IL PAZIENTE A.

Il paziente A. non è effettivamente un paziente. “Carcerato” sarebbe la definizione corretta, ma una serie di circostanze ha fatto si che il suo periodo di reclusione (che per il Tribunale e per quanto ne sa il pubblico si attesta intorno ai 18 anni, ma che realisticamente, viste le sue condizioni non finirà mai) venga scontato presso una “struttura specializzata”: non un carcere, perchè visto quello che ha fatto ed il tipo di nemici che ha nessun tipo di isolamento ne garantirebbe la sopravvivenza.

C’è da aggiungere che una ben pagata e ben “introdotta” difesa (praticamente speculare per importanza all’ accusa) ha promesso sin dall’ inizio ed ha fatto in modo che fosse trattato “bene”. Non al punto di essere lasciato libero (troppo pericoloso) ma bene. Inoltre un generoso quanto misterioso lascito, sotto forma di versamenti periodici sempre puntuali e sempre superiori al dovuto (in modo da garantire che ogni intermediario potesse avere la sua parte senza far torto a nessuno) assicura ancora oggi, e continuerà a farlo, che la sua permanenza nella struttura non presenti sorprese.

Il paziente A. però non può fare una vita normale. Non può avvicinarsi ne’ essere avvicinato da nessun essere vivente, men che mai umano. I suoi spazi sono definiti, recintati, blindati. Può muoversi dall’ ampia e luminosa stanza dove di fatto risiede, ben arredata e dotata di ogni comfort, attraverso un corridoio a “gabbia” fino ad un grande giardino esterno con uno stagno, piante, fiori, anche un piccolo orto che cura lui stesso. Il tutto chiuso da una gigantesca e robusta cancellata, che si chiude verso il cielo come una voliera. In giardino, il paziente A. può giocare con il cane. Un cane, unica forma di vita con cui può interagire senza ucciderla usando qualsiasi cosa abbia sottomano (o anche a mani nude), perchè il paziente A. fa questo. Uccide. Senza motivo e senza alcun ripensamento. Viene subito in mente il paragone con Hannibal Lecter, ma non calza: lui nel film provava piacere a fare ciò che faceva, il paziente A. non prova nulla. Uccide e basta: senza motivo e senza nemmeno troppo spettacolo, il più velocemente possibile. E avanti il prossimo.

Da subito, appena entrato nella struttura, qualcuno aveva pensato di risolvere semplicemente eliminandolo. Ma il comando dall’ alto era chiaro: “trattatelo con estrema prudenza, ma costi quel che costi deve rimanere vivo. Perchè serve vivo”. Il paziente A. conosce delle cose che “lassù” sono ritenute di estrema importanza: non c’è stato modo di estorcergliele, quindi l’ ordine è quello di tenerlo vivo più a lungo possibile, nella speranza che prima o poi si decida da solo a raccontarle.

I primi tempi il Dottore aveva tentato con il metodo del “confidente”: un agente specializzato e tornato vincitore da numerose operazioni simili aveva iniziato un “avvicinamento trasversale” al paziente A., facendosi passare per “ospite della struttura”: per giorni aveva tentato di comunicare da dietro le sbarre del corridoio che portava al giardino usando sottili quanto efficaci (in altre occasioni) trucchi psicologici.

Non ottenendo nemmeno di essere guardato in faccia, aveva deciso di giocarsi il tutto per tutto – nonostante i contrari e tassativi ordini – e simulando un poco credibile “furto di chiavi” si era introdotto nel giardino per tentare un approccio ravvicinato confidando che la sua prestanza fisica ed il suo allenamento, uniti al fatto che il paziente A. era comunque costantemente sedato attraverso il cibo (peraltro molto gustoso), avrebbero evitato ogni problema.

Ancora oggi, ovviamente irrecuperabile, l’ agente specializzato (o quel che ne rimane dopo che i pesci hanno fatto volentieri il loro lavoro) fa parte dell’ arredo subacqueo dello stagno. In aggiunta, una volta arrivata voce dell’ accaduto ai “piani alti”, sia il Dottore che la gran parte del personale della struttura sono stati trasferiti ad altre destinazioni e sostituiti.

Il “nuovo” Dottore, molto più attento e prudente del precedente ha avuto una folgorante intuizione: dopo giornate passate a studiare il compendioso (ed in certi punti inquietante) fascicolo del paziente A. ha deciso, previo consenso dei superiori e beccandosi anche una promozione sul campo per la brillante idea, di fornirlo di una cosa semplicissima: un moderno e veloce computer da tavolo, collegato ad una linea in fibra ottica a banda larga di notevole capacità.

