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DURA LEX, SED LEX. (BACK TO COVID).

Una volta, tanto tempo fa, un vecchio “Principe del Foro” (uno di quegli avvocati che solo nominarlo come difensore ti faceva vincere la causa) disse ad un giovane e alquanto basito Albert1 durante un’ amabile discussione sulla “costituzionalità” di una norma: “vedi, caro, quando in un procedimento legale – non importa di che tipo – ti metti ad invocare la costituzione, vuol dire che sei alla frutta. Significa che non hai niente in mano e che l’ altra parte ha già vinto. Fidati, la costituzione non ti aiuterà più di quanto non ti possa aiutare questa graziosa statuetta della Dea della Giustizia: sta lì, ferma da anni, è un bel simbolo e la spolveriamo tutti i giorni, ma non serve a un cazzo“.

Grosso errore quindi è stato quello di alcuni “temerari” che hanno sollevato e portato all’ attenzione della Consulta alcuni dubbi di legittimità costituzionale in tema di “obbligo vaccinale” e che ieri sera si sono visti definitivamente sbattere la porta in faccia dai simpatici “ermellini”. Per ora c’è solo un comunicato stampa, attendiamo le sentenze per le motivazioni.

Il succo è: “nessun dubbio, le leggi emanate in merito secondo noi (che siamo NOI, mica Santi Licheri) non contrastano in alcun modo con la costituzione. Quindi ve la andate a prendere in culo, voi e quei cialtroni che speriamo vi abbiano almeno pagato. Ciao Ciao”.

E vaffanculo, lo sapevo pure io, bastava lo chiedessero a me e si risparmiavano tutta ‘sta fatica.

Non serve essere dei “costituzionalisti” per capire che quell’ onorevole carta, quel mucchietto di articoli grondanti splendidi e monolitici princìpi etici che fondano la giustizia del nostro Paese, ha in realtà tanti di quei buchi, crepe e spiragli che il detto “fatta la legge, trovato l’ inganno” sembra essere stato scritto proprio lì.

Ma poi, davvero credevano quegli sciocchi che uno stuolo di giudici di tal fatta avrebbe osato mettere in dubbio le trovate dei loro amici ? Dai, su.

Lasciatela perdere, ‘sta costituzione… avevate più possibilità di raccattare qualcosa da un qualsiasi cavillo, da un vizio procedurale, da una virgola messa al posto sbagliato… avete perso tempo.

Ah, poi, non c’entra un cazzo, ma per inciso e per coincidenza (?) da ieri è scaduto il termine dato agli “Over 50” e alle altre categorie sottoposte ad obbligo per giustificare la loro mancata adesione alla punturina. Quindi le già ampiamente preannunciate “multe” partono a raffica. Pare che sia stimato un introito di 1,9 milioni di Euro dai quali possono già togliere i miei 100 (che se li scordano finchè campo). Vediamo adesso se l’ attuale governo è davvero disposto a rinunciarci (come fra le righe aveva detto) oppure se si attaccano pure a quei due spicci dicendo che non l’avevano mai detto.

Vediamo. Uno dei punti dove li aspetto al varco.

COSA AVETE SMESSO DI FARE DI RECENTE ?

(Questo articolo, che poi rientra nella categoria dei “sondaggioni” è stato ispirato da un “repost” di Nadia sul suo Blog).

La domanda (alla quale come al solito siete liberissimi di rispondere, non rispondere, mandarmi a cagare o ogni altra cosa vi venga in mente fare) è la seguente:

Facendo riferimento all’ ultimo anno, anno e mezzo, ci sono delle cose che avete “smesso di fare” ? E se si, quali ? E se è lecito, perchè ?

Qualsiasi cosa, anche di poco conto, che prima facevate (anche saltuariamente) e adesso non più.

