Tutti gli articoli di il mio tributo alla bellezza

Sono nata fra le montagne trentine. La montagna, i boschi le piante e la miriade di erbe officinali, negli anni mi hanno insegnato alcune cose e fra queste vi è anche la consapevolezza che non si è mai abbastanza pronti, che non se ne sa mai abbastanza; mi hanno anche resa estremamente curiosa e trovo che anche questo sia un bel regalo. Camminando nei boschi e lungo i sentieri ho capito che essere umili non significa essere servi, tutt'altro. In buona sostanza io sono una che sa di avere ancora e sempre molto da imparare e in tal senso non mi stanco mai di cercare. Penso di essere fortunata a vivere in luoghi tanto belli e per certi versi e in alcuni casi, ancora puri; senza nulla togliere a tutti gli altri posti meravigliosi di questo mondo. La montagna ed i boschi sono i miei maestri eccellenti; l'insegnamento che regalano è come un grande atto d'amore e io, di mio, contraccambio di cuore. In questi posti ho molto da camminare, da capire; vorrei che questo blog fosse uno strumento per tenere conto del viaggio e nel contempo, condividerlo. :) Buona lettura a chi avrà la pazienza di seguirmi.

Ho pubblicato il mio primo libro

Ho finalmente pubblicato il mio primo libro sulle erbe aromatiche e le piante officinali. Il titolo è STORIE SELVATICHE DI MAGHI,STREGHE E PIANTE MEDICINALI. E’ un manuale pratico corredato di alcuni racconti… una cosa un po’ fuori dagli schemi come prodotto editoriale, mi rendo conto, ma mi andava di farlo così. Spero venga apprezzato.

Trovate l’ebook a questo link ed a breve saranno disponibili anche le versioni cartacee, per chi avrà la curiosità di volerlo tenere fra le mani https://amzn.to/3AzMKtf . Non è ancora concretamente disponibile, ma lo si può prenotare a questo link, mentre il formato cartaceo arriverà a fra un paio di giorni.

Attualmente per me pubblicare non è un hobby, perché come forse qualcuno di voi saprà, non lavoro dall’ottobre 2021 e l’unica attività che mi dovrebbe fornire un reddito, seppur minimo (mi rendo conto dei limiti e delle difficoltà), attualmente è proprio questa. Sto lavorando al secondo volume, confidando che il primo possa essere apprezzato e vada bene.

In tal senso mi aiuterebbero moltissimo le recensioni (buone o cattive, non importa), perché darebbero visibilità al libro e mi permetterebbero di andare avanti con le nuove pubblicazioni e con l’auto formazione, ma sono ovviamente gradite soprattutto le critiche ed i consigli, perché ho bisogno di imparare e di migliorare, se ne avrete la pazienza. Per me questo è un mondo nuovo, un lavoro nuovo e io so che fra di voi c’è gente che ha competenze eccelse ed esperienza di lunga data in tal senso.

Ho cercato di fare un prodotto di qualità e penso di averlo curato con tutto l’impegno che potevo metterci; è però il mio primo lavoro e non pretendo che sia perfetto. Migliorerò, confido; io ce la sto mettendo tutta. In fin dei conti penso di aver fatto qualcosa di buono, ma lascio a chi vorrà vedere di che si tratta, l’ardua sentenza. Il giudizio non spetta a me.

Non ho potuto pubblicare le illustrazioni come avevo anticipato per questioni economiche e questo mi spiace, perché ci avevo lavorato tanto; confido di poterle pubblicare con i lavori futuri, se questo primo libro va bene. E spero vivamente che vada bene, perché son tempi duri questi, ma non mi spavento e non mi preoccupo, perché son due attività dannose che non servono a nulla. 🙂

Mi rendo conto che puntare su un settore che nel nostro paese non va bene, perché nessuno più legge, è rischioso e forse anche un bel po’ folle, ma io devo fare un po’ quello che sento e seguire quel che mi detta il cuore. Vada come vada, per me è stato un vero piacere scrivere questo volume ed è un gran piacere anche scrivere il volume che sto preparando adesso. Comunque sia, il piacere e la soddisfazione che ho provato a scriverlo, non me le toglierà nessuno.

Ho passato davvero del bel tempo su questo lavoro, nonostante il periodo non proprio facile, e sono comunque grata già da ora per come sono andati questi mesi di ricerca e auto formazione per fare qualcosa di nuovo e possibilmente utile per me stessa e per il prossimo. Sono felice di potervelo proporre. A tutti coloro che avranno la curiosità di vedere “che cosa ho combinato”, auguro una buona lettura.

Cose grottesche solo per stomaci forti!! Sconsigliato a lettori sensibili. Scene macabre, nauseanti…

Giorno 1: Sono andata a rocciare un po’ su per un pendìo calcareo sotto il sole cocente della tarda mattinata, mercoledì scorso. Il cane non ce la faceva più, perché avevamo sete entrambi e l’acqua in borraccia era finita, mentre il ruscello è in secca. Io ce la facevo meno del cane, ovviamente. Non si pensava di salire tanto, ma visto che eravamo di via, abbiamo insistito un po’ più a lungo, ecco. Niente. Poco attrezzati e senza acqua; la regole è TORNARE. Rientro presto a casa, verso le 13. Mi butto sul frigo e mentre apro un brik di latte a +4°, mi ingozzo con una manciata di biscotti al burro, di quelli che faccio io… di quelli che se non sono tutto burro, poco ci manca.

