Archivi categoria: Le Storie di Walter (in trasferta)

Raccontino ripostato: Gesù

A proposito di presepi, come da commento di Lezzy nell’articolo precedente, vi piazzo un raccontino.

Mi hanno chiamato Gesù.
Ma non sono stati i miei genitori a chiamarmi così.
La storia me l’ha raccontata nonna, ovviamente, perché io ero troppo piccolo per ricordare come andarono le cose. In pratica, da quel che ho capito, sicché nonna tende a mescolare realtà e fantasia, mio padre e mia madre non si misero mai d’accordo sul nome. Fin da quando scoprirono di essere in attesa di un tenero frugoletto cominciarono a discutere animatamente.
Nonna dice che papà prediligeva Grandissimo come primo nome e Figliodi come secondo, poi sembra ce ne fosse un terzo ma la memoria di nonna è lacunosa in proposito.
Invece mamma optava per un più classico Bastardo a cui si poteva applicare il nomignolo Èttuo. Quale potrebbe essere l’assonanza tra i due nomi m’è sempre sfuggito.
Fatto sta che durante l’ennesima amorevole discussione di fronte all’ufficiale dell’anagrafe, quest’ultimo decise per tutti. Forse molto dipese dal fatto che nacqui il 25 dicembre.
Devo dire che da quel giorno per lo meno i miei smisero di discutere. Papà sembrava contento perché in qualche modo quel nome lo sollevava da una qualche responsabilità che non ho mai capito, e mamma sembrò trovare conforto nell’amicizia mistica per il cugino Gabriele.
Anche a me personalmente come nome non dispiace. Non sono certo l’unico a chiamarsi in questo modo, è chiaro, ma nel mio piccolo mi son derivati parecchi vantaggi da questa cosa.
Innanzitutto, tutte le vecchine del paesello mi trattavano come un principino. Facevano a gara per portarmi doni e accarezzarmi la testina, che all’epoca era di un biondo ragguardevole.  Indovinate chi faceva il bambinello nel presepe vivente? Ho interpretato il ruolo alla perfezione fino al sesto anno di età, poi non stavo più nella mangiatoia e fui sostituito da tale Emma Besozzi, che a detta del prete risultava più adatta come dimensioni. Giudizio soggettivo, comunque.
Non posso certo dire che il periodo della scuola fu scevro da prese in giro o doppi sensi riguardanti il mio nome, ma nel complesso credo di aver avuto più vantaggi che svantaggi. Per prima cosa, le maestre avevano sempre un occhio di riguardo, in fondo mettere una nota o sgridare Gesù non pareva bello.
In seguito i professori alle superiori sembravano apprezzare molto le mie critiche costruttive, addirittura qualcuno mi lasciava il suo posto durante le lezioni e stava ad ascoltarmi con interesse.
E poi, ragazzi, con questo nome nel mondo dei social hai la strada spianata. Tutti seguono Gesù. Migliaia, poi milioni di follower. E sì che non ho mai fatto niente di che. E’ che tutti mi invitano alle feste. Dicono che porto bene. Sembra che quando ci sono io la roba da mangiare e da bere non manca mai.
Ecco, questo per me è un po’ un problema. A me non è che il pesce piaccia particolarmente, ma me lo ritrovo dappertutto… va un filo meglio per quel riguarda il pane e le pizze, che preferisco.
E non parliamo del vino. Sembra sia destinato a non bere mai un bicchiere d’acqua fresca. Non ne trovo! Sempre e solo vino. Va beh, dopo un po’ ci fai l’abitudine.
Ultimamente però comincio ad essere stanchino.
Insomma, avere tutti ‘sti follower alla lunga viene a noia. Non posso andare in giro tranquillo che trovo sempre qualcuno che vuole stringermi la mano o darmi una toccatina. Sì vabbé, finché son belle ragazze tutto ok, ma una volta m’han portato uno appena morto, e che diamine. Che poi secondo me faceva finta, appena l’ho guardato ha strabuzzato gli occhi ed è corso via.
Mah. Il mondo è pieno di matti.
Ma adesso ho deciso di chiuderla qui questa storia. Basta. Chiudo tutti gli account che ho sui social, sparisco per un mesetto, magari qualche giorno in più. Devo meditare su cosa fare della mia vita, in fondo sto per compiere 33 anni e ancora non ho ben chiaro quale sarà il mio futuro.
Gli amici più stretti han già organizzato in una trattoria per quando torno.
E vada per quest’ultima cena.
Ma poi ci metto una croce sopra.