Come al solito comincio io:

  1. Ho smesso di leggere e commentare gli articoli del Blog “Il Simplicissimus“. Il motivo è strano (conoscendomi) ma è semplice, anzi “simplicissimus”: non riesco a capirli. O meglio, faccio fatica ad inquadrarli. Di esercizi mentali nella vita ne faccio anche troppi, questo ho deciso di risparmiarmelo.
  2. Ho smesso di leggere e commentare gli articoli del Blog “Il Blog di Barbara“. Pur condividendo gran parte dei pensieri e delle posizioni dell’ Autrice, ho realizzato di essere “fuori luogo”. Fuori luogo in senso generazionale e fuori luogo in un ambiente che non mi è proprio.
  3. Ho smesso di seguire su YouTube la rassegna stampa personale del giornalista Nicola Porro (come pure il suo “Quarta Repubblica” su Rete4). Avevo iniziato in era “panscemica” e devo ammettere che mi divertiva e mi interessava, ma esaurita la spinta delle questioni “coviddi” è tornato evidente il divario politico e personale che mi separa da lui. Il fatto che tanti anni fa abbiamo preparato un paio di esami insieme e poi non ci siamo più cagati ha un suo perchè. E’ come quando ricominci a sentire un vecchio compagno delle elementari su FaceBook e poi realizzi che se sono più di 40 anni che non vi vedete ci sarà un perchè.
  4. Ho (di nuovo) smesso di comperare i quotidiani. Semplicemente perchè li compro ma poi non li leggo. Per un po’ aveva vinto l’inerzia, ma quando ho visto che si impilavano sul tavolino del soggiorno e non li leggeva più manco il cane l’ ho chiusa lì. Ormai l’ edicola la frequento solo per la Settimana Enigmistica (che quella no, non la mollerò mai finchè campo). La pila di giornali intonsi è ottima per accendere il camino, finchè dura.
  5. Ho smesso di mangiare un cornetto al bar ogni mattina. Era decisamente di troppo, dato che comunque prima di uscire mi sparo una tazza di cereali o due/tre fette biscottate spalmate di marmellata insieme al primo caffè della giornata. Il cornetto era un inutile “di più”.

E voi ?

COSTRUIRE.

Fra le esigenze primarie dell’ essere umano, più o meno al livello di mangiare, dormire e fare sesso (vabbè, sul sesso possiamo anche chiudere un occhio), c’è da sempre quella di avere un luogo ragionevolmente protetto dove vivere.

Da che siamo sulla Terra, la prima cosa che facciamo quando ci fermiamo da una parte è “cercare un riparo”: all’ inizio si usavano le caverne (mi pare), poi evolvendoci abbiamo imparato come “costruire” dei ripari, magari in luoghi più convenienti, tipo sugli alberi (per sfuggire agli animali e alle inondazioni) e/o nei pressi di una fonte d’ acqua… insomma abbiamo scoperto il valore delle comodità, e come procurarcele.

Un tempo (e in qualche parte del mondo ancora oggi) lo “ius aedificandi”, il diritto di costruire, era implicito nella “proprietà”. Vale a dire che chi possedeva un pezzo di terra, senza nemmeno porsi il problema, ci costruiva sopra il cazzo che voleva, per le esigenze sue e della sua famiglia. E mi sembra il minimo.

Questo, purtroppo è uno dei tanti diritti che nel corso della storia ci sono stati abilmente sottratti. Uno dei primi, a dire li vero.

Oggi si parla al massimo di “diritto all’ abitare“, che però è ovviamente tutta un’ altra cosa. E pare che fra l’altro non tutti lo abbiano: in nome del diritto all’ abitare si permette l’occupazione di immobili altrui da parte di soggetti accuratamente selezionati, ma se lo invoco ad esempio io (che non sono esponente di una minoranza, che non ho tessere sindacali o di partito, che non frequento un centro sociale), ho voglia ad invocare. Mi attacco al grande cazzo universale e tiro forte.

Qui volevo fare tutto un discorso sul cosiddetto “abusivismo edilizio” (s’ era capito, eh ? Era nell’ aria) ma per adesso ve lo risparmio. Solo per adesso, però, perchè merita e lo farò (è una minaccia).

Mi limito invece a ribadire ed ampliare il concetto iniziale: costruire è un DIRITTO. E ce l’hanno levato.

Peggio ancora, l’ hanno tolto a tutti noi per metterlo in mano solo ad alcuni: primo fra tutti lo stato (o chi per lui), poi i “grandi costruttori”, poi i “palazzinari” (quelli a cui non si può dire di no), poi le cooperative, e non dimentichiamoci della chiesa che da sempre fa il cazzo che gli pare, ovunque e comunque, in nome del signore, amen.