Poi mi siedo a tavola con una bella fetta di certosa e un po’ di verdura dell’orto e comincio a sentirmi meglio. Poi…. no, poi, di colpo, ho cominciato a sentirmi peggio, ma peggio come non mi sentivo da anni!! MI prede lo sbocco fotonico alle 14,45 di mercoledì scorso, mi aggrappo alla tazza del bagno e non mi lascia fino alla sera di sabato, intermittente, devastante e prostrante. Spola da letto a bagno e sonnecchiamenti sulla tazza, per recuperare le forze. Febbricole, febbre alta e preoccupazione per un fegato che, forse, mi dico, ho trascurato un po’ negli ultimi tempi.

Coliche da piegarsi in sette e rigurgito di tutto ciò che di liquido cerco di ingoiare per integrare e non disidratarmi. Smetto anche di bere. Il mio compagno impossibilitato a muoversi dal posto di lavoro (all’estero) e io chiedo che cosa è meglio fare; in ospedale, ovviamente, ci vado solo morta, non prima. Ma un paio di accertamenti prima di morire forse è meglio farli, penso. Rintraccio un mio amico medico (in ferie all’estero, purtroppo) mi dice cosa fare, ma mi sconsiglia di andare in ospedale.

Giorno 2: Così chiamo una clinica privata a 75 km; mi conoscono per una riabilitazione a un ginocchio. Chiamo loro perché tutte le altre più vicine anche a pagamento mi danno appuntamenti dopo una settimana. Spiego il problema urgente, mi consigliano ecografia immediata per scongiurare problemi epatici e esami del sangue. Ok, dico, quando? Dopodomani. Venerdì 7.30.

Giorno 3: Tutto giovedì giornata da sbocco, orizzontale, con febbre e notte insonne, arrivo a venerdì, alle 5.30 del mattino pronta, mi metto in viaggio in macchina, ovviamente da sola. Sia mai che devo chiedere aiuto a qualcuno! HO delle amiche che de sti tempi sono oberate di casini… lascio perdere. Devo essere in clinica alle 7.30. Ce la posso fare, mi dico, ma forse avevo qualche dubbio inespresso, dopo 3 giorni di digiuno e senza dormire, con delle coliche fotoniche.

Parto. Dopo dieci chilometri, nuova crisi di sbocco. Mi agito un po’ perché non vorrei inzaccherare l’abitacolo… accosto e metto fuori le gambe, ma niente… non riesco a liberarmi. Mi siedo e aspetto, perché così non posso guidare. Mi si avvicina un signore e mi chiede in dialetto teutonico:” Alles gut, Frau?” E io lo guardo, forse avevo gli occhi socchiusi con la sclera ben visibile, perché non mi ricordo che faccia avesse. “Ja, Herr… alles gut!”

E vedo che prende in mano il telefono… Aia, penso… vuoi vedere che non l’ho convinto e questo chiama i soccorsi? Ma poi lo vedo in difficoltà e allora ferma una ragazza che passa in macchina. Questa tira giù il finestrino e gli dice:” NO,NO,NOnonhotempomispiacedevoandareallavoro, e fanculo, cazzo!!!” E quasi riparte tirandolo sotto, povero. Ecco, lei l’ho inquadrata bene, ho anche preso il numero di targa sullo specchietto retrovisore. Chiamo il Signore teutonico gentile dicendogli che no, non fa nulla che lo ringrazio, ma sto bene e che…. ma purtroppo proprio in quel momento… sbocco!! E lui ferma un’altra macchina. Un giovanotto che subito si ferma e fa il numero di emergenza, presumo. E io che cerco di dirgli ancora che non importa, che sto bene, che alle 7.30 ho un appuntamento.

E infatti arriva l’ambulanza poco dopo, mi fanno delle domande, mi prendono i parametri… e io spiego: “Gente, io devo solo sboccare e ripartire! Non è niente di grave!” Mi fanno firmare il modulo perché rifiuto di farmi portare in ospedale e mi faccio scappare una frase tipo: “Ci verrei anche in ospedale, ma mi fido zero della vostra Azienda, io!” Se ne vanno offesi. Aspetto che ripartano e io riprendo il viaggio. Mi fermo due volte per ovvi motivi lungo il percorso, ma in piazzole poco esposte. Arrivo in clinica con 30 min di ritardo, mi riposo, analisi, fegato sanissimo. E io mi tranquillizzo un po’.

Al rientro si ripete la medesima scena del mattino; a sei km da casa mi fermo, aspetto di sboccare, si ferma una signora, mi chiede come sto, le chiedo se ha una caramella (sapeva che qualsiasi cosa mi avrebbe aiutata a liberarmi) e mi da della cioccolata… arriva per caso un’ambulanza, la signora la ferma, scendono , e gli consiglio di spostarsi… se non volevano che gli inzaccherassi le scarpe. Loro non mi ascoltano, mi fanno domande, la cioccolata fa effetto e io libero lo stomaco…sulle scarpe di uno di loro. “Io vi avevo avvisati! Adesso rispondo alle domande…”.

Mi prendono i parametri, mi fanno firmare il modulo e li saluto dicendo loro:” In 48 anni ho sempre dovuto chiamarvi, aspettarvi e a volte non siete venuti; oggi che non ho la minima intenzione di andare in un ospedale, mi stalkerate!!” Arrivo a casa, evito di bere e mi metto a letto. Terza notte insonne.

Sabato comincio a riprendermi… e ci sto ancora lavorando. Il succo del resoconto è: 1. non bere latte freddo dal frigo se siete accaldati e sudati; 2. c’è gente che si prodiga per aiutare gli altri a prescindere (parlo di quelli non pagati, beninteso) e c’è gente che non ti raccoglierebbe dal marciapiedi nemmeno se vedono che sei in agonia. Se poi sei morta, men che meno! Che la morte li spaventa, a questi! A proposito del post sull’indifferenza di Low di poc’anzi. Comunque de sti tempi, meglio morire a casa, vada come vuole. Domani devo andare al funerale della madre di una mia amica; ricoverata da due giorni, aveva il virus, dicono.