Archivio per la categoria ‘E mòvi ‘ste mele ! – Il Fitness di FdP’

Come forse voi saprete (ma non credo) ho deciso di cimentarmi con la mia prima maratona. Domenica prossima.

Ve ne rendo partecipi alla fine di un viaggio lungo, lento, interessante, palloso a tratti (quasi tutti gli allenamenti fatti su tapis, fuori fa caldo…) ma che produrra’ un post della madonna. Promesso

 

Per ora fatemi in bocca al lupo

 

Mundial!

Pubblicato: 06/07/2014 da tafkamrlorenz in E mòvi 'ste mele ! - Il Fitness di FdP, Generale

Siamo arrivati alle semifinali.

Al sottoscritto gliene e’ importata una sega, specie da quando siamo usciti (da subito) ma….

Chi vince?

Quale squadra vi e’ piaciuta?

Da quando il calcio e’ diventato cosi’ immensamente palloso da seguire?

Via,di corsa!

Pubblicato: 11/04/2014 da marchettino73 in E mòvi 'ste mele ! - Il Fitness di FdP
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Deciso a ricominciare a correre per buttar giù un’po di peso sono andato alla ricerca di un programma per poter ricominciare (ed eventualmente riagguantà Lorenzìno 😀 ) che desse la possibilità di farlo gradualmente e con bassissimo rischio d’infortunio.
Eccolo e, (altro…)

NOTA – Questa e’ la parte finale di una bozza per un esperimento a 4 mani proposto da  WISH, anche noto come MAX.

Il resto (la parte prima) arriva dopo che lo scrittore del blog WISH, anche noto come MAX mi avra’ dato la sua mail, avra’ messo mano sulla bozza da me preparata e lo avra’ messo in forma decente. Intanto, vi svelo il finale. Tanto non e’ un giallo, non e’ una storia d’amore e l’evento sportivo non verra’ trasmesso in differita

L’ARRIVO

E vado avanti…….Fino a che non passo il traguardo in un ora e 33 minuti e mezzo.

Poi vedo Dan, a pochi secondi da me.

Vedo Elizabeth, che saltella come una bambina, felice. Dice che non pensava di andare cosi’ forte.

Vedo Chris. Che ha 67 anni ma mi e’ arrivato davanti di poco.

Vedo Juliet. Alla partenza, tremava di freddo. Io avevo finito il riscaldamento e le ho lasciato una maglietta comprata la sera prima a un euro, per tenermi in caldo, che pensavo di lasciare nei cesti “charity box”. Ringrazia e mi dice che non e’ andata come sperava.

Mi siedo per terra, con una bottiglia d’acqua, una banana, un gatorade. In tanti passano e mi battono il cinque. Qualcuno si siede e scambia due parole. Poi chiudo gli  occhi e mi sdraio

Mi fa male tutto. Specie il ginocchio sinistro. Il sole splende e mi scalda la pelle del viso e delle braccia . Siamo in una zona desertica, quindi a Febbraio, anche se e’ Febbraio, qui e’ gia’ primavera.

Lo speaker chiama Chris. Premiato come concorrente piu’ anziano e terzo nella categoria over 55. Tempo 1 ora 32 minuti e 10 secondi. Il prossimo anno lo batto.

Sento due voci familiari. So cosa sta per succedere. Ma me ne frego. Arriva puntuale la bicchierata l’acqua in faccia. Rimango a terra sdraiato, impassibile. Sorrido, ma non apro nemmeno gli occhi.

 

Alle volte, certe frasi, ti entrano in testa e non se ne vanno piu’

E’ successo quando ho visitato per la prima volta un blog, di una tipa di nome Janae, cercando una recensione di un paio di scarpe da corsa

La recensione faceva cagare. Le scarpe non le ho comprate. Ma spulciando qua e la ho incotrato un blog in cui la tipa parlava della sua pasione per la corsa in maniera coinvolgente e interessate. E di cazzi suoi, in maniera meno interessante, infatti quelle parti le saltai a pie’ pari.

Ma mi rimasero impresse tre frasi.