La cosa triste è che sono anche riusciti a convincerci che va bene così, che se lo facciamo noi non è “legale” e che quindi se il nostro vicino si chiude la veranda è un abusivista maledetto e va denunciato. Non perchè la sua veranda ci rechi alcun danno, ma solo perchè si è permesso di “costruire” qualcosa e questo non si fa.

In questo modo, come al solito, i grandi “costruttori autorizzati” (che poi sono quelli che non lo fanno certo per un loro bisogno ma per lucrarci alla grande – il che poi mi sta pure bene) trovano sempre e comunque il modo di farlo (e magari sono quelli che ti tirano su le palazzine fondate sulle paludi che poi un bel giorno ti crollano addosso), mentre il povero piccolo stronzo che possiede un pezzo di terra e ci si vuole fare casa per se’ e la sua famiglia deve passare le pene dell’ inferno e non è nemmeno detto ci riesca.

E’ ovvio e naturale che chi ha il suo appartamento in affitto regolare 4+4 rinnovabile ad libitum, oppure chi ha il suo appartamento regolarmente acquistato con mutuo trentennale e un fracco di sacrifici, oppure ancora il felice assegnatario di alloggio di edilizia popolare a canone agevolato dal quale nessuno mai lo caccerà (a meno che non si distragga e non glielo occupino), non si ponga certe questioni e si limiti ad aderire alla “vulgata” che vuole l ‘abusivismo edilizio fra i peggiori mali della nostra società a fianco dell’ evasione fiscale ed altre simili amenità.

Ma pensateci un attimo: possibile che non si riesca a riconoscere che quello della casa è un altro dei sistemi utilizzati per tenerci per le palle ? E che tutto il resto è fuffa ?

Poi continuo con l’ abusivismo, con i condoni, le sanatorie eccetera. Ma per ora vi lascio con questa piccola riflessione.

UN (ALTRO) GIRO ALLA FIERA DELL’ ASSURDO.

Questo post trae ispirazione dal combinato disposto di alcune notizie di questi giorni sommate alle discussioni da queste sollevate nonchè dagli ultimi due “ficcanti” articoli del nostro Allegro Pessimista (che poi trattano di un altro argomento in voga oggi).

Si tratta come al solito di pensieri in libertà, che cerco di mettere in ordine scrivendoli qua, non so se ci riuscirò ma ci provo.

Parto dal fatto (invero drammatico) di cronaca: Isola di Ischia, due giorni di maltempo pesante, alluvione, frane, fango, acqua, tragedia. Se non vado errato 10 morti, qualche disperso, centinaia di “sfollati”, una storia pesante davvero. Scatta la “caccia al colpevole”, come al solito rimpalli infiniti di responsabilità, viene fuori che tutti avevano avvisato di qualcosa ma nessuno aveva fatto un cazzo. Alla fine, la “colpa” è dell’ abusivismo edilizio.

Certo. Si, come no.

Ho sentito numeri astronomici a sostegno di questa tesi: sembra che le autorità “fossero a conoscenza” di ben 26.000 casi di abuso edilizio sull’ isola. Ventiseimila. E che cazzo vuol dire ? A parte che la maggioranza degli “abusi” consta in genere di qualcuno che si è allargato di qualche metro o che si è chiuso un terrazzo per ottenere una stanza in più. Ma poi, autorità, se sei al corrente di un “abuso” le cose sono due e non più di due: o è sanabile, quindi confermi che può stare dove sta e come sta, ti prendi i tuoi bei soldini di oneri concessori e bene così, oppure non lo è (tipo sta su un terreno che frana, o troppo vicino a un fiume che esonda o è brutto da fare schifo e deturpa il paesaggio…) e allora lo fermi prima che diventi una “casa” per qualcuno, tiri giù tutto e ci pianti degli alberi o so un cazzo che altro. Punto. Tertium non datur.

E allora, se sei presa i soldi del condono ed hai autorizzato la costruzione, quella da “abusiva” diventa “regolare”. E a quel punto DEVI tutelarla, non ci stanno cazzi. Se finisce sotto un mare di merda insieme ai suoi abitanti, la colpa “umana” è la tua, cara autorità. Su quella divina, o del “fato”, non possiamo discutere quindi è inutile farlo.