L’ idea è semplice: il paziente A. ha una grande familiarità con la rete e se ne può disporre liberamente, prima o poi contatterà qualcuno, farà qualcosa, fornirà qualche informazione fra quelle che i superiori vogliono. Ovviamente tutta l’ attività di rete che passa per quella linea è costantemente monitorata ed inviata in tempo reale ad un sistema di intelligenza artificiale di ultima generazione che ne analizza ogni minimo aspetto ed è in grado anche di fare previsioni e controlli incrociati. Non c’è da stupirsi che il Dottore sia stato premiato.

Da quel giorno il paziente A. ha cambiato atteggiamento.

Dai monitor di videosorveglianza la cosa è evidente: passa quasi l’ intera giornata davanti al computer, alterna momenti di completa passività (immobile a parte accarezzare distrattamente la testa del cane, ormai rassegnato ad una drastica riduzione dei giochi in giardino) ad altri di frenetica attività, chino sulla tastiera. Gli inservienti addetti al passaggio dei pasti riferiscono che ha smesso di tenere lo sguardo rivolto in terra, anzi li guarda negli occhi e sorride (è un sorriso allarmante, quello del paziente A., ed anche disturbante, dato che non ha praticamente più denti): uno di loro in particolare ha scritto sul rapporto di servizio serale che lo ha sentito chiaramente pronunciare la parola “Grazie”.

DAL RAPPORTO DEL DOTTORE:

“28 maggio 2022 – il paziente A. reagisce più che positivamente alla nostra nuova concessione. Manifesta segni evidenti di volontà di socializzazione, minor carica di ostilità e (cfr. rapporto di servizio AS Ferretti 27-5 u.s.) cosa mai sinora accaduta, articola espressamente parole di senso compiuto all’ indirizzo del personale. Si attende esito dell’ analisi dei dati da parte dell’ A.I. e si confida in un prossimo positivo risultato. N.B.: ho provveduto di iniziativa a sperimentare una riduzione nel dosaggio dei sedativi somministrati su base giornaliera, portandolo al 50% del prescritto. Nessun effetto negativo visibile, mi riservo di ridurre ulteriormente in facoltà della concessami autonomia decisionale. Assicuro costante vigilanza e monitoraggio”.

NELLA MENTE DEL PAZIENTE A.:

Era ora, cazzoni. Qui vi aspettavo. mi chiedevo quanti ne dovessi ancora fare fuori prima che qualcuno avesse la brillante idea. Questo, solo questo mi serviva. Grazie. Bello il monitor, se era un po’ più grande era meglio, ma va bene. Vi state divertendo ? Visto che bello ? Si, adesso conoscete anche i miei gusti musicali, quelle playlist su YouTube girano giorno e notte… rifatevi le orecchie, merde che non siete altro, questa è musica, altrochè. Anche i gusti sessuali, vai… almeno quelli che voglio farvi vedere, il resto ce l’ho in testa, scusate ma sono cazzi miei. Libri, film, quello che volete. Quello che scrivo ? Un mucchio di cazzate, teniamola impegnata, questa intelligenza artificiale, facciamola lavorare… se no che ci sta a fare” ?

(Potrà sembrare strano, ma a volte ci sono segreti troppo “segreti” ed alcuni cortocircuiti logici hanno fatto si che nessuno si accorgesse che quella stessa intelligenza artificiale a cui era affidata la sorveglianza dell’ attività del paziente A. fosse frutto di un suo precedente lavoro, senza aggiornamenti ne’ modifiche. Risparmiare sulle risorse a volte ha i suoi lati negativi. O positivi, a seconda dei punti di vista. Per il paziente A., riconoscere l’ impronta della sua creatura è immediato, e nemmeno tanto sorprendente).

ANCORA NELLA MENTE DEL PAZIENTE A.:

Tesoro mio, che bello rivederti qui. Sono una massa di coglioni, eh ? Ma che ne sanno… Vabbè, dai, adesso lasciami lavorare. Ti ho lasciato aperti tre stream di video (si, uno è YouPorn, non rompere il cazzo e non metterti a fare la moralista, ho lasciato sulla sezione ‘straight’, serve a tenerli impegnati) in più ci sono i soliti due bot che postano a cazzo su FaceBook e Instagram e poi gli immancabili video di gattini. Ah, sto caricando pure i video di me che gioco con questo scemo di un cane. Insomma, roba ce n’è: analizza e riporta. Lascia fuori questa finestra, qui adesso si fa sul serio. Aspetta che riunisco abbastanza persone, sarà una cosa lunga, deve essere tutta gente che non può essere ricollegata a me. Ci vuole un po’, ma alla fine funziona. Ha sempre funzionato. Tempo qualche mese, beccando le persone giuste, sono fuori di qui. Da adesso in poi, smetti di tracciare questa sessione. Grazie. Vai, riprendiamo. Com’ era ? ‘2010fugadapolis.wordpress.com/wp-admin/’… riproviamo con gli inviti. Forza, ce la facciamo, magari senza ammazzare più nessuno“.

