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Prima d’iniziare questo articolo va chiarito che qua non si parlerà di Berlino come la de facto capitale politica d’Europa, ossia il luogo dove si prendono le decisioni che stanno distruggendo l’economia di molti Paesi europei e la vita dei suoi cittadini, eventi che – per l’ennesima volta nella storia – fanno di quella città il male assoluto. Qui ci concentreremo su Berlino come luogo urbanizzato, dove vivono milioni di persone.

In quest’ottica, bisogna innanzitutto dire che Berlino non è Germania. Chi vi si reca lo deve tenere ben presente. Le piste ciclabili sono poche, pericolose (addirittura messe tra le rotaie del tram!!!) e fatte male, e c’è chi va in bici sui marciapiedi; per terra si trova cacca di cane; per strada c’è un traffico bestiale; la birra che vi si beve fa schifo (e la servono pure calda); in giro si sente continuamente parlare italiano (decine di migliaia sono i residenti italiani), mentre il tedesco là parlato è pessimo, e sembra quasi un dialetto. Si tratta di piccolezze, quasi insignificanti. Quasi. Perché in realtà sono sintomatiche. Forse Berlino non è mai stata Germania, è vero, ma quella che veniva chiamata la piccola Istanbul (Berlino Ovest), con un milione di turchi là residenti, invece di dare vita ad un meraviglioso esperimento sociale, attraverso l’unione con (o annessione de?) la Berlino che era oltre l’ex Cortina di Ferro ha creato un volgare baraccone in mano alla più truce speculazione edilizia, ed è diventata scenario di vera e propria pulizia etnica.
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Dovere e coscienza

Pubblicato: 14/11/2010 da marchettino73 in Generale
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Berlino. Un chirurgo scopre in sala operatoria che il suo paziente ha un tatuaggio del Terzo Reich sull’avambraccio. Il chirurgo è ebreo e afferma che la sua coscienza non gli permette di eseguire l’intervento. Lascia la sala operatoria. Dice alla moglie del paziente “non opererò suo marito perché sono ebreo”. Il paziente è poi operato da un altro medico. Questa è la notizia riportata dall’Ansa e da altri quotidiani qualche giorno fa.

Il comportamento del medico è ammissibile? Senza dubbio è comprensibile. La nostra pancia ci porta a giustificare il medico, ma una analisi più a freddo ci obbliga a cambiare idea. È bene innanzitutto ricordare l’età dei due soggetti coinvolti: 46 anni per il medico, 36 per il paziente. È bene anche ricordare che un medico non può decidere chi operare e chi no in base a una valutazione morale del proprio paziente: anche agli assassini o agli aggressori è garantita l’assistenza medica.

In questo caso poi ci troveremmo più davanti a un reato d’opinione che a un vero e proprio reato: il tatuaggio non implica un comportamento criminale del paziente stesso. Può indicare una adesione a idee che ci suscitano orrore e ripugnanza, ma non è una dimostrazione di null’altro. Anzi, sappiamo bene che alcuni individui scelgono di tatuarsi o di uniformarsi a canoni di abbigliamento o di acconciatura senza essere nemmeno tanto consapevoli del significato di quei simboli.

In ogni modo l’aspetto più importante è che seppure scegliessi, nella totale consapevolezza, di rasarmi i capelli e di tatuarmi aquile e facce da Hitler non significherebbe che io sia colpevole di un qualche reato. Anche lo fossi alcuni diritti mi dovrebbero essere garantiti. Il medico si è trovato in una situazione sgradevole, ma la risposta non può essere quella di sottrarsi ai propri doveri.
Il dovere morale e deontologico va ben oltre le proprie opinioni,e guarda caso è la cosa che ti distingue come un “uomo libero”.
Agire secondo coscienza rispettando gli ideali più nobili che l’uomo ha concepito ha un valore incalcolabile,per noi e per gli altri.E lo si fa perché è giusto.