Oppure, se hai chiuso uno o due occhi, non ti sei presa i soldi e l’hai lasciata lì senza raderla al suolo prima che ci pensasse il “fato”, di chi è la colpa ? Sempre la tua, mi spiace. Certo, coglione chi l’ ha costruita e ci si è messo pure dentro, ma lui – se ci è rimasto sotto – diciamo che la sua parte di colpa l’ ha già abbondantemente espiata. Resti tu, autorità. Che sei tenuta a vigilare ed intervenire, se no che cazzo ci stai a fare ?

E se un tempo era anche possibile (in qualche misura) che delle costruzioni “venissero su” all’ improvviso e nessuno se ne accorgesse fino a cose fatte, oggi con le tecnologie e gli strumenti che ci sono è altamente improbabile che ciò succeda. A maggior ragione su uno scoglio con meno di 50 chilometri quadrati di superficie, e poco più di 60.000 abitanti che probabilmente si conoscono tutti per nome. Quindi non vi inventate un cazzo, per favore.

Mi torna in mente un’ altra storiaccia, che mi turbò parecchio e mi toccò anche personalmente (per vie traverse): la frana-valanga di Rigopiano di cui fra poco ricorrerà il sesto anniversario, nella quale passarono a miglior vita ben 29 anime. Ancora fanno a cazzotti per scoprire di chi fu la colpa e ancora tutti si rimpallano ogni sorta di responsabilità. Sicuramente in quella circostanza qualcuno avrebbe dovuto fare qualcosa e sicuramente non l’ ha fatta, ma a parte tutto vi assicuro che basta arrivare fino lì, mettersi con le spalle a quel poco che resta della struttura e guardare su verso la montagna. A quel punto è lampante, giuro che basta guardare con gli occhi. Chi cazzo ha permesso che quella che in origine era una baracca per le pecore con abbeveratoio posta proprio ai piedi di un evidente canalone sul fianco più ripido di un monte diventasse un resort capace di ospitare 50 persone ? Torno a ripeterlo, era un bersaglio fin troppo facile: basta spostarsi di nemmeno 500 metri sulla destra (dove infatti sopravvive tranquillo un rifugio in pietra evidentemente costruito fuori dalla traiettoria del canalone) per essere al sicuro. Autorizzare una costruzione (per di più a scopo ricettivo) proprio lì è stato esattamente come autorizzare una villetta sul cratere di un vulcano.

Ma è tutto così ovvio (e fin troppo facile): l’ “abusivismo”, così come l’ “evasione fiscale” è la bestia immonda, brutta e cattiva. Diamo la colpa a lei, che tanto sfugge sempre, e ci siamo lavati la coscienza. A posto così. Trovato il colpevole, andiamo avanti, domani è un altro giorno. Di merda. (cit.) Questa chi la riconosce si becca 1.000 punti.

A questo punto (e vi ringrazio per esserci arrivati e non aver cambiato sito mandandomi mentalmente a cagare), vi starete chiedendo cosa c’ entrino i post dell’ Allegro, dato che trattano di tutt’ altro (ma “tutt’ altro” si scrive così o “tutt altro” oppure “tuttaltro” ? Se è maschile l’apostrofo non ci vorrebbe, però vai a capire. Vabbè). Diciamo che in senso stretto non c’entrano una mazza, ma alla fine ce li farò entrare per forza.

Il tema qui è la polemica sul cosiddetto “Reddito di Cittadinanza“, un altro dei nostri “mostri”, che in altri paesi si chiama sussidio di disoccupazione, o aiuto alla povertà o in mille altri modi ma che qui abbiamo pensato di battezzare con un nome di merda. Io non l’avrei chiamato “reddito”, tanto per cominciare, perchè un reddito è un provento che si percepisce a fronte di qualcosa (e qui lo percepisce chi non fa niente, proprio per il fatto di non fare niente) e poi perchè un reddito per definizione produce delle “tasse” e questo non solo non le produce, ma anzi viene a sua volta prodotto dalle “tasse” pagate da altri. Poi di “cittadinanza” che vuol dire ? Lo prendi perchè sei “cittadino” ? E se sei campagnolo ? 😉 (Ok, questa è una cazzata).

