O “CIAO”, O “BUONGIORNO”. DECIDETEVI !

Devo prima di tutto ringraziare nell’ ordine:

  1. Internet;
  2. YouTube;
  3. l’ Utente YouTube che si è preso la briga di caricare questo (ed altri) video.

Ho avuto così la possibilità (altrimenti impensabile) di ripescare uno sketch di questo trio comico che si era perso nel nulla delle meteore.

Si tratta del “TrioReno“, attivo negli anni ’80-’90. A me facevano ammazzare dalle risate, non so a voi, comunque metto la clip qua:

“O MOTO, O CICLISTA” !

Ciò premesso, veniamo al tema del post.

Da qualche anno, almeno a Roma e dintorni, non so in altre zone d’ Italia e chiedo a voi, è invalso l’ uso (quando si entra in un posto che si conosce, negozio, bar, attività, o meno frequentemente quando si incontra qualcuno, in quel caso si usano espressioni parimenti insensate tipo “che dici ?“) di esordire con un:

Ciao, Buongiorno !

Uno potrebbe anche non farci caso, in fondo non è nulla di male (“ciao, vaffanculo” sarebbe peggio), ma per motivi a me sconosciuti, da ricercarsi probabilmente nel più profondo ed insondabile dei recessi del mio inconscio, a me quel “ciao, buongiorno” dà al cazzo in una maniera incredibile. Non lo sopporto. Ha preso anche ad un mio carissimo Amico, già da un po’: è diventato un viziaccio, gliel’ ho pure fatto notare, ma ogni tanto gli scappa comunque. Poi quando succede gli faccio eco immediatamente con “buongiorno un cazzo” e si ravvede. Ma ormai è troppo tardi. L’ ha detto.

Io ho provato ad analizzare l’espressione, alla ricerca del motivo per cui mi fa questo effetto: cerco di riportare quello che ho evinto finora, ma chiedo a voi nel caso di aiutarmi a capire.

Su un piano logico (probabilmente perchè dal mio punto di vista i gradi di conoscenza e confidenza sono pochi e ben distinti fra loro) è per me un segno di indecisione: se siamo in confidenza, ci salutiamo con un “ciao“, se non lo siamo o non lo siamo abbastanza, useremo un formale “buongiorno” o “buonasera” a seconda dei casi. Se siamo molto in confidenza possiamo anche non salutarci: spesso al lavoro da me si risolve con un semplice “ahò” (che nasconde un complesso e codificato “sto qua, sò arivato, se serve chiama, se vai via avverti, se c’è il caffè famme ‘n fischio, se no nun me rompe li cojoni che ciò da fà, se viene quello fallo entrà solo se cià i sòrdi in mano sinnò dije che nun ce sto“).

Inoltre mi appare ridondante: è come se dicessi “buongiorno buongiorno” o “ciao ciao” (che può andare bene quando ci si accomiata, ma non quando ci si incontra, e comunque è un po’ da scemi).

Non trovo al momento altre spiegazioni. A livello inconscio è possibile che mi sia stato detto le prime volte da qualcuno che mi stava sulle palle e io lo abbia indissolubilmente legato al fastidio di vederlo/a, chissà.

Si usa anche dalle vostre parti ? Ci avete mai fatto caso ? E nel caso, vi lascia indifferenti o no ?