Archivio per la categoria ‘Il Bu’o di Marchettino’

Colei che “mi rasserena il còr”

Pubblicato: 05/04/2012 da marchettino73 in Il Bu'o di Marchettino
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C’è pòo da fà,io ho vinto alla lotteria.La guardo mentre guida e…..nulla.Sono semplicemente sereno,sto bene.

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Nella foto:Marchetto impegnato a piglià la mira

Bòngiorno giovani.
Premesso che vi vedo anche se sono in ferie e quindi non fate tanto i ganzi,mi premerebbe ricordàvvi che il 9 novembre di 38 anni fa nasceva quell’ométto a cui appartiene la ghigna a culo nella foto 😀
Tanti auguri a me….tanti auguri a me 😀

Il bu’o di marchettino

Pubblicato: 27/10/2010 da marchettino73 in Generale, Il Bu'o di Marchettino

Sarve e benvenuti ne ‘r bu’o di marchettino,la rubri’hina più ganza di tutto ‘r uorld uaid uèb.
Oggi tratteremo un’pò di robetta vispa:

Mugolone

Squisita e struggente definizione del rapporto bucco-genitale assai usata in area centrale toscana.Il mugolone nella vasta gamma dei rapporti sessuali si può definire come il coro muto del melodramma erotico,dove nostalgia,passione e sentimento si mescolano in una sottile e penetrante armonia che teneramente dilania i sensi in un brivido assoluto e totalizzante,finché non ti viene un uccello duro come un paletto d’acciaio.

Palle

Nomignolo affettuoso con cui si usa appellare i bambini e gli adolescenti,probabilmente inteso come precoce riconoscimento della virilità.
Ne sono diminutivi “pallino” e “pallette”,ed esiste anche “pallacce” e “palle vizze.

Piscià ar muro

Locuzione toscana che vale come incontestabile affermazione di mascolinità.
In particolare se ne conosce l’uso nell’espressione “la mì sorella piscia ar muro..” in risposta al classico “mandami la tù sorella..” a cui era d’obbligo far ricorso ogni qual volta qualcuno ne mettesse in dubbio le capacità amatorie.
E infine:

Rava

Termine privo di significato per indicare un gioco immaginario.
È frequente rivolgersi l’invito “si gioca a rava?”,poiché si trova sempre qualcuno ignaro che chiede “e com’è a rava?”,a cui si risponde “…è facile,te ci metti ‘r culo e io la fava!”.E per non cadere in una banale monotonia se ne usa diversi rimaneggiamenti,tipo “ravello” o “randazzo”

Il bu’o di marchettino

Pubblicato: 18/10/2010 da marchettino73 in Il Bu'o di Marchettino
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Sarve merdacce,vi sono mancato?
Oggi torna ir bu’o,la rubri’hina più ganza der uèb,in versione delacs.
Si fà una bella panciata di ‘urtura popolare,mi’a seghe.
Si ‘omincia con:

Groppone

Voce toscana che viene usata come definizione popolare e dispregiativa della schiena,intesa quale luogo deputato al conferimento di obblighi e gravami fisici e morali.
“La mì sòcera m’è rimasta sur groppone a me…” dirà il gentiluomo che aveva accolto in casa quella rompi’oglioni aggiungendo:”…e un cià nemmeno la pensione,quer buodi’ulo!”
Degna di nota ci sembra la tipica locuzione “ner groppone!” usata nel lessico popolare come risposta evasiva a richieste ritenute esose o spropositate.
Alla domanda:”mi presti la moto ciò da beccà ‘na fìa?”,l’amico risponderà “sì te la dò,ma ner groppone!”.

Grovigliolo

Voce toscana,diminutivo di groviglio.
Si riferisce all’uso figurato di tale lèmma per indicare persona particolarmente sgraziata nelle forme e di aspetto grottesco.
La variante “grovigliolo di merda” si riscontra per lo più rivolta verso individui di sesso maschile di particolare collocazione gerarchica verso i quali si voglia manifestare un palese disprezzo.
Esempio:
“M’ha fatto un cicchetto,quel grovigliolo di merda…” dirà particolarmente incazzato il dipendente nei confronti del capo che l’ha sorpreso a scrivere “W LA TOPA” sul muro del bagno.Oppure:
“…bimba,vieni vì che t’aggrovigliolo…”,che costituisce un inequivocabile invito del cavaliere alla propria dama a cimentarsi seco lui in quell’ardente agone amoroso di cui il grovigliolo rappresenta la manifestazione più solenne.