Sgombro subito il campo dagli equivoci: io non sono contro il reddito di cittadinanza. Sia chiaro. Posso essere contro chi se ne approfitta, ma non è dato a me verificare. Secondo me, uno Stato che si meriti la “S” maiuscola è tenuto a provvedere a chi sta con le pezze al culo, per mille e più motivi, ed è sacrosanto che chi ha di più debba contribuire ad aiutare chi non ha nulla. Su questo non ci piove. Il problema nasce quando uno stato non è uno “Stato”, in definitiva quando non è capace di fare quello che dovrebbe, e a maggior ragione quando questa incapacità è dolosa, e non solo colposa. In altre parole, se tu metti in campo un meccanismo di questo tipo (soldi a pioggia a prescindere, presi dalle tasche dei contribuenti e dati a chiunque riempa un moduletto più o meno complesso) e poi non sei in grado di controllarne il funzionamento, stai facendo solo danni. E più ci rimetti le mani, e più vai a smucinare, più danni fai. E’ la stessa cosa di autorizzare in sanatoria una costruzione e poi non verificare che sia adeguatamente protetta dagli eventi avversi, o servita dalle necessarie infrastrutture. (visto che c’entrava ?).

Anche qui, la “colpa” la diamo facilmente ai “furbetti del reddito” (che pure ci sono) e così l’abbiamo fatta franca… non la diamo invece a chi davvero ce l’ha. E chi ce l’ha ? Ce l’ha chi regala a destra e a manca soldi non suoi e poi non mantiene le promesse. Ce l’ha chi non fa in modo che lavorare sul serio sia più conveniente che starsene seduti a non fare un cazzo e aspettare l’accredito sulla PostePay. Ecco chi ce l’ha, la colpa. Perchè io non credo che tutti quelli che percepiscono questa “provvidenza” statale siano felici così. Credo che tutti, dal primo all’ ultimo, sarebbero ben più appagati dal poter fare in pace qualcosa di utile e remunerativo, senza che gli vengano rotte le palle in tutti i modi.

E scusate, ma torno a parlare di tasse:

Ma se io devo scegliere tra un part-time da 1.000 Euro per vedermene levare ogni mese 230 di tasse e prenderne invece 600 senza fare un cazzo dalla mattina alla sera, secondo voi, cosa scelgo ?

Questo interrogativo apre la strada a un mucchio di riflessioni, che non sarebbe male fare insieme. Chiudo qui il post pure perchè mi sono “allargato” parecchio, ma vi lascio con un interrogativo ? Cosa vi è venuto in mente leggendo ?

RIFLESSIONI DEL VENERDI

Ero lì che pensavo a cosa scrivere oggi, e di argomenti ne avevo parecchi (uno per esempio era un pensiero alla “giornata mondiale contro la violenza sulle donne”, ma abbiamo già estensivamente parlato delle varie “giornate del” e mi pare che le abbiamo sistemate).

Mentre rimuginavo, uno scambio di battute su un gruppo Telegram di cui faccio parte mi ha fatto accendere la lampadina. In breve si tratta di un gruppo di discussione tecnico su argomenti legati al mondo dei decoder satellitari con sistema operativo Linux: i partecipanti sono tutti “genietti” dell’ informatica, ovviamente, e poi ci sono anche semplici utenti che fanno domande. Uno di questi ultimi ha posto una domanda del tipo “come si fa a fare questo” e tutti i genii hanno risposto all’ unisono “non si può“. Invece di placarsi, l’utente ha detto “ma se per questo tipo di funzione si può fare, perchè per quest’ altra che è simile no” ? E allora è cominciata una specie di lotta fra i genii a chi era più esperto e su e giù e sapete come vanno ‘ste cose.

A un certo punto sono intervenuto e ho scritto: “senti: se qui cinque ‘guru’ ti hanno detto di no, è inutile che insisti. Sono certo che si possa fare quello che dici, perchè con i computer si può fare tutto tranne mangiarseli e trombarseli. Quindi ti rimane solo una cosa da fare: sbatti la testa su quel decoder e sperimenta fino a che non ci riesci. Quando hai fatto, se ti va, torna qua e spiegalo a tutti. Solo così si va avanti“.

La lampadina che mi si è accesa è relativa al seguente fatto, la cui granitica verità mi era sfuggita sinora e mi è arrivata addosso come un treno tutta insieme. Uno dei più grossi problemi dei nostri tempi è che:

NON ESISTE PIU’ LA SPERIMENTAZIONE.

Esagero, dite ?