Ottimo…

Ieri mattina su quasi tutti i telefoni in Danimarca una voce registrata ha soverchiato ogni app e lanciato un allarme di emergenza. Dopodiché sono suonate sirene in alcune zone delle città. Nello stesso momento un messaggio è comparso sui cellulari avvertendo che si trattava di una prova generale di allarme. Quando non si tratterà di una prova, i cittadini saranno tenuti a seguire le istruzioni.
Andiamo bene. Molto bene.

Raccontino ripostato: L’App.

Facciamo che ogni tanto vi butto qui un mio vecchio racconto che vado a ripescare dal mio blog. Questo è del novembre 2017.

Il tram riparte a scatti dopo ogni fermata. È uno di quelli vecchi, recuperati e restaurati, di quella linea che attraversa il centro, che si riempie di turisti caricati come sherpa e cittadini che rientrano a casa piegati sui cellulari. Magda fa parte della seconda categoria.
A causa dell’ennesimo strappo in partenza il cellulare le scivola di mano e rimbalza sul tavolato in legno del pavimento, perdendosi nella selva di piedi di chi non è riuscito a trovare posto a sedere. Per recuperarlo Magda è costretta ad alzarsi e farsi strada nella piccola folla per niente collaborativa. Un ragazzo le frega immediatamente il posto battendo sul tempo un’anziana dai riflessi appannati ma dal turpiloquio lucidissimo. Stordito da cuffie enormi il ragazzo non fa una piega, mantenendo un’espressione fissa che non lascia trapelare nessuna speranza di dialogo.
Aver perso il posto è solo l’ennesimo tassello negativo di una giornata schifosa per Magda, che recuperato il telefono cerca almeno di trovare appoggio contro l’obliteratrice, finalmente felice d’avere ancora uno scopo nell’universo, visto che nessuno più la utilizza.
Altra fermata, altra partenza. I passeggeri ondeggiano creando un’ola involontaria. Leggere l’ultimo libro di Fabio Volo diventa faticoso invece che rilassante, tanto vale buttare l’occhio su Instagram. Tra amici che pubblicano tramonti, VIP che raccontano le loro giornate da vip, perfetti sconosciuti che fotografano specchi e Fabio Volo che presenta una serie tv, ogni tanto si intrufola la pubblicità di una nuova app. Una di queste incuriosisce Magda, che ne legge i dettagli, la scarica.