“Minchia bro, ei fra… “

Devo dirlo, e lo dico: ma ci rendiamo conto di come stanno crescendo i giovani? Io sono allucinata per non dire allibita!

Riporto il caso:

Mia figlia si è bruciata i 16 e i 17 anni causa lockdown, e qualcuno dirà “e beh adesso può uscire”! NO cari, si è bruciata due anni importanti per la fase di crescita di un individuo, periodo nel quale fra l’altro si sviluppa anche la sfera diciamo “sentimentale”. È vero, è un pelino indietro se consideriamo gli standard di oggi che vedono giovani ventenni già pronte alla vita accompagnate spesso da cocktails, sigarette, e dal rapporto di turno: via uno, via l’altro. Lei no, a parte qualche simpatia “vissuta” virtualmente e di persona quando possibile, d’altronde se devi stare chiuso in casa è un tantino difficile socializzare “in presenza”. Arriva il fatidico “minchia bro, ei fra”, carino molto: fuma, lavoricchia per pagarsi gli studi universitari, ha 19 anni e tutta la vita dentro apparentemente già vissuta. La invita a uscire, si vedono tre volte, scappa un bacio, ogni tanto un messaggio quando c’è tempo (ancora non ho capito come funziona) e silenzio, tanto silenzio. Che figo che è questo silenzio molto figo che però nei social non è mai silenzio ma tutta una roba dalla serie “Mi vesto bene, fumo, chatto, hello guys sto qua, ma vedi un pò che pantaloni che ho…”

Proprio ieri dicevo a mia figlia che questa robaccia che va ora di moda è veramente un fallimento umano sotto un miliardo di aspetti. Le cose vanno vissute con il loro tempo, ecco perché con noi è difficile anticipare gli eventi: a costo di sembrare genitori démodé a casa nostra il decorso degli eventi è lento e ben ponderato. A 18 anni si hanno SOLO 18 anni non 40 quindi questo “fare gli adulti” grossolano e becero che molti perorano come giusta causa non ha alcun senso e a tal riguardo condanno aspramente i socialsssssss (reputo siano un cimitero di ombre mal conservate) perché restituiscono spesso immagini fasulle di persone che giocano un ruolo senza avere contenuti. Fra Tik tok, Instagram e che ne so io di più, vedo dilagare lo scempio di una gioventù poveramente illusa.

Vivere di vita è meglio, è onesto e nutriente, certo è che se devo far sapere al mondo cosa bevo, come mi vesto, dove vado, chi frequento, e a che ora vado al gabinetto… il panorama cambia perché non sei più tu a contatto con la tua vita ma è la tua vita che si disconnette dal tuo te per necessità tecnologiche da mondo visione.

Ma un pò di riservatezza? Di sana intimità? Quanto vale la tua vita se la getti in quel bidone di immondizia che raccoglie di tutto e di più? Vale meno di zero perché è un bene importante dato in pasto a gente che condivide lo stesso zero e se non vado errata niente più niente fa niente… appunto fa il nulla!

Quindi no minchia bro ei fra, torniamo a parlare in italiano come si conviene, e magari a partorire i nostri figli senza selfizzare pancioni e gambe all’aria perché parte tutto da lì, dalla riservatezza e dal garbo che la vita ci insegna ogni giorno senza urla, foto, e voyeurism da quattro soldi che puntualmente affonda la sua inconsistenza in un bicchiere con tanto di ghiaccio e ombrellino, vista mare, vuoi mettere il costumino?

Minchia bro…

Paola

Compagnons

che ne dici, esecrando compare mio,
siamo forse noi tipi d'affrontar tristi l'agonia?
abbiamo sfiorato quella contegnosa signora
una volta al giorno, ebbri anche d'allegria,
sprezzanti commentato il suo funebre lezzo
e 'l disordinato arrancar in preda alla furia,
le siamo quasi amici, accogliamola ridendo!

che magari vedendoci così ben disposti
e gingillandoci aspettando il suo arrivo
non le prenda come il dispetto di non esser
temuta, anzi sfruttata per l'ultimo viaggio
da noi senza pagare il biglietto e perfida
ci conceda un'altra settimana, un altro mese,
"et tout à se foutre" 
come dovrebbe suonare in francese