Hai voglia di bé òva….e un ti ripigli!!

Colorita espressione di officina toscana.
Si tratta di una specie di constatazione con intenti esortativi a commento di eventi ed iniziative di non facile attuazione ed equivale a dire:”è inutile che tu ti dia tanta pena…”,oppure “non serve bere uova per rinvigorirsi tanto è ardua l’impresa che ci si propone”.
Un’pò di poesia:

Fiore di melo

Fiore di melo
le mutande dai fianchi giù ti calo
e dentr’ar culo te lo stiocco,te lo

La dieresi

È la dieresi la cosa
che al dittongo lunga suona
e trasforma “tu mà buona”
in “buóna di tu mà”
(buóna-bucona,ovverosia donna dal grosso buco,senza specificare di quale buco si tratti).

Mani’a di ‘appotto

Termine che si completa nella locuzione:”avere o fare (farsi) un culo come una mani’a di ‘appotto.
Il senso consiste nella colorita similitudine tra l’orifizio anale e una parte d’un indumento che possiede ragguardevoli dimensioni.
“ieri è venuta la tributaria e m’ha fatto un culo come una mani’a di ‘appotto” dirà il commerciante all’indomani di una verifica delle Fiamme Gialle.
E concludo con:

Amà senz’ èsse amato è come pulissi ir culo senza avé caàto

Celebre frase toscana che ‘r mì amìo steffa userà tutte le vòrte che una fìa che gli garba un casino non gliela dà.

Il bu’o di marchettino

Pubblicato: 29/09/2010 da marchettino73 in Il Bu'o di Marchettino
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Oggi puntatona speciale della rubrichina più stronza del uèb.
Doppia frase e bonus extra.
Il primo che si lamenta gli dò una fagottata di nocchini ner capo.

“ALLA PALA”

Trattasi di invito retorico,per tutti i vagabondi,al dedicarsi alla pratica di quell’attrezzo (la vanga) che è tradizionale strumento di travaglio dell’umanità più derelitta.
Secondo il saggio del Cofferati-D’Antoni “A lavorà andatici voialtre merde,che noi si fà i sindacalisti”,il grido “alla pala…!!” veniva lanciato dai provocatori ai primi cortei di scioperanti,che rispondevano alla provocazione con “la pala a te e ir mani’o a quer buodi’ulo della tu’ sorella”

“Caàte” (ce n’ho per du’…)

In questa parola il momento della defecazione diventa unità di misura del periodo mancante al raggiungimento della morte,clessidra del Fato,ineluttabile parametro “del viver che daranno a te le stelle”,come diceva il Leopardi “…quando ni giravano i ‘oglioni perché Silvia la dava a tutti e a lui no,quel popò di quadribu’odiulo ”
“Ce n’ho per du’ caáte” dirà il mutuato alla terza volta che fa le lastre all’uso
Ir compiùté è mastio o femmina?

Dibattito:
Arcuni ricercatori del CNR di Pappiana coordinati dall’Ing. Ernesto Frustalupi Standby hanno condotto vari esperimenti in tal senso e così hanno messo a fo’o vattro argomenti pé spiegà ar mondo che ir compiùté è si’uramente femmina:

1. Eccetto il creatore, nessuno pòle ‘apì la sua logi’a interna;

2. Il linguaggio nativo che usa per comuni’à con l’attri compiùté è incomprensibile per chiunque altro;

3. Anche l’errori più piccini restano immagazzinati per sempre in memoria per potetteli rinfaccià;

4. Appena l’hai ‘omprato ti ritrovi a spende mezzo stipendio in cazzate;

Invece, se’ondo note scenziate dell’ Università di S.Lorenzo a Pagnati’o, guidate dal luminare Caterina Maniglia dell’Uscio,ir compiùté un pò esse che mastio per vattro punti ‘ardine:

1. Se vòi fà qualcosa con lui, prima lo devi accende;

2. Anche se ha molti dati un riesce a pensà da solo;

3. E’ stato inventato per risolvere i problemi, ma nella metà dei casi è lui il problema;

4. Appena l’hai ‘omprato t’accorgi che se avessi aspettato ancora un secondo ne avresti potuto trovà uno meglio.

Nella prossima puntata:
“caaritto” e tutte le sú varianti

L’avete letta la prima puntata della rubrichina?
Oh ma siete duri come le pine verdi.
E ri’ordatevi che vi guardo