DUE PAROLE SU UN ARGOMENTO SCOMODO.

Dato che in quel di Roma domani è festa e che ne approfitterò per sbrigare alcune faccende in un altro comune di mia competenza dove invece è feriale a tutti gli effetti, lascio qui una breve riflessione in merito ad un tema che è tornato alla ribalta di recente.

Un tema “peloso”, difficile parlarne senza rischiare di urtare la sensibilità di qualcuno, cercherò di farlo nel modo più educato possibile.

Parlo della questione dell’ aborto, o IVG che dir si voglia.

E’ una cosa che personalmente non ho mai considerato. Al di fuori di ogni convinzione religiosa (non ne ho), etica (non ne ho) o morale (non ne ho). Come disse una volta qualcuno, ho la coscienza pulitissima, non l’ ho mai usata.

Semplicemente non l’ho mai visto come una possibile “soluzione” ad un presunto “problema”, probabilmente perchè ho fatto in modo di non dovermi mai porre il “problema”.

Sono consapevole delle lotte e della fatica spesa per arrivare ad un compromesso legale in merito (almeno in Italia), e ritengo che un certo ambito di libertà vada lasciato alle persone anche in questo caso.

Ma è finito – almeno per me – il tempo degli “ideali”, è finito poco dopo il “tempo delle mele” se è per questo.

Non sta a me fare classifiche ed opzioni su quando e se sia opportuno abortire e quando no, a mio avviso sono squisitamente cazzi di chi lo fa o no. Posso fare però le mie considerazioni, che lasciano il tempo che trovano ma sono le mie:

Siamo ormai nel 2022, non nei primi dell’ 800. Ci sono tanti e tali modi di evitare una gravidanza indesiderata (o di interromperla con il minimo dei danni, anche se sono comunque danni), che a mio avviso non esistono scusanti per arrivare “troppo tardi” e doversi sottoporre ad una cosa che al di là di tutto non mi risulta essere una passeggiata di salute, ne’ per chi la pratica ne per chi la subisce.

Non è morale, la mia, è logica. Si può evitare il danno (se vogliamo vederlo come un danno) e comunque se pure si presenta si può limitare il danno. Non esiste un motivo al mondo per infliggersi coscientemente una “pena” come quella dell’ interruzione tardiva di una gravidanza, con tutto ciò che ne consegue da un punto di vista fisico, psicologico e legale (l’ aspetto legale lasciato volontariamente per ultimo come importanza).

Ci sono casi, è vero, nei quali l’ azione è inevitabile, ma non siamo qui per catalogarli: se deve essere, che sia. Non sindaco sulle scelte altrui. Non si faccia però l’ errore di ragionare in questo caso come si fa (appropriatamente) per altre cose: “mio il corpo, mia la scelta” funziona bene per tanta roba, dal farsi un tatuaggio al bombardarsi di stupefacenti (sempre atteso che ciò non nuoccia ad altri). Qui però la scelta deve essere condivisa da almeno un altro essere vivente (l’ altra metà del concepimento) e da un “potenziale” terzo (il nascituro). In questo caso, non siamo soli.

Ho detto tutto e non ho detto niente.

Dico che finchè era un modo di affermare il proprio valore nel mondo, o un modo di conquistare voce in capitolo dove prima non si aveva, poteva anche andare. Ha funzionato, con i suoi “danni collaterali”, ma ha funzionato. Ora però sarebbe il caso di mettere un punto e andare avanti. Ripeto, non ci sono più “scuse”.

Pesantuccia questa, eh ? Lo so. Ma ce l’avevo in testa e dovevo farla uscire. Vorrete scusarmi.

16 pensieri riguardo “DUE PAROLE SU UN ARGOMENTO SCOMODO.”

  1. In generale personalmente sono contraria all’aborto, però secondo me bisogna comportarti in modo diverso a seconda dei casi. Si deve lasciare la donna libera di scegliere, non ingabbiarla in una legge che ad una potrà far comodo mentre ad un’altra no. Ci sono casi in cui la donna può decidere di abortire perché magari si scopre che il feto non si è formato del tutto e nella pancia abbia solo il cervello del nascituro! Oppure può accadere che ci siano altri problemi che mettetebbero in serio pericolo la vita stessa della mamma e magari senza riuscire a salvare alla fine neanche il bambino.
    Le leggi sono quadrate e generiche, mentre ogni individuo è diverso e così lo è ogni caso di eventuale aborto; in ogni caso, abortire sarà sempre una violenza sia per il nascituro che per la mamma stessa perché anche quest’ultima ne uscirà distrutta a livello psicologico, a meno che non sia ella un insensibile mostro.

  2. Come faceva notare qualcuno, la cosa buffa è che negli USA esiste la pena di morte e nessuno parla… ma anche lì non stiamo andando ad arrogarci il diritto di decidere del destino di una vita? E ora perché di fa tanto scandalo per la questione dell’aborto? Dove sta la differenza tra le due uccisioni volute?

  3. Una delle più grandi storture dell’applicazione della legge 194, ribadisco applicazione, è l’equioarazione del pericolo di danno medico al pericolo di danno psicologico per la donna.
    Esistono casi di gravidanze a rischio che possono portare alla morte della gestante o della partoriente.Una malata di una patologia autoimmune rischia grosso durante la gravidanza. Una cardiopatica rischia di morire durante il travaglio ed anche in caso di anestesia per un parto cesareo.
    Ma equiparare casi del genere ad una sensazione di disagio, mi sembra semplicemente ridicolo, ma politicamente gratificante.
    Sarebbe dovere dello stato, proprio in virtù della legge 104, assistere le donne con difficoltà psicologiche durante la gestazione e poi avviare i neonati all’adozione, se le madri non li vogliono.

  4. Mi interessa dire solamente che eliminare l’aborto di Stato non eliminerebbe l’aborto clandestino, anzi semmai lo amplificherebbe. L’aborto esisterà sempre su questo pianeta, che lo si voglia o meno.

  5. “Qui però la scelta deve essere condivisa da almeno un altro essere vivente (l’ altra metà del concepimento) e da un “potenziale” terzo (il nascituro). In questo caso, non siamo soli.”

    Non ho mai volutamente commentato su questo argomento, ma queste sono le esatte parole del mio pensiero.

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