Una sceneggiatura collettiva

Mentre tempo addietro scrivevo l’articolo sui ‘60 anni de “Il Sorpasso”, mi è sovvenuta una curiosità:

Come sarebbe potuto essere se fosse stato girato oggi? Che sceneggiatura avrebbe avuto? Che tipo di personaggi lo avrebbero contraddistinto?

Ho quindi pensato che questo Blog pullula di eccellenti scrittori, e mi sono perciò detto che potremmo far partire una giocosa attività di sceneggiatura collettiva, dove ognuno di noi potrebbe intervenire e scrivere l’evoluzione della storia come più gli aggrada.

Comincio io, dando giusto la struttura generale, e lasciando alla creatività dei singoli la possibilità di spaziare come preferiscono:

Titolo del Film:

“La Retromarcia” (con metafora ovvia, ma anche con un doppio senso che Paola capirà bene).

Personaggi principali:

tre persone LGBTQIA+ regolarmente sposate tra loro. Uno di loro è uno youtuber che fa anche da consulente per l’European Network Against Racism (ENAR), e si batte per l’arrivo di nuovi migranti in Europa, sostenendo le varie ONG del mediterraneo che li trasportano. Un altro è uno stylist che lavora al programma “New Bauhaus” della UE. L’ultimo è politico transumanista che si batte per il completo riconoscimento della cultura LGBTQIA+ e l’impartizione di tali valori nelle scuole, sin dalla prima infanzia.

Micro sinossi (da completare da voi):

il viaggio di questi tre che da Berlino si dirigono a Capalbio da amici parlamentari italiani, facendo tappa a Cannes, dove saranno tra le attrazioni del locale gay pride.

La prima parte del viaggio avviene in jet privato messo a disposizione dalla Open Society. Poi da Cannes a Capalbio si muoveranno con un’auto cabrio elettrica, una modesta Mercedes Electric Maybach 6 Cabriolet. Sì, lo so che è un duetto, ma tanto è un film…

I tre hanno un figlio adottivo, ricevuto da una benefica ONG ucraina chiamata AZOV, la stessa che sta lottando contro l’invasione dei cattivoni Russi. Uno di loro è in transizione da donna a uomo, ma ha ancora l’utero, ed è incinta al quinto mese di un donatore. Un altro è già passato dall’essere uomo a donna, ma si reca a Cannes dove l’attende una ALTRUISTA DONATRICE guatemalteca che, grazie alle ALTRUISTICHE intermediazioni di una cosmopolita e solidale ONG, gli donerà l’utero, perché costui vuole diventare madre. Il terzo… boh, ancora non saprei….

Approccio:

deve essere un FILM attuale, che risponda alle odierne esigenze. Quindi DEVE essere radical-chic, con uso esclusivo di neolingua, di politicamente corretto e di “cultura della cancellazione”. Tassativamente vanno evitati l’uso di maschile e femminile nelle parole, che andranno OBBLIGATORIAMENTE sostituite dalla lettera inclusiva “ə” (tuttschwa). Volendo, si può recuperare il melassoso buonismo alla Veltroni, che si sposa bene al contesto.

Regia: Ferzan Ozpetek o Pedro Almodóvar?

Attori: esclusivamente non caucasici!!! Con l’esclusione di Alessandro Gassmann, ovviamente, che DEVE far parte di un film così chic!

20 pensieri riguardo “Una sceneggiatura collettiva

    1. Buona l’idea del killer, anche se ciò ci porta oltremodo distanti dall’idea del remake de “Il sorpasso”. Nella introduzione ho PER TUTTA EVIDENZA elencato i buoni della nostra storia. Ma ci potrà essere pure il cattivo di turno, il killer, con cui i nostri beniamini dovranno confrontarsi. Il killer per forza di cose sarà una persona estremamente sgradevole: è un caucasico (bianco non si deve dire, non è chic), eterosessuale (sposato con una donna, da cui ha avuto due figli), che ha perso il lavoro per non essersi iniettato il siero magico, che non vota PD o LeU, e non è abbonato a La Repubblica. Insomma, un cattivo a tutti gli effetti!

      Perché vuole uccidere uno dei nostri idoli LGBTQIA+? Qua passo la palla…

  1. Io aggiungerei qualche altra specifica alle tipologie di “nuova normalità” proposta. LGBTQIA soltanto mi sembra riduttivo. Facciamo … ABCDEFGHILMNOPQRSTUWJYKXZ

  2. Non l’ hai fatta semplice, Onnipotè… 😉
    Secondo me è un trabocchetto.
    Se uno qui riuscisse a tirare fuori una sceneggiatura sulle basi che hai indicato, sono sicuro che lo individueresti e lo fulmineresti all’ istante.
    Io per sicurezza mi astengo, non si sa mai… 😀

