“IMPRENDITORE” A CHI ? – UN SEQUEL

Nelle intenzioni originali questo post non prevedeva un seguito, ma oggi mi punge vaghezza di “elucubrare” un altro po’. La spinta viene da due commenti in particolare: quello dell’ AllegroPessimista e quello di Kikkakonekka, quindi se vi ammorbo, prendetevela un po’ anche con loro ūüėÄ

Il punto è che hanno ragione. Ne hanno da vendere tutti e due, da punti di vista diversi.

E il “combinato disposto” delle loro osservazioni (assieme alle altre) mi obbliga qui a riflettere su una specifica cosa: “chi sono gli imprenditori“, al giorno d’ oggi ?

Per la stragrande maggioranza, purtroppo, gente che non capisce un cazzo. Gente che avrebbe fatto meno danno a fare un po’ di concorsi e trovarsi un posto al comune o alle poste invece di mettersi a forza in un mondo che non gli appartiene e che non √® capace di gestire.

La “tempesta perfetta” in questo campo si ottiene quando si verifica l’ incontro fra due entit√† precise: da una parte chi si mette a fare impresa senza capire che un’ impresa non √® un ente statale e dall’ altre chi si infila come dipendente in un’ impresa senza capire che un’ impresa non √® un ente statale. No, non ho fatto “copia incolla”, l’ho proprio scritto uguale due volte. Di proposito.

Ovviamente, se proprio dobbiamo cercare una “colpa”, questa non ricade necessariamente sui secondi: il “peccato originale” √® tutto dei primi. Vediamo perch√®.

L’ impresa, oggi come oggi, o si “eredita” o si apre da nuova: purtroppo quando si eredita di solito va a puttane in fretta (salvo casi sporadici di particolare “illuminazione” mentale). Quelli che sono stati abituati dai padri a fare la “bella vita” raramente capiscono o sanno cosa c’√® dietro: tenderanno a continuare cos√¨, ma senza la consapevolezza di chi li ha preceduti. Per aver contezza di questa mia triste affermazione, basta che solo uno di voi abbia vissuto l’esperienza di passare come dipendente dalla “vecchia” gestione alla “nuova”: in genere si rimpiange sempre il vecchio “principale”, mentre i figli non capiscono mai un cazzo. Un classico.

Ma vediamo il caso di una “nuova” impresa, nata dall’ iniziativa di un volenteroso “imprenditore”, diciamo negli ultimi 20-30 anni.

La cosa pi√Ļ bella dell’ aprire un’ impresa √® senza dubbio quella di essere “il Capo”. E quindi di non essere “sotto padrone” (ho la mia idea, il mio progetto. Faccio quello che cazzo dico io, mi assumo le mie responsabilit√†, se faccio bene bene, se faccio male, male. Ma non ho padroni. Non dipendo da nessuno).

Bene. Bravo, giusto e sacrosanto. Un buon inizio.

Allora mi spieghi per favore perch√® nemmeno hai cominciato a lavorare che gi√† te lo stai cercando, un “padrone” ?

Sgomberiamo il campo dalla “fuffa” anche qui (al solito, per chi conosce un po’ il “privato” le seguenti righe sono ridondanti, ma scrivo anche e soprattutto per chi non sa o non ci ha mai pensato): hai aperto un franchising di qualcosa (immobiliare, supermercato, abbigliamento, pet-shop, concessionaria auto, negozio di servizi per gestori telefonici e simili) ? Non sei un “imprenditore”. Sei gi√† sotto padrone. Non hai “investito” i tuoi capitali, li hai messi a disposizione del padrone. Hai aperto una mirabolante “startup” di servizi innovativi e geniali, con benefici dati da questa o quella legge e magari con i fondi europei (o della regione, o del comune) ? Non sei un “imprenditore”. Te ne accorgerai presto, e proverai sulla tua pelle quanto √® bello avere qualcuno che ti tiene inchiodato a terra mentre cerchi di decollare.

Mettiamo invece che tu stia facendo proprio tutto da te. Ottimo. Avevi un gruzzolino da qualche parte, hai trovato un bel posticino conveniente per aprire, compri, vendi, crei, produci, eroghi, fatturi. Voli basso finch√® devi e poi arriva il momento del “colpo d’ala”: e perch√® no, le cose vanno bene, i soldi entrano, il mercato aiuta, sei stato bravo (n.b.: io parlo al maschile ma prendetelo come un neutro. Come gi√† detto non posso mettere “o/a” ad ogni sostantivo e ad ogni aggettivo e la “schwa” non la uso manco se mi ammazzano).

Questa √® la prima prova per vedere se sei “imprenditore” o no ed attenzione, perch√® questo √® lo spartiacque che divide le aziende sane e vere da tutte le altre (che poi purtroppo sono la maggioranza): chi lavora per un’ azienda “sana” √® gi√† salvo per met√†, chi no √® fottuto per intero.

