Archivi categoria: La ‘gnuranza è ‘na brutta bestia

E intanto io sfrutto, lo spazio.

Visto che mi è stata data la possibilità di scrivere anche qui, la sfrutto, o meglio la utilizzo. Grazie ancora fugadapolis che da cosa vedo nei commenti sei “Albé”, ma dato che non ti conosco per me sei Fugadapolis.

Vincere comporta una cosa soltanto: saper perdere e in questo sono stata a lungo una campionessa a livello mondiale. Le volte in cui sono stata mal giudicata, e a tratti disprezzata, mi hanno posta nel girone dei “perdenti.” Le porte in faccia fanno male, le parole taglienti incidono la pelle, le prese per il culo ammutoluscono l’anima, e questo perché purtroppo c’è tanta miseria umana in giro.

Dal canto mio ho potuto soltanto soffrire in silenzio, a tratti ho anche pagniucolato perché il troppo va in qualche modo smaltito, poi mi sono detta :”tempo al tempo”, le cose troveranno il loro spazio.”

Da perdente a vincente, il passaggio è stato lento, ci sono voluti sei anni per far capire chi sono, cosa faccio e soprattutto perché sono scarsamente incline a spiegare il mio modo di fare arte. Sono arrivata al punto che non dico più nulla, faccio le mie cose, le tengo strette dentro un campo visivo aperto a pochi, non mi curo di cosa si dice, non mi interessano i pareri altrui. Ai tempi spiegavo tutto, ogni passaggio creativo per me era fonte di entusiasmo espresso, poi ho capito che quel mio modo di fare entusiasta e genuino era soltanto carne da vetrina pronta per essere tritata.

Sono diventata anche scarsamente incline ad accettare complimenti gratuiti, non sono mai sinceri, mai naturali, sono parole messe lì da chi avverte la necessità di vestire i panni dell’intenditore. Per intendere me ci vanno anni di conoscenza coltivata con assiduità e tanta pazienza, me ne rendo conto, ecco perché non credo alle parole di chi non sa nulla di me ma pensa di sapere. Tu sai quello che io voglio che tu sappia, né più né meno come quello che fanno tutti quando decidono di aprirsi al mondo.

C’è fuffa tanta fuffa in giro, ma ho una bocca cucita che non dice mai niente, penso sempre che le persone siano libere di sfigurare come meglio credono.

Oggi?

Faccio cosa voglio, penso meno, condivido se mi va, e mi godo il piacere di stare dove credo sia giusto per me. Mi è salutare ritagliare spazi, un tempo li ricamavo oggi li strappo.

Propongo l’insalata da salotto, i fiori devono stare in natura. Dato che prediligo quelli secchi che non ho (quest’anno non ho avuto tempo per farne di carini), vada per l’insalata fresca. Il brano di Manson sposa l’arredo.

Il buonsenso del cinghiale

Personalmente credo di avere un grado di frustrazione discretamente elevato, però, grazie alla scuola dell’arte di arrangiarsi da soli frequentata fin dalla prima infanzia, ho imparato a non darlo a vedere.

Non nascondo, tuttavia, di cadere in pensieri funesti nei confronti di chi mi turba o disturba interiormente. Pensieri che restano comunque tali come, ad esempio, mi è successo poche sere fa vedendo l’automobilista che stava alla guida di un fuoristrada; era appiccicato al mio posteriore impaziente di superarmi perché viaggiavo a 70 km/h anziché 90 come permesso in quel tratto di strada.

Avrei voluto spiegargli che, avendo visto un cinghiale grande come la mia utilitaria, proprio al ciglio della strada in attesa di attraversarla, cercavo di capire l’intenzione dell’animale che lui non aveva notato perché troppo impegnato a sfancularmi.

Devo al buonsenso del cinghiale, che ringrazio, la fortuna di non essere stata spiaccicata tra lui e il fuoristrada che mi stava incollato e che certamente, oltre a spingermi in avanti con violenza se io avessi frenato, avrebbe fatto polpette della mia auto. Talvolta penso a quale grado di frustrazione si trovino tante persone che sbroccano alla minima contrarietà, prendendosela con chiunque capiti a tiro.