  3. Tutta una questione di corna.
    Non potendo i tre essere una famiglia (concetto orripilante), formano una struttura di accoppiamento a sei, per cominciare, a composizione ed assetto variabile.
    Uno dei nuovi entrati (fate voi dove) è un beneficiato da una nave di una ONG che lo portato in Europa, per fuggire dalla guerra in Giappone (quella dichiarata nel 1941). In realtà è il figlio del capo di un’associazione di fanatici di una religione levantina che non può essere nominata nel film, onde evitare che qualcuno si offenda e provi la sua nuova spada sulla gola del regista.
    Quando viene scoperto da uno dei membri (si. il doppio senso c’è) della struttura, il fanatico di sfanatizza e si integra, in una scena dove tutti lo abbraciano e qualcuno si inginocchia pure.
    Causa amicizie chic, la struttura si presenta sul red carpet del festival di Cannes ed ogni membro (come sopra) della struttura spinge una carrozzina con i colori dell’arcobaleno, dove sgambettano creaturine uscite fuori da orifizi non presenti sul red carpet. Anzi, la proprietaria di uno degli orifizi si trova a pulire i cessi delle sale di proiezione: la spendacciona ha già sperperato i 500 euri ricevuti dalla ONG Ucraina.
    L’integrato levantino ha riempito le carrozzine di C4 e biglie di acciaio. Il tutto fornitogli dal padre (si può dire?), grazie ad una nave piena di aiuti umanitari destinati a Gaza, partita da Gioia Tauro, ma che ha fatto un logico scalo tecnico a Cannes.
    A un certo punto l’integrato, pronuncia parole incomprensibili, tipo “all’ulula che bar” e le carrozzine esplodono all’unisono, trasformando tutta l’area in un poetico turbinio di colori arcobaleno. Ampio uso di slow motion.
    La scena passa in uno studio TV dove si svolge un talk show. Gli ospiti dibattono sulla possibile fuga di gas russo che ha provocato l’esplosione. Solo un ospite sostiene che forse c’è stato un attentato, ma certamente ad opera di uno squilibrato.
    L’ultima scena si svolge in un cimitero dove si celebrano le esequie, ma solo delle vittime nere.

  4. Non tocco questi argomenti nemmeno con un bastone, è l’attualità più orripilante dopo la politica e le sceneggiate sulla guerra e sul covid.
    Preferisco gli onesti e nobili vampiri succhiasangue. 😉

  5. Io li lascerei fare… poi sposterei la storia su un prossimo futuro, dove i figli nati, fanno piazza pulita, con un kalashnikov che i genitori hanno regalato a uno di loro; ripuliscono tutta la generazione precedente, illudendosi di giocare ad un videogioco, ma rendendosi presto conto che le vite a disposizione erano solo una. Allora si fermano, ma troppo tardi… il compito più gravoso è quello che li vede costretti a scavare le fosse dei genitori, facendo per la prima volta in vita loro un po’ di fatica fisica. Finito il lavoro, si rimettono sui divani, ordinano una pizza e si chiedono se sul mercato è già uscita la nuova versione di Cold War; uno di loro fa un giro sui siti di rivendita ed esulta; è disponibile l’ultima versione. La ordinano e mentre attendono la consegna, visto che ci hanno preso gusto, intanto fanno fuori il ragazzo che porta le pizze, poi ordinano un mini escavatore, così faranno meno fatica a seppellirlo in giardino. La consegna è prevista per il giorno dopo; mettono il ragazzo delle pizze nel freezer, perché uno di loro ha letto da qualche parte che i morti puzzano, se si lasciano al sole. Il giorno dopo arriva l’escavatore; leggono le istruzioni in cinese e si mettono al lavoro. I vicini si accorgono che c’è qualcosa che non va e chiamano la polizia; arrivano due pattuglie di poliziotti, tutti LGBTQIA+, come previsto dai regolamenti di assunzione. Ai ragazzi si smuove qualcosa, impugnano il kalashnikov e fanno fuoco, polverizzando le due pattuglie. Scavano una buca più larga e seppelliscono anche loro, in una comoda fossa comune. I vicini hanno visto tutto, allora uno dei ragazzi ricarica il kalashnikov e li fa fuori. Nuova buca, nuovo funerale. Poi i ragazzi si rimettono sul divano, ordinano un’altra pizza e aspettano… arriva il ragazzo delle pizze, pure lui LGBTQIA+; i ragazzi fanno fuoco, scavano la buca e, richiudono e tornano sul divano.

    Andrebbe avanti ancora parecchio, in realtà, ma potrebbe sembrare monotona come sceneggiatura; preferisco lasciare in sospeso il finale…

    1. Concedimi una “correzione”… dobbiamo nel caso trovare un’ altra arma, che il Kalashnikov ha il brutto vizio di incepparsi a metà raffica o a volte di scoppiarti in mano. Per le stragi così ci vuole roba più affidabile. Se mi viene in mente aggiungo 😉

  6. Stavo scrivendo, Alessandro Gassmann va benissimo per fare la parte di un politico italiano che passe parte del tempo a Capalbio.

    Comunque, si può pensare tutto il peggio di Alessandro Gassmann, giustamente, ma gli si deve dare atto di aver mantenuto anche come personaggio pubblico la doppia “n” nel proprio cognome, volendo così prendere le distanze da quell’immenso attore che è stato Vittorio Gassman.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...