“Allora, come è andata con la iena oggi?”
Magda abbandona i piatti nel lavello, decisa a dargli la possibilità di lavarsi da soli, una volta tanto, e raggiunge Gabriele sul divano, mentre cerca invano parole educate per rispondere alla domanda. “Mi ha fatto incazzare come al solito, la stronza.”
Lui l’accoglie in un abbraccio, accende la tv e inizia a fare zapping. “Dovresti cambiare lavoro.”
“Già, come se fosse facile. Il problema è che intanto accumulo tanto di quello stress…”
Lo zapping si interrompe su un talk show in cui Fabio Volo sta presentando il suo ultimo capolavoro. Gabriele lo indica. “Non è il libro che stai leggendo tu?”
Lei annuisce, cerca di ascoltare qualche parola dell’intervista ma i pensieri tornano ossessivamente alla sua capoufficio e all’idea che l’indomani potrebbe anche darsi malata. Mentre fantastica a quale esotica malattia tropicale attribuire la sua assenza dal lavoro, le palpebre si fanno pesanti e immagini di scrivanie mordaci e colleghi inchiodati a croci rovesciate si mescolano alla voce di Fabio Volo. Tutto viene risucchiato all’improvviso dal suono inusuale emesso dal cellulare.
“Cos’è?” Chiede il compagno.
“Oh… una nuova applicazione che ho tirato giù prima… mentre tornavo a casa. Promette di scaricare tensioni e negatività. Ha completato il download.”
“Ottimo,” commenta lui, cambiando canale e trovando la replica di un film con protagonista Fabio Volo, “e come funziona?”
Lei indugia nel rispondere, distratta e incuriosita dalle schermate che si susseguono sul piccolo schermo del telefono mentre lui ride per una battuta del film. “Lo sto scoprendo ora.” Risponde infine, liberandosi dall’abbraccio per poter avere entrambe le mani libere.

La sveglia del mattino le regala un risveglio tanto improvviso quanto sereno.
Scivola fuori dal letto con un’energia che non provava da tempo. Perfino l’idea di recarsi al lavoro non l’opprime come il giorno prima. I promessi benefici antistress dell’applicazione si sono rivelati fondati.
Gabriele l’attende in cucina, con un’espressione strana dipinta sul volto e un toast semi carbonizzato tra le mani. “Magda?”
“Sì caro?” Occhi spalancati di allegria.
“Che hai combinato stanotte?” Sguardo preoccupato.
“Stanotte? Ho dormito. E bene anche.” Occhiolino complice.
“Intendo dire prima di venire a letto.” Roteando piano una mano.
Lei inizia a spalmare marmellata su una fetta biscottata. “Oh, sono rimasta a giocare con quell’app di cui ti dicevo, sai l’antistress. Funziona benissimo. In pratica ti chiede di focalizzare il motivo dei tuoi problemi. E io naturalmente ho indicato la stronza. Devi taggare i suoi e i tuoi profili social e tutto il resto, sai per le foto, poi il programma crea degli avatar, ti metti gli occhiali 3D e, cavolo, lì mi sono divertita a torturarla e ucciderla nei modi più dolorosi possibili. Alla fine ti chiede se vuoi salvare tutto in un video che puoi rivedere. Troppo forte. Non mi sono mai sentita meglio.”
Gabriele lascia cadere il toast, improvvisamente impallidito, poi indica il televisore a parete acceso e sintonizzato sul canale All News e con un gesto della mano ne riattiva il volume.
“Hey,” esclama la donna, “quello è il mio video! Che ci fa in tivù?”
Il video arriva all’ultimo fotogramma che mostra una donna fatta a pezzi e disseminata un po’ ovunque nella sua cucina, poi ricomincia riducendosi a un quarto dello schermo e lasciando spazio a una giornalista trafelata che prende la linea dalla postazione improvvisata dietro a un cordone di auto della polizia.
“Ecco, quello che avete appena visto è il video che mostra l’assassinio di Giovanna Ronchi per mano di una sua collega, Magda Pirozzi. Sembra che tra la vittima e la sua carnefice vi fossero gravi problemi sul posto di lavoro, ma certo questo non giustifica l’efferata violenza con cui è stato compiuto l’omicidio. Ricordiamo che il corpo è stato ritrovato questa mattina dalla donna delle pulizie. Ci troviamo ora sotto il palazzo dove l’omicida vive col suo compagno, tale Gabriele Ratti, che si ritiene abbia avuto un ruolo attivo nella ripresa del filmato, poi messo su youtube dalla stessa Magda.”
La porta dell’appartamento si spalanca con un botto e poliziotti armati irrompono all’interno nell’esatto momento in cui la fetta biscottata cade sul pavimento, ovviamente dalla parte della marmellata, mentre in tv Fabio Volo pubblicizza una nuova auto.