Pensateci un attimo, pensateci due volte. Io questa cosa la riscontro in quasi tutti gli aspetti della vita, della scienza e persino delle arti. E’ come se ormai si fosse spenta una fiamma, e si cercasse solo di tenere viva la brace smuovendola il più possibile, ma senza mai aggiungere nuova legna. (Cazzo, ultimamente mi escono delle metafore incredibili 😉 ).

Quanto tempo è che non si “inventa” nulla di veramente nuovo ? Che non si “scopre” qualcosa di mai visto prima ?

E’ solo un continuo migliorare (a volte con effetti contrari) le cose geniali che già esistono da un pezzo: un cercare di renderle più efficienti, più economiche, più belle o più funzionali, ma alla fine un’ automobile è sempre un’ automobile, un computer è sempre un computer, un cellulare è sempre un cellulare. L’ ultima cosa in un certo senso innovativa dal punto di vista informatico – per esempio – è il “tablet”: ma quanti anni sono passati dal primo iPad ?

Sembra come se qualcuno ci avesse costruito un recinto intorno e ci avesse detto: “qui dentro fate il cazzo che vi pare, questi sono i giocattoli e badate che sono parecchi. Ma non vi azzardate nemmeno a guardare fuori o peggio a provare ad uscire: non c’è niente per voi fuori da qui“.

Il problema secondo me è proprio l’ abbondanza di “giocattoli”: volendo esplorare ad esempio tutte le potenzialità di uno smartphone di nuova generazione, una persona con la giusta attitudine ed una sufficiente capacità tecnica potrebbe starci sopra un anno. Distratto dal giocattolo, perderebbe così una marea di tempo che invece potrebbe dedicare alla ricerca di qualcosa di “nuovo”, sempre mettendo a frutto la stessa attitudine e le stesse capacità. Invece ci accontentiamo. Abbiamo abbassato l’asticella dell’ innovazione: ormai non gridiamo più “Eureka” ! quando scopriamo qualcosa… per “esultare” ci basta esser riusciti a cambiare l’immagine del profilo WhatsApp.

Come al solito, questo non vuole essere uno sproloquio solitario: mi piacerebbe approfondire con voi, capire se è solo una mia impressione o anche se avete visioni diverse in merito. Io per primo mi sono accorto di aver in un certo senso “smesso” di sperimentare, in un momento imprecisato, forse non tutto insieme ma gradualmente, mi sono come “accomodato” nel recinto con tutti i vari gingilli senza più guardare oltre (segue “amarcord” autoreferenziale e a tratti “sborone” che volendo potete saltare a piè pari): eppure sono quello che appena ha scoperto i comandi “SYS” sul Commodore 64 se li è provati tutti dallo 0 al 65535 per vedere cosa facevano, sono quello che ha scritto il primo (ed allora unico) client di posta elettronica “offline” (un po’ tipo Outlook) per AmigaOS nel 1992, sono quello che spaccandosi le palle degli occhi e spipolando con un ancora acerbo pseudolinguaggio (il PHP) ed un ancora zoppicante motore database (MySQL) ha “partorito” il primo (per l’epoca) programma gestionale basato sul web, cosa che ad oggi è la norma. Poi di quello mi hanno fottuto l’idea, ma questa è un’ altra storia. Non dico di aver veramente “inventato” qualcosa, ma almeno ci sono andato vicino (fine dell’ “amarcord”)

E allora, perchè oggi non è più così ? Mi sono “fatto vecchio” ? Forse. Oppure c’è altro ? Una cosa sicura è che prima la sperimentazione mi era molto più “necessaria”: ad esempio che me ne faccio oggi di un client di posta elettronica ? O di un gestionale su misura ? Ce ne sono a milioni… è tutto disponibile, perchè affannarsi ? Ma, uscendo dall’ ambito personale, il dilemma è ben più grande: possibile che ormai sia stato “inventato” tutto ? Possibile che a tutti sia passata la voglia di guardare oltre i limiti ? E questi limiti, se davvero ci sono, sono reali, ce li siamo messi da soli, o ce li hanno imposti ? E se è così, chi ?

L’ avevo detto che si trattava di riflessioni… hai voglia a riflettere ! 🙂

Vabbè, dai, c’è tutto il fine settimana davanti: qualcosa uscirà.

P.S. non so nemmeno se sono riuscito a spiegarmi, capita quando scrivo di getto… abbiate pietà, in fondo forse sto “sperimentando”.