Recensione libresca: “Carrie” Stephen King.

Un’adolescente bullizzata, una rabbia troppo a lungo repressa: un mix esplosivo che sfocerà nel sangue e nella vendetta.

Titolo: Carrie.

Autore: Stephen King.

Genere: horror.

Pagine: 189 (formato ebook), 224 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

“Cos’è successo dopo?”

“Dopo? Be’, dopo a Chamberlain è arrivato il demonio.”

Trama: Carrie è un’adolescente presa di mira dai compagni, ma ha un dono. Può muovere gli oggetti con il potere della mente. Le porte si chiudono. Le candele si spengono. Un potere che è anche una condanna. E quando, inaspettato, arriva un atto di gentilezza da una delle sue compagne di classe, un’occasione di normalità in una vita molto diversa da quella dei suoi coetanei, Carrie spera finalmente in un cambiamento. Ma ecco che il sogno si trasforma in un incubo, quello che sembrava un dono diventa un’arma di sangue e distruzione che nessuno potrà mai dimenticare.

Ahh, l’horror: uno dei miei generi preferiti, 😍. Che siano libri o che siano film sono subito pronta ad aprire le pagine di un libro o a mettermi davanti allo schermo e lasciarmi coinvolgere dalla prima all’ultima pagina del libro o dal primo all’ultimo minuto del film, 😉. Il brivido sulla pelle, la scarica d’adrenalina, il salto sulla sedia quando arriva la scena spaventosa… Beh, credo che si sia capito che sono una vera appassionata di questo genere, 😉.

E quando si parla di horror il primo nome che viene in mente è… Stephen King! “Il Re del Terrore” in fatto di storie horror la sa lunga e i suoi libri sono un vero e proprio concentrato di paura, orrore e brividi.

Ho letto vari libri di King ma “Carrie”, il suo primo libro pubblicato nel 1974, ancora no , e nell’ultimo shopping libresco l’ho subito comprato tra i libri da leggere, 😉.

In questa romanzo horror la protagonista è Carrie White, un’adolescente che frequenta l’ultimo anno delle scuole superiori e che fin da bambina è dotata di un potere, un “dono” davvero particolare. È dotata di telecinesi, ovvero il potere di riuscire a spostare e far muovere gli oggetti usando solo la mente. Carrie, malgrado questo potere, ha una vita davvero difficile: a scuola è continuamente presa di mira e bullizzata dai compagni mentre a casa deve avere a che fare con una madre con problemi mentali e con livelli di fanatismo religioso che rasentano la follia. Durante una lezione di ginnastica ha le sue prime mestruazioni ma le compagne, invece d’aiutarla a capire quello che le stava succedendo (Carrie, a causa delle madre, non è a conoscenza di questo cambiamento fisico e crede di stare per morire dissanguata), la deridono tirandole addosso dei tamponi. E questo è solo uno dei tanti modi in cui la povera Carrie viene bullizzata. A casa, quando la madre scopre che la figlia ha avuto il suo primo ciclo mestruale, dà la colpa ai pensieri lussuriosi e le dice che sono opera del diavolo. La madre è così fanatica che qualsiasi cosa, anche semplicemente avere un vestito rosso, vuol dire “vivere nel peccato e nelle tentazioni”. Ma un giorno sembra che le cose possano cambiare: Carrie viene invitata al Ballo di Fine Anno della scuola e, riuscendo ad imporsi al volere della madre che non la vorrebbe mandare al ballo, si prepara da sé il vestito da indossare durante quella serata. Carrie non può nemmeno immaginare che proprio durante il ballo succederà qualcosa che farà esplodere in lei il desiderio di vendetta verso tutti. Sarà un vero e proprio massacro e in pochi riusciranno a salvarsi dalla furia devastatrice di Carrie.

Voto alla fine della lettura del libro: 7.

👍 crea la giusta tensione nel lettore; il romanzo tratta due tematiche molto attuali anche al giorno d’oggi: quello del bullismo e dell’emarginazione, due piaghe veramente brutte della società moderna che vedono coinvolti ragazzi e ragazze che spesso si ritrovano a subire le angherie di “persone” che si credono forti ma che in realtà sono solo deboli e non sanno cosa sia il rispetto verso gli altri. Una tematica che dovrebbe essere trattata maggiormente, soprattutto nelle scuole, per spiegare che il bullismo e l’emarginazione sono sempre da condannare, senza se e senza ma.

👎 malgrado sia un romanzo horror l’ho trovato quasi più “splatter” perché la violenza, a volte, va a surclassare l’orrore e la paura.

E voi avete già letto “Carrie” di Stephen King? E voi che cosa ne pensate del bullismo e dell’emarginazione?