Questo √® infatti il momento (in genere due o al massimo tre anni dall’ apertura) nel quale l’ imprenditore “wannabe” si mette “sotto padrone” da solo. Come fa ? Semplice: comincia a lavorare con soldi che non sono i suoi. Il problema nasce quando tutto quel bel fatturato, tutto quel bel pacchetto clienti, quella crescita esponenziale dei ricavi (si arriva facilmente nei primi tempi anche ad un 200% annuo), quei bellissimi bilanci in meraviglioso attivo balzano all’ occhio di qualche funzionario di banca:

F.d.B. – “Caro, carissimo Dottor Meneghelli, scusi se l’ ho fatta chiamare ma volevo davvero parlare un po’ con lei. Vedo che gli affari vanno bene e di questi tempi vuol dire che lei √® davvero capace: deve essere circondato da un Team moderno e competente, volevo farle i miei complimenti. Ho notato l’andamento del vostro conto corrente, ci sono tutti gli elementi per suggerirle a questo punto di ‘cambiare marcia’: possiamo dare una spinta alla sua impresa che le aprirebbe nuove strade. Con i nostri strumenti, usando per esempio lo sconto fatture (che sarebbe quel meccanismo per cui a fronte di un canone irrisorio la tua banca ti anticipa i soldi che dovresti prendere da un cliente per una tua fattura dilazionata, salvo che se poi il cliente non paga ti tocca pagare a te), e aggiungendo una linea di affidamento (quanto puoi andare in “rosso” sul conto, praticamente un prestito mascherato), diciamo per i suoi movimenti posso accordarle un 200.000 Euro magari per√≤ mi trova un socio che insieme a lei firma la fideiussione sulle vostre case, non succede ma capir√† ci dobbiamo tutelare, ecco lei immagini con tutta questa nuova “benzina” nel motore e le sue capacit√† che cosa riuscir√† a fare nei prossimi anni“.

Bene, caro il mio Meneghelli. Ci sei cascato ? Sei fottuto. Sembra strano, ma ci cascano in tanti e da l√¨ comincia la discesa. C’√® anche chi ci si mette proprio con tutte le scarpe da solo, eh ? Con tutti quei bei dati positivi che presentano bene la sua azienda ci va proprio lui a chiedere soldi: un bel mutuo, un prestito, un finanziamento (magari agevolato) per rinnovare i macchinari, per ristrutturare i locali, per comprare i mezzi aziendali (e pure a buon bisogno per comprarsi il Cayenne, che dai clienti mica si pu√≤ presentare col furgone della ditta come faceva ‘sto scemo qua che scrive)… vada come vada, da questo momento tu sei “sotto padrone”. Non ci sono cazzi. Tu stai lavorando per chi ti ha dato i soldi. E la banca se ne fotte di te, dei tuoi familiari, dei tuoi collaboratori, dei tuoi dipendenti. Ormai sei un numero, sei un faldone, sei un “fascicolo”, sei un “NDG” (Numero Direzione Generale, tutti ne abbiamo uno).

E con questo non voglio demonizzare le banche (troppo facile): è che siamo proprio stronzi noi che ancora le stiamo a sentire. Loro fanno il loro lavoro che guardacaso non è quello di tenere e gestire in sicurezza i nostri soldi offrendo utili servizi, ma quello di guadagnarci. E pure tanto.

Quando le cose vanno cos√¨ (e ci vanno pi√Ļ spesso di quanto non si possa immaginare), il “vero imprenditore” (se mai era cascato nel tranello) trova il modo di mantenere il controllo, l’ imprenditore da strapazzo (ripeto, la maggior parte di quelli attuali e pure parecchi di quelli di una volta) perde completamente la bussola. Qui subentrano altre dinamiche e a questo punto (riprendiamo il tema principale del post) i rapporti con i dipendenti cambiano drasticamente. Dove prima c’ era un ambiente rilassato, cordiale e collaborativo si crea una semplice duplicazione in caduta del rapporto con la banca “padrone”: il dipendente √® a sua volta un “numero”, una matricola, un qualcosa da sfruttare anche arrivando al ricatto e al limite della legalit√†. Deve produrre e basta. E deve costare il meno possibile, perch√® ogni fine mese il “padrone” batte cassa.

A tutti i dipendenti di aziende private: avete notato un cambiamento di ritmo nella vostra ditta e questo non vi piace per niente ? Se potete, parlate con qualcuno in amministrazione e cercate di scoprire cosa √® cambiato in bilancio alla voce “debiti vs. banche”.

Chi non √® pi√Ļ padrone, pu√≤ anche essere il Capo pi√Ļ buono del mondo, ma non vi vedr√† mai pi√Ļ come prima. Sar√† anche molto facile che si dimentichi di quanto siete stati bravi ed utili quando insieme siete partiti da “zero” ed avete raggiunto quei bei risultati, condividendo i giorni belli e quelli brutti, maniche arrotolate, sudore che scende sulle scrivanie, occhi gonfi e sonno arretrato.

OK, per oggi mi fermo che vi ho gi√† cacato abbastanza il cazzo, ma ho gi√† la terza puntata (quasi) pronta. Qui mi sono concentrato sulla figura dell’ imprenditore, nella prossima “elucubro” su quella del dipendente.