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Quanto tempo fa avete visto una commedia italiana che vi ha fatto davvero ridere?

Intendo commedia, eh. Non un filmaccio senza trama usato come scusa per attaccare parti di repertorio comico (alla Zalone, Ficara e Picone, Aldo Giovanni e Giacomo, per capirci)

Una commedia, una roba tipo quelle che Pieraccioni tenta di fare da anni. Una roba tipo quelle che faceva Verdone a inizio carriera che non gli riescono piu’ da anni. Quelle che a Steno riuscivano anche con la mano sinistra.

Io ci ho pensato, e l’ultima che mi e’ venuta in mente e’ Il Pranzo di Ferragosto

Ecco, Zoran, fa ridere. Ha una trama leggera ma strutturata. Un protagonista davvero bastardo. Personaggi delineati (anche se scemi)

Ma soprattutto, e’ una commedia, e fa ridere. Molto ridere. Fa il suo mestiere. bene.

 

 

 

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Il cinema orientale, cosi’ come ce lo immaginiamo, e’ fatto di lunghi silenzi, di inquadrature insistite, di colori immotivatamente sgargianti e di un non detto che e’ molto piu’ importante del detto.

Il risultato e’ spesso una gran una rottura di coglioni. Specie per lo spettatore occidentale

In questo film, gli ingredieti di cui sopra, ci sono tutti. Ma il risultato e’ un capolavoro assoluto.

Cosa c’e’ nel film In the Mood for love?

Una delle piu’ belle storie d’amore mai raccontate. Anche se l’amore non e’ consumato

Una delle donne piu’ eleganti nella storia del cinema, anche se la Signora Chan “si veste  cosi’ per andare a comprare la zuppa?”

Una sceneggiatura perfetta. Anche se semplice ed elementare

E’ la storia di un doppio tradimento. Con traditori sempre, rigorosamente fuori fuoco e privi di faccia.

C’e’ la testardaggine di non volerne cogliere gli indizi. Poi il doloroso cammino per ricostruire i modi e le ragioni del tradimento,  la battaglia senza fine contro un sentimento che nasce.

Uno dei migliori film di sempre, punto e basta. Vadiamo se Alfalto ha qualcosa da ridire 🙂

 

Stavolta non voglio fare una recensione, ma lanciare un vero e proprio grido di aiuto.

Cosa manca ad Educazione Siberiana? Perche’ nonostante alcune scene girate benissimo, intuizioni al limite del geniale, un finale scritto bene (forse un po’ telefonato, ma nemmeno tanto) e attori davvero in palla, si ha sempre la netta sensazione che manchi qualcosa? Forse per alcune scene (quella della giostra, ad esempio) abbastanza inutili e quasi insopportabili?

Voglio dire…e’ Salvatores. Quello che prende una storiella come Happy Family e ne fa un gran film. Quello di Io non ho paura…e Ammaniti dovrebbe fargli una statua per quella trasposizione cinematografica.
E volendo…quello che oltre 20 anni fa vinse un Oscar parecchio meritato.
Ma qui siamo piu’ dalle parti di Nirvana o Quo Vadis Baby. Ha qualcosa da dire, Lo dice bene. Ma alla fine non mi convince. Aiutatemi a perche’. Io non ci riesco

Uno dei miei piu’ grossi punti di disaccordo con il buon Albert, forse anche superiore al suo berlusconismo, e’ il fatto che Albert afferma che i francesi non sanno fare film.

Al contrario, io penso che se la cavino parecchio bene. In particolare Audiard. Regista che finora, nella sua carriera, non ha non dico sbagliato un film, ma nemmeno sfornato qualcosa di meno che memorabile

Un regista italiano che ha pochi soldi a disposizione e tanta voglia di raccontare una bella storia, ad esempio, dovrebbe riguardarsi “Tutti i battiti del mio cuore” per capire cosa significa utilizzare una periferia mezza diroccata, piu’ due camere e una cucina, e tirarne fuori un mezzo capolavoro. O meglio, un capolavoro

Era il 2005. Da allora, Audiard, ha fatto solo altri 2 film. Il Profeta, nel 2009, e’ stata una delle perle di una annata  cinematograficamente memorabile.

Un sapore di ruggine e ossa, nel 2012, e’ semplicemente il miglior film dell’anno. E nemmeno di poco. Grazie a una Marion Cotilliard che deve recitare senza gambe, e mettendo da parte la  colossale straficaggine che ne fa una delle 5 attrici piu’ sexy del pianeta (e chi non e’ d’accordo non ci capisce una sega, non ammetto discussione) e a una serie di altri attori che mai prima  hanno recitato e forse mai piu’ reciteranno a questi livelli.

Un pugno allo stomaco che ti fa piangere di commozione, non di dolore. Un paio di scene  che vi rimarranno negli occhi per settimane. E una voglia di rivedere Marion con le gambe. of course

 

Esempio perfetto di quello che e’ oggi il cinema italiano,…il pluripremiato 20 sigarette e’ tratto da un fatto realmente accaduto.

La trama la tralascio perche’ credo tutti la sappiano. Bisogna essere davvero dementi per pensare di andare a girare un film nell’Iraq post bellico, vero?

Il film si apre con un ritratto del protagonista. irritante e aspirante aiutoregista da sottobosco centri sociali, con una scopamica troppo fica per essere vera (ma rompicazzo)

La parte introduttiva (una mezz’oretta) e’ devastante per l’apparato riproduttivo. Poi si arriva in Iraq e parte il giochetto che dara’ il titolo al film. in parallelo alla sfilata dei militari duri-ma-buoni-che-in-fondo-sono-ragazzi-come-noi.

Un lento (troppo lento) avvicinamento all’evento clou. E poi il film, letteralmente, decolla, con un 15 minuti in soggettiva che ti appiccicano alla sedia e ti fanno dimenticare di sbattere le palpebre. Sul serio, 15 minuti di grandissimo cinema.

E poi il tutto si ammoscia in maniera inaspettata. L’ultima ora di film e’ inutile, prevedibile, irritante, cerchiobottista e retorica, e per sovraprezzo girata in maniera anonima e a tratti fastidiosa.

Fosse stato un corto di 15 miunuti, sarebbe stato da oscar. Ma tutto quello che c’e’ intorno e’ autocelebrativo, retorico, compiaciuto e con dialoghi e battute imbarazzanti. Non ci siamo. Occasione sprecata