L’ APPUNTAMENTO (SECONDO ME).

Dal mio punto di vista personale, ho notato che molti termini della nostra lingua hanno nel tempo cambiato significato, oppure hanno assunto significati aggiuntivi, o ancora vengono utilizzati a sproposito. Ora, io sono perfettamente consapevole del fatto che una lingua “viva” come lo è la nostra sia passibile di mutazioni, sia aperta a neologismi, insomma possa cambiare. Ed è giusto così: credo che solo il latino classico, l’aramaico ed il babilonese possano permettersi di rimanere congelati.

Però ci sono tante parole, a me molto care e “chiare”, sulle quali mi piace spendere un discorso o (come in questo caso) un Post: non mi garba la deriva che hanno preso e sarei felice se ritornassero a significare quello che dovrebbero significare.

Fra queste, come da titolo, c’è la parola “appuntamento“.

Secondo il vocabolario della lingua italiana Treccani l’ appuntamento è un “Incontro stabilito di comune accordo fra due o più persone in un giorno, ora e luogo determinati“.

Sintetico, chiaro, nulla da aggiungere. Basterebbe già questo.

Avete notato però come (soprattutto da una ventina d’ anni a questa parte, sempre peggio, fondamentalmente grazie alla tecnologia cellulare… ci torneremo su) questa parola si sia sempre più allontanata da questa semplice definizione ?

Innanzitutto ci sono molti appuntamenti che tali non sono: siete in lista d’attesa per una visita, un’ analisi, un qualcosa del genere ? Un giorno qualcuno vi chiama (o vi manda una mail, o un messaggio) e vi dice: “Buongiorno Sig./Sig.ra XXXXXXX, il suo appuntamento è per lunerdì 32 ottembre alle ore 25:63. Per favore sia puntuale”. Appuntamento un paio di cazzi a tortiglione. Non chiamatelo appuntamento, l’ appuntamento si prende minimo in due.

Di minor gravità, ma sempre abbastanza “borderline” sono quelli con i c.d. “professionisti”: Chiamate per un avvocato, un notaio, un commercialista ? La gentile segretaria vi dirà: “posso fissarle un appuntamento, vediamo… per domani alle 18:00 o la settimana prossima alle 17:30 o meglio ancora fra un mese all’ ora che preferisce basta che non sia di mattina”. Anche qui, chiamarlo “appuntamento” mi sembra un po’ ottimistico. Diciamo che è una scelta obbligata fra poche opzioni.

Poi ci sono le scelte obbligate fra opzioni infinite (tipo scegliere online la data per andare a farsi la carta di identità elettronica che è elettronica ma la devi fare di persona, ma vabbè). In questo caso ci andiamo vicini, ma ancora non ci siamo.

Questi sono ancora solo problemi lessicali.

La stortura vera arriva quando si aggiungono i problemi al cervello della gente. Ora è possibile che alcuni di voi abbiano sperimentato queste situazioni, qualcuno forse come vittima, qualcuno forse come carnefice, ma in ogni caso sono certo che capirete.

Ancora oggi, se io concordo un appuntamento con qualcuno (anche se è fra un anno), le uniche cose che mi servono sono data, ora e luogo. Se io dico “ci vediamo mercoledì 5 ottobre alle 17:00 in Via dei Pioppi 23“, il mondo intero può regolare l’ orologio sulla mia presenza in persona in Via dei Pioppi 23 alle ore 17:00 di mercoledì 5 ottobre. Non ci sono cazzi. E’ possibile che causa imprevisti ci sia un ritardo di uno dei due, tipicamente 15 minuti (il famoso “quarto d’ora accademico“, da sempre concesso a chiunque) ma io ci sarò.

Perchè allora sempre più spesso mi trovo a “scavare la buca” per 30 minuti e più ? (Non è vero, non ci arrivo a 30′. Dopo 20 minuti che non ti vedo me ne sono già andato da 5, sappilo).

E perchè da quando ci sono i cazzo di cellulari (eccomi che ci torno) e ancora peggio da quando ci sono i “messaggini” sono aumentati in maniera esponenziale gli “imprevisti” ? All’ inizio gli davo retta, alla gente: ero lì che aspettavo già da un po’, mi arrivava la chiamata e “scuuuusa, ho bucato, arrivo fra una mezz’ ora“. Oppure: “senti, scusa, ho dovuto accompagnare la bambina a danza che mia moglie è rimasta a piedi e adesso sto a vattelapesca, non è che potresti avvicinarti tu, ci incontriamo a metà strada” ? (Certo, li mortacci tua, de tu moje, de tù fija e della danza, io sono uscito mezz’ora prima per venire in questo cazzo di posto, ho trovato pure parcheggio e mò me rimetto ner traffico pè li cazzi vostri ?).

La cosa poi è peggiorata immensamente con l’avvento della messaggistica istantanea: ancora più facile, messaggi a raffica, cambi di orari, di luoghi, scuse fantasiose, qualsiasi cosa. Coi messaggi puoi inventare mille cazzate, puoi per esempio scrivere che ti trovi in un ingorgo infernale mentre magari sei a casa sulla tazza del cesso senza correre il rischio della telefonata con la quale potrei sentire le tue scoregge invece dei clacson ed insospettirmi leggermente…

Ma io, imperterrito, continuo a dare all’ appuntamento il valore che ha: per evitare problemi, una volta che sono sul posto, ignoro qualsiasi chiamata e/o messaggio mi pervenga dal cazzaro (in senso di inventore di cazzate) di turno. Aspetto un quarto d’ ora, poi me ne vado. E se più avanti ha il coraggio di dirmi “ma io ti avevo chiamato – messaggiato ma tu non hai risposto” (capito ? Dopo si pure sissignore, va a finire che è colpa mia), me lo strainchiappetto per benino. E la domanda rimane sempre la stessa, sempre valida: “ma quando non c’erano i telefoni, come facevi” ?

