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Citazioni

Qui di seguito delle frasi a mio modesto avviso significative, che ho estrapolato dal libro “Vento dell’est” dell’autrice Chiara Albertini-

Dove potrebbe portarti il vento se decidessi di ascoltarlo? Lungo quali sentieri nascosti e inaspettati potrebbe condurti, se ti affidassi a lui? C’è un vento per ogni stagione. E c’è un vento per le stagioni dell’anima…

«Profuma di Storia…» ripeté Ben. «Che bella frase!» «Sì, perché ha il sapore antico di cose passate che non potranno più tornare, ma soltanto essere ricordate.

«Mi diceva che i libri nascono per curare l’anima, di non dimenticarmelo mai… e io sono cresciuta con queste sue parole, le ho fatte mie.

Sentiva un profondo bisogno di abbandonarsi al lento movimento dell’acqua. L’aveva cercato, quel movimento, lanciandogli occhiate fugaci, consapevoli. Per poi distogliere lo sguardo ogni volta. Ma invano. Quel bisogno si era fatto sempre più forte, portando con sé l’eco della sofferenza patita, come se qualcosa dentro di noi ci inducesse a rivivere quei momenti nonostante i nostri sforzi per allontanarli.

…quel vento che ognuno di noi ha dentro sé. C’è chi lo insegue, facendosi travolgere da lui, e chi invece lo combatte, allontanandolo. È sempre e soltanto questione di scelta.

Buone Feste

Buone Feste a tutti voi, un particolare saluto ad Albe, Aurelio e Wu Otto e un grazie per la comprensione della mia assenza, a Gennaio sarò più operativa.

Un abbraccio a voi tutti. By Giusy

Per scoprire il senso della poesia

Dunque, se ti scrivo, è per dirti che la poesia è viva e sorgiva. Che ce la portiamo dietro continuamente, che non ne possiamo fare a meno; e che tu ne fai parte. Boris, tu sei parte di questa meravigliosa storia d’amore che ancora oggi osiamo chiamare letteratura; della quale la poesia ne è la parte migliore ed essenziale, come l’urlo di un lupo che rimbomba per le valli, nelle gelide notti estive a quasi tremila metri di altezza.

La citazione di cui sopra è la conclusione di una  lettera che Giorgio Anelli ipoteticamente scrive a Boris Pasternak, il noto autore del romanzo “Il dottor Zivago”

Per coloro che fossero interessati a leggere la lettera per intero scritta appunto da Giorgio Anelli  poeta contemporaneo all’autore scomparso invece nel 1960, qui di seguito riporto lo scritto che ho scaricato e salvato come file da qui. Una visione che forse vuole anche insegnare a comprendere per intero la poesia: tutto può essere anche poesia, basta semplicemente osservarlo con occhi più poetici e sapergli dare il giusto valore.

Buona lettura

Gressoney, 25 agosto 2022

Caro Boris

quassù la ricerca della poesia forse è più facile. Anche se ‒ per dirla tutta, anziché la ricerca ‒ sarebbe meglio dire che è più facile la consapevolezza di uno sguardo. Salire come oggi ad alta quota, oltre i duemila metri, insieme alla mia amatissima musa, è sfida a un bisogno. Occorre esserci in questi luoghi, per capirne la possanza.

L’aria qui ormai è fredda e cristallina. Arrivare a 2450 metri con di fronte agli occhi il Massiccio del Monte Rosa è sfida ai sogni, desiderio di libertà. Il vento sferza, penetra il corpo, rende limpida l’anima. Stamattina, quasi all’alba, dopo un breve tragitto, abbiamo avuto il dono di sorprendere marmotte e un branco di camosci. Mezzi impauriti, sono fuggiti; con il capobranco che ci fissava da un cocuzzolo per capire se potevamo essere ancora un pericolo per loro. Proseguendo, la poiana volteggiava altissima sulle nostre teste, e rumori di zoccoli ad altissima quota facevano presagire cavalcate di stambecchi.

Insomma, quella poesia della quale tu parlasti un giorno; quella poesia che si trova rasente l’erba, quassù, oggi, non si è palesata, ma ha mostrato lati per molti aspetti inimmaginabili e inesplorabili altrove.

Dicevo dell’aria. Un’aria che ormai in città non ha più consistenza. Aria vera, fresca, soprattutto fredda, ma che ti fa rivivere i polmoni. Per il resto, un paesaggio mozzafiato dietro l’altro. Deve aver nevicato parecchio tra ieri e stanotte sul Monte Rosa. Il ghiacciaio sembrava in forma, rispetto a come l’avevamo sorpreso lunedì scorso, alle sorgenti del Lys: dopo tutto, rimane comunque uno spettacolo straordinario. Sfido chiunque a non rimanere stupito e incantato di fronte a una fetta di Paradiso come questa. Quella neve limpida: bianca… E le nuvole…

Boris!,

quassù tutto richiama ad altro. Non saprei come spiegarti meglio. Abbiamo portato su con noi Rilke, oggi. Sì, un suo libro: Le elegie duinesi. E ce lo siamo letto a vicenda, io e la mia musa. Ci siamo ascoltati, e filmati. Quasi per lasciare un messaggio a noi stessi, o forse nell’illusione che qualche camminante, di soppiatto, ci scoprisse inermi come la poesia. Abbiamo letto versi immortali, che spero il vento abbia trasportato altrove. Magari nel mondo dove stai tu adesso, per rinfrancarti. Per farti sentire più vicino il tuo caro amico poeta praghese.

D’altronde, non te lo nascondo, è una forma d’amore anche questa. Io e Abigail, in un certo senso, ci siamo amati proprio leggendo poesia. Può accadere qualcosa di più potente, protetti dalle montagne e attorniati da cieli e nuvole bianche e immense, mentre lo splendore della neve ‒ irraggiungibile ‒ lambiva i nostri sguardi come i nostri cuori?

Abbiamo letto anche tue poesie, sere fa, oltre a quelle di Benjamin Fondane, tra una birra e una chiacchiera, seduti ad un tavolino all’aperto di un bar.

Dunque, se ti scrivo, è per dirti che la poesia è viva e sorgiva. Che ce la portiamo dietro continuamente, che non ne possiamo fare a meno; e che tu ne fai parte. Boris, tu sei parte di questa meravigliosa storia d’amore che ancora oggi osiamo chiamare letteratura; della quale la poesia ne è la parte migliore ed essenziale, come l’urlo di un lupo che rimbomba per le valli, nelle gelide notti estive a quasi tremila metri di altezza.

In speranza immortale,

tuo Giorgio