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Non c’è due senza quattro ( :D )

24 ore scarse
Prima o poi qualche giornalista ci racconterà in un instant book cosa è successo, al Cairo E a Washington, nelle 24 ore scarse tra il discorso di Mubarak, che annunciava di rimanere fino a settembre, e l’annuncio della sue dimissioni.

Le forze in campo sono chiare: da una parte l’establishment, egiziano, arabo, e non solo, legato allo status quo, di Mubarak e di quanti altri sono minacciati da un cambiamento, dall’altra gli Stati Uniti o meglio il presidente Obama. Che poco più di un anno fa aveva chiesto democrazia in un discorso al Cairo e che non poteva smentire se stesso e la dottrina dell’esportazione pacifica della democrazia.
Rigettare l’appello della grande piazza egiziana significava perdere la faccia, del presidente e dell’America tutta.

A favore di Mubarak c’era un variegato schieramento, e strani compagni di letto. Tutti i regimi arabi e islamici, e intendo tutti, preferiscono un dittatore a qualunque cosa sia imposto dalla piazza, intesa come massa rivoluzionaria e sovversiva, non come luogo di esercizio democratico, un’ agorà in riva al Nilo.

Israele, innanzi tutto, perché ogni mutamento in Egitto non riguarda solo il pilastro della pace fredda ma, come in una reazione a catena, tocca ogni aspetto di politica estera (assetti regionali, rapporti con i palestinesi) e interna (un governo capace di affrontare i cambiamenti, quindi diverso dall’attuale governo di destra e estrema destra). Israele non è pronta per una propria rivoluzione, l’opinione pubblica non ha né volontà né strumenti.

L’Arabia Saudita, che ha una situazione simile a quella egiziana (molti giovani, istruiti, con accesso a internet) ma ingessata in un patto che dura da oltre un secolo tra il clero wahabita e la casa regnante dei Saud. Quando salterà questo tappo gli effetti saranno spaventosi e mirabili. I sauditi erano talmente a favore di Mubarak da permettersi, pochi giorni fa, di dire a Obama di poter sostituire l’aiuto militare di Washington al Cairo, 1,5 miliardi di dollari. Una minaccia che però denunciava una enorme debolezza: i sauditi hanno abbastanza soldi per gli aiuti militari, ma non per affrontare gli enormi problemi di un Egitto paralizzato, senza turismo e senza sviluppo. Se qualcuno ci racconterà questa storia, sapremo come è stata giocata questa partita a poker con bluff, e chi si è ritirato indietro per primo. Probabilmente non Obama.

Sempre a favore di Mubarak l’inerzia del resto del mondo e dell’Europa in particolare. Lady Ashton, ministro degli esteri dell’Unione Europea, con 27 punti di riferimento sparpagliati, forse poteva essere meno assente, ma non la si è vista in Tunisia, figuriamoci al Cairo. Come non c’è dubbio che tutti i paesi europei, e gli altri grandi attori, dalla Cina, alla Russia, all’India, al Brasile etc vedano con orrore la prospettiva di un Medio oriente diverso, che costringa tutti a una profonda revisione di politiche consolidate, comode, rodate anche negli elementi di incertezza.

Gli egiziani hanno giocato un tiro birbone al mondo, hanno dimostrato coraggio e collaudato una insolita sintonia tra piazza e esercito, di solito su poli opposti. Vedremo se questo costerà loro caro, in termini di investimenti, turismo, sviluppo, se saranno imbrigliati da forze di fatto reazionarie, o se dall’estero, e soprattutto dall’Europa, arriveranno opportunità di consolidamento e stabilità. L’Egitto, pur con la sua antichissima storia, è una costola dell’Europa, dovremmo ricordarcene sempre.

Maria Grazia Enardu, docente di Storia di Israele Moderno, Facolta’ di Scienze Politiche – Firenze

Bang Bang !

(foto: Il Secolo XIX)

Quando una barca con la rete incontra una barca con il mitra, la barca con la rete è una barca morta

Non so voi, ma io è da quando andavo alle elementari che sento di pescherecci di Mazara del Vallo aggrediti, sequestrati e dirottati da motovedette libiche. Sarà, ma non mi sembra certo una cosa nuova.

Quello che è certo è che in questa epoca storica, dove qualsiasi cosa accada viene prontamente strumentalizzata al fine che tutti conosciamo e sembra che sia la prima (o la più grave) volta che succede, a questo episodio si darà molto ma molto risalto: infatti già in cronaca sulle prime pagine si trova una dovizia di particolari che sembra di assistere ad una puntata di “CSI”. Abbiamo anche le foto dei buchi delle pallottole (e che buchi)!

Cosa è successo, dunque ? In breve, una motovedetta libica (che tra l’altro fa parte di un gruppo di navi che gli abbiamo regalato noi, con a bordo anche 6 uomini della nostra G.d.F), ha intimato l’alt ad un peschereccio di Mazara che pur non essendo entrato in acque libiche (sembra) si stava avvicinando troppo. Il peschereccio non si è fermato e dalla motovedetta hanno sparato. Di brutto. Meno male non ci è rimasto secco nessuno.

Ora si dirà di tutto, di più… soprattutto perchè ancora è fresca la visita di Gheddafi con le sue stronzate, ancora si parla della famosa “amicizia” con l’Italia, e ancora di più perchè sarà un’ottima occasione per dare addosso (ovviamente) a lui, proprio lui, il Silvio.

Si dirà di tutto e sicuramente passerà in secondo piano una cosa fondamentale. E’ vero che le leggi del Mare sovrastano qualsiasi legge territoriale, ma proprio per questo, mi chiedo io (preparatevi 😉 ):

Ma brutto cazzone, se da una motovedetta armata come un Panzer, battente bandiera libica e perfettamente riconoscibile come mezzo militare (quindi tranquillo, non sono “pirati”) ti dicono di fermarti… e tu sei al comando di un secchio di latta che farà si e no 15 nodi col vento a favore, non hai i mezzi ne’ le capacità per rispondere al fuoco, sei responsabile di tutto il tuo equipaggio… mi dici che cazzo ti dice il cervello per non fermarti, anzi per accelerare ?

Dillo, che vuoi farti sparare addosso: sarebbe più onesto.

E adesso, strumentalizziamo…

Gheddafi (anche stavolta) si è tolto dalle palle.

Era ora.

Un po’ come quando hai ospiti a casa quegli zii che non vedevi da tanto, con quel cugino che si, è pur sempre tuo cugino, però se lo vedi una volta ogni due anni un motivo ci sarà. Quel disagio di avere gente per casa che si impiccia delle tue cose, che non rispetta i tuoi tempi ed i tuoi rituali, che parla parla parla che se sta zitta pare brutto quindi parla (e ti rompe i coglioni).

Ecco, quando finalmente se ne vanno (siano rimasti un pomeriggio o una settimana) hai quella sensazione di sollievo indescrivibile: ti levi le scarpe, possibilmente resti in mutande, cominci a girare per casa e a rimettere tutto come stava prima (ma quei cazzo di soprammobili dovevano per forza spostarli uno per uno ?), cancelli le tracce del