutto, gli manca la vita che non hanno voluto fare pur di rimanere sotto l’ala protettrice, comoda e rassicurante nel nido d’origine. Vite sprecate! Una tristezza infinita. Ed oggi sono tantissimi e sono sempre di più. C’è qualcosa di malato in tutto questo; sono dinamiche innaturali.

      3. In Italia, perché qui dove sono ora, a Copenaghen, sembra ci sia un distacco più rapido dalle famiglie. Anche perché qui se metti su una famiglia tutta è fai figli, lo stato ti supporta moltissimo. In pratica il figlio non è una spesa, ma quasi un guadagno… Per cui vedere ventenni già sposati è genitori è normale. Vabbè ventenni magari no, ma molto giovani di sicuro…

      4. Mi sembra un’ottima cosa, questa. In Italia ci sarebbero un mucchio di cose da sistemare, in tal senso; facciamo l’esempio in termini culturali: è normale che se ne vanno di casa a quarant’anni,(o non se ne vadano proprio mai) per convivere un paio di mesi ogni tanto e tornare dalla mamma piangendo, se va bene. E la mamma li riaccoglie, ovviamente. Oppure se ne stanno in casa con la scusa che devono finire gli studi (io conosco gente che a 34 anni sta a casa dei suoi per questo motivo, giuro!!), o che “sono senza lavoro, o non si trova lavoro, o non sanno bene che lavoro vogliono fare…per anni, e anni, e anni, vivendo della pensione dei genitori, con le camicie stirate dalla mamma, il pranzo pronto a mezzogiorno e la paghetta per uscire con gli amici… a oltranza. Insomma, difficile che in Italia si vedano genitori giovanissimi, a meno che non siano rom, extracomunitari o stranieri.

      1. Mi sa che sei tu che non hai realizzato bene dove sei finita… 😀
        Se riusciamo (è mia intenzione) a ricreare anche solo la metà dell’ atmosfera che c’era da queste parti fino ad una decina d’anni fa, altro che grafomane fissata: penserai di essere “normale” 😉

      2. E da ieri sono già due volte che mi sento spiazzato…. Come c’eri? E dov’eri? E soprattutto come è possibile che io non lo sappia??? Cazzocazzocazzo, me sto a fa’vecchio!! 🙂

      3. NO, non sei tu che stai invecchiando… cioè, siamo tutti un po’ più vecchi, ma il fatto è che tanti anni fa io aprii il mio primo blog, su Splinder, nel 2010, se non sbaglio, e con quello poi mi spostai su WP quando chiusero la piattaforma, ma adottai un nome diverso, poi ne aprii altri sette o otto (tutt’ora quasi tutti attivi) e non mi ricordo con quale account scrivessi qui da te, ecco. E’ successo adesso, perché dopo anni son tornata a scrivere con più ritmo, perché ho smesso di farmi vessare con un lavoro folle e mi sono licenziata… e adesso che ho un po’ più di tempo per andare a trovare le vecchie conoscenze che hanno un blog (quelle che hanno tenuto duro, perlomeno), con il cuore traboccante di commozione, ho ritrovato anche te. E’ una storia lunga, lo so… e oggi non ho la mente molto lucida, perché ho scritto tutta la notte e non so se sono riuscita a spiegarmi.

      4. OK, ti sei spiegata. Forse. Boh ? Vabbè, sticazzi, l’ importante è che tu ci sia e che ti trovi bene: quindi rettifico il benvenuta e dico bentornata ! 😉

  3. Dunque dunque pensavo di essere pazza ma invece no….mi consola che ci sia qualcun’altro che la pensa come me.
    Io posso dire, da Generazione X quale sono , che per quello che vedo tra amici e conoscenze ci è andata di culo con la Progenie😊

    1. Ho come la netta sensazione che l’hai detta giustissima, Liza! Esistono genitori un po’ più illuminati che ce la fanno; questione di intelligenza ed evoluzione, secondo me… e pure io, che da figlia mi lamentavo della mia infanzia/adolescenza da trincea, devo dire che in fin dei conti sono stata davvero fortunata!!

      1. Bhe’ essendo “figlia” del mestolo,del battipanni e dello zoccolo volante ,delle punizioni e delle consegne infinite,io e il martirio abbiamo deciso di essere una via di mezzo con la progenie 😁😁😁😁

      2. Penso abbiate fatto la scelta giusta; c’è gente che segue l’esempio dei genitori, inevitabilmente, inconsciamente… è difficile sfuggire ai condizionamenti dell’imprinting, ma se si riesce a mediare, penso sia decisamente meglio per tutti. Io, ad esempio, se sono consapevolmente squilibrata, so che c’è un motivo; con questo non voglio criticare i miei, sia chiaro. Si vede che doveva andare così, ma non ho fatto figli anche perché avevo il terrore di fare gli stessi errori; l’esempio, nel bene e nel male, ti rimane appiccicato dentro e non c’è niente da fare. Se riesci a fare meglio, per me sei da ammirare. Se non ci riesci, sei da ammirare comunque, per aver avuto il coraggio di fare un figlio in modo consapevole. C’è chi li fa senza avere la minima idea di che cosa significhi… si chiama incoscienza, o infantilismo, e poi i risultati sono quelli che sono; piuttosto niente. MI prendo la responsabilità dei figli che non ho fatto; sono certa che per loro è stato meglio così! 😀

      3. Ovviamente poi sono scelte personali basate come hai scritto, dai condizionamenti vissuti.
        È la consapevolezza che ti fa agire in modo diverso negli squilibri generali.

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