La prima: “Some races, you just run them for fun”. Altre, invece, sono piu’ importanti. Le senti. Le prepari. Le vuoi correre al massimo

La seconda e’ una frase bellissima: “When our legs get tired, we just pump our arms harder and we will keep going”. Da applicare  letteralmente o in senso lato ai momenti in cui la vita ti colpisce, come la crisi quando hai sbagliato passo e non ne hai piu’

La terza: il suo motto: “It’s rude to count people as you pass them. Out loud”. Ragionandoci, esprime alla perfezione lo stato d’animo di alcune giornate. Atleti, o semplici cazzoni che corrono, vanno in bici, nuotano, fanno triathlon, fanno sport a qualsiasi livello….quel giorno qualcosa ti fa sentire come se oggi ti venisse tutto facile. Ecco. Oggi, ora mi sento cosi’.

“Oggi” e’ il  24 gennaio 2014. “Ora” e’ il metro 800 della Standard Chartered Dubai Marathon’s 10k. Non la maratona, la 10 km associata. Oltre 10.000 partecipanti.

Di fronte a me, Elizabeth. Una leggenda locale. Sabato scorso, in due gare non molto affollate, e’ arrivata terza la mattina, prima assoluta il pomeriggio. La batto regolarmente dulle distanze brevi, ma dalla mezza maratona in su, a meno di giornate no, mi fa il culo a strisce. Tutto regolare, se non fosse che  qualche giorno fa ha compiuto 59 anni.

La affianco e le dico “you shouldn’t breath like this after half mile”. E’ gia’ in affanno. Io invece vado facile come non mai. Lei borbotta un “fuck off” e sorride. Me la lascio alle spalle e vado.

Al km 2 intravedo Rebecca. La visione della parte posteriore di Rebecca e’ una roba che meriterebbe un video, non si descrive a parole. Spalle larghe, gambe lunghe e magre. Una falcata come la insegnano nei libri. Spinge bene con le braccia e fa sembrare tutto facile. L’anno scorso mi ha passato al km 12 di una mezza maratona. Ho provato a starle dietro immaginando che bastasse correre con quella cadenza, quella spinta di braccia, quella fluidita’, per andare a quel passo. Sbagliavo. Sono crollato di schianto dopo 2 km, e l’ho pagata molto cara. Starle dietro, e’ piacevole per gli occhi, ma troppo facile per le gambe. La affianco. La guardo. Sorrido. Lei no. Lei, fatica, oggi. Passo oltre.

Non ero mai stato cosi’ avanti nel gruppo. Al km 4 mi affianca un ragazzo e mi chiede a quanto stiamo andando. Rispondo, lui prova ad allungare, io ce la faccio a star dietro, senza particolari problemi. Poi una vocina nella testa mi dice di rallentare ogni volta che il passo al km va sotto il 4.05. Lascio andare il compare di qualche metro, e continuo tranquillo. Lui non si allontana, rimane li’

Abbigliamento, percentuale di grasso corporeo, falcata, oscillazione della coda di cavallo delle ragazze che sorpasso nei 3, 4 km seguenti, mi fanno completamente dimenticare la fatica. Si delineano all’orizzonte, e mi lascio dolcemente cullare dalla visione. Apprezzo la perfetta proporzione tra spalle, vita e glutei. Maledico i pantaloni lunghi aderenti, e esulto quando incotro un paio di pantaloncini corti.

Le loro figure si avvicinano piano piano, piano piano, per il minuto e mezzo successivo. Quando sono in scia, ci rimango per un po’ a godere lo spettacolo. Poi, regolarmente, dico a me stesso che e’ stato bello ma e’ ora di salutarla

“It’s rude to count people as you pass them. Out loud”

Al km 7 e mezzo, devo ricordarmi dell’altra frase. Le gambe iniziano a bruciare. E’ ora di pompare duro le braccia. Il respiro, ormai, e’ affannoso. Ma deve esserlo. Manca poco. Devo finire la gara “feeling like you are about to puke”. Dove l’ho letta questa?

Al km 9 affianco una ragazzina che avra’ 16 anni. La passo. La “conto” a voce alta e lei non la prende bene. Mi si attacca alla coda e corre come se battermi fosse una questione di vita o di morte. Arrivo davanti di un pelo. Le faccio i complimenti, lei ricambia.

41 minuti e 05 secondi. 50 secondi meglio del mio vecchio personale. Ho iniziato a “contare” da Elizabeth. Numero 1. La ragazzina era la numero 164. Non li ho contati tutti a voce alta, ma qualcono, si.

E’ maleducazione contare la gente quando la sorpassi. A voce alta. Ma, alle volte, e’ semplicemente inevitabile.