Aspetto i vostri commenti. 🙂

3 pensieri riguardo “Recensione libresca: “Carrie” Stephen King.”

  1. Oh, beh. Che dire…
    Qui mi trovo in territorio amico e che soprattutto conosco molto bene.
    E’ una storia che, al di là degli aspetti paranormali, tocca argomenti molto ma molto interessanti.
    Il tema dei ragazzini “bullizzati” o comunque vittime di soprusi di ogni genere, dallo scherzetto stupido alla violenza vera e propria è molto caro al Re, così come la loro “riscossa”, che si attua con sistemi umani o soprannaturali (come in questo caso), ma si attua sempre, e si fa sentire.
    A quanto mi è dato sapere, il tutto nasce proprio dalla sua esperienza personale: da piccolo King era il bersaglio perfetto per questo genere di cose… cicciottello, occhialuto, goffo, troppo sensibile. Credo ne abbia passate di tutti i colori e si vede da quello che scrive.
    Lui la sua rivincita personale l’ ha avuta attraverso il lavoro, la fatica, la fame pur di riuscire a scrivere e pubblicare. Il denaro (tanto) e la fama (altrettanta) sono arrivati dopo. E quando sono arrivati l’ hanno fatto con la cavalleria.
    I nerd, i perdenti, gli emarginati sono quasi sempre presenti nelle sue storie: basti pensare ad Arnie Cunningham (il protagonista di “Christine”), al gruppo di amici di “Stand By Me” (meraviglioso, lo consiglio a chi non l’abbia letto), amici che poi sono il preludio della banda dei “losers” che ritroviamo in “IT”.
    Riguardo Carrie, per il quale mi sarei sbilanciato anche con un “8”, c’è da dire che è anche uno dei pochi romanzi di King da cui sia stato tirato fuori un film decente. Per il resto c’è questa “maledizione”: le sue storie sono troppo articolate per renderle in un film, e quasi sempre escono fuori delle cagate clamorose. Uniche eccezioni a mio avviso, a parte Carrie, sono “Shining” e “Christine”. Shining perchè dato il regista e il cast era impossibile sbagliare, Christine perchè si è infilato perfettamente nel filone horror-fantasy imperante nei primi anni ’80 e Carpenter è una garanzia di successo.

    1. Una bellissima analisi la tua Albè, 👍. Concordo con te: “Stand By Me” è un libro assolutamente meraviglioso, che ho la fortuna di avere nella mia biblioteca personale e che ho letto. “Shining” è, se non ricordo male, il primissimo libro del Re che ho letto e devo dire che è una lettura che mette davvero i brividi. Un libro che, quando l’ho preso in prestito in biblioteca, l’ho divorato in pochissimo tempo: impossibile staccarsi dalla lettura di libri così perché sono troppo belli e ad ogni pagina succede sempre qualcosa che ti lascia senza fiato. Ora questo libro è nella mia libreria dell’iPad e sarà tra le mie prossime letture anzi, riletture, 😉. Ho visto anche il film, sia quello con le scene tagliate che quello integrale ed è stato uno di quei film che ogni volta che danno in tv, cascasse il mondo, lo guardo sempre volentieri. “Christine” mi manca, sia il libro che il film ma prima o poi non mancherà l’occasione per colmare questa mancanza, 😉.

      1. Su Christine non alzare troppo le aspettative… Io personalmente lo adoro però non è necessariamente un amore universale. Ti dico perchè:

        E’ stato il libro con il quale ho “scoperto” King. I precedenti li ho letti dopo, ma prima di Christine non lo conoscevo. Da lì è stato un crescendo.

        Poi, il tema: la vera protagonista è un’ automobile: precisamente una Plymouth Fury del 1957 (anche se ad esser pignoli il modello è una Belvedere). Uno di quei bestioni americani anni ’50, per capirci una cosa così:

        Io sono da sempre appassionato di quegli affari lì, parte del mio coinvolgimento nella storia viene da questo.

        Ovviamente l’auto incarna il “male”, quindi sembra vivere di vita propria e aggancia il co-protagonista, che da “nerd” brufoloso ed impacciato – da quando la acquista e comincia a girarci – si trasforma in una specie di James Dean, che alla fine conquista anche la più bella della scuola. Il prezzo di questa trasformazione però sarà molto alto.

        Il film, se capita (ma questo è più un lavoro per Raffa), può esser visto con leggerezza: siamo nel filone dei vari Venerdì 13, Fog e compagnia, non molto splatter ma qualche momento di tensione lo crea.

        Il libro, beh, io l’ avrò letto 5 volte, ma una può anche bastare.

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