Un appuntamento è una promessa reciproca, e le promesse si mantengono.

(Per chi se lo stesse chiedendo, no. Oggi non mi ha dato buca nessuno, anzi stranamente ho incontrato due persone esattamente all’ ora e nel luogo che avevamo stabilito. E sono felice, mi basta poco).

P.S.: in un patetico slancio di spirito di emulazione accenno un tentativo di ispirazione al Maestro, che colgo l’occasione per salutare:

10 pensieri riguardo “L’ APPUNTAMENTO (SECONDO ME).”

  1. Il popolo è abbastanza sheepoles da seguire qualsiasi meme venga fuori ( alla luce) , in ogni suo formato: nella linguistica, moda, nelle news, religioni, poi c’è hollywood, la T.V. ….
    Riguardo a i valori, in un periodo come il nostro ci vuole il “metaldetector” 😕
    P.S. A noi, (in tema di appuntamenti) a Roma è andata bene, verdad ?

  2. Anche per me un appuntamento è sacro, e cerco semmai di arrivare in anticipo, preferisco aspettare che farmi aspettare. A proposito di questo c’è una mia amica, ritardataria cronica a cui di solito diamo orari anticipati quando ci dobbiamo incontrare: se l’appuntamento per tutte è alle 8, a lei diciamo che è alle 7.30, altrimenti facciamo notte ad aspettarla. E riesce ad arrivare in ritardo comunque 😀.
    A meno di imprevisti, che possono capitare a chiunque, il ritardo è una delle peggiori forme di maleducazione e di inciviltà.

  3. Beh, oggi mi ha dato buca il fumista che doveva venire a fare il sopralluogo per l’installazione delle nuove stufe; e prima di lui, un suo esimio collega, non si è fatto mai vedere. Quindi sì, capisco il problema, lo capisco bene. Per non parlare di cosa ho visto quando ancora lavoravo per la PA; cose da far venire i capelli bianchi anche ad un calvo! C’erano geometri pagati fior di quattrini che facevano fare 100 e più chilometri a persone che poi li dovevano aspettare ore, mentre loro erano impegnati in non so quali attività ludiche fuori sede. A me, ste cose facevano venire la bile agli occhi!!! E infatti non li ho sopportati a lungo. C’è un motivo se questo paese sta messo come sta messo… è l’andazzo generale che non tiene, che non può tenere. E infatti stiamo scoppiando.

    1. L’imprevisto ci può essere, su questo non si discute, ma non ci si può “abituare” ad avere continui imprevisti. Due giorni fa ero d’accordo con un’amica per un semplicissimo caffè… l’ho aspettata, le ho messaggiato, non si è presentata e ho fatto un po’ i cazzi miei. Dopo tre ore arriva il messaggio dal figlio; “la mamma ha dimenticato il cell a casa, ma so che si è scordata l’appuntamento! ” 😀 … ok, niente di che. Poi mi messaggia lei, verso sera: “Scusa, mio figlio ha rotto il cell e gli ho dovuto prestare il mio, oggi! Volevo avvisarti che ho avuto un contrattempo. ” 😀 😀 😀 Cioè, vabbeh… mi son messa a ridere, perché non era una cosa importante… ma va così… stacosa delle scuse, degli imprevisti, continui… mi annoia a morte.

  4. Grazie, Albè.
    Incomprensibili le persone che ti dicono:
    ci vediamo domani alle otto/otto e mezza
    Oppure
    Verso le dieci là intorno.
    Se è un appuntamento, un luogo e un ora!
    Mi fanno ridere alla mattina quelli in ritardo che continuano a guardare l’orologio.
    Alzati prima!
    Unsaluto

  5. Un piccolo ritardo può essere anche concesso ma che facciano aspettare troppo, beh, quello no, 👎. Piuttosto si esce un po’ prima da casa ma almeno si è sicuri di arrivare sul luogo dell’appuntamento in orario.
    Cosa che succede anche quando ti si rompe qualcosa in casa, chiami per fissare un appuntamento e l’addetto alle riparazioni arriva in super ritardo o peggio, non si presenta affatto.
    Una cosa del genere mi è successa questa primavera: stavo pranzando quando all’improvviso salta il contatore che ho in casa. Provo a rialzare la levetta ma questa continua a scattare verso il basso. Ci riprovo ancora un paio di volte ma vedendo che questa volta il problema non si risolve da solo chiamo chi di dovere e mi fissano un appuntamento per il pomeriggio. Si sono forse presentati a risolvere il problema? Certo… che no. A sera ero ancora con la corrente staccata. Per fortuna che un vicino di casa, gentilissimo, è riuscito a risolvere il problema al contatore altrimenti tutto quello che avevo comprato il giorno prima di spesa e che avevo messo in frigo e in freezer avrei dovuto buttarlo.

  6. Haha, in effetti l’uso del termine è ormai oggi molto stiracchiato.
    Non avevo mai fatto caso che la parola stessa indica un “accordo tra due o più persone”, mentre spessissimo non è affatto un accordo, bensì un obbligo nei tuoi confronti, o se ti va bene una scelta vincolata.

    Riguardo i ritardatari, io ho mio fratello che ne è un massimo esponente, ed è da decenni che mi fa incazzare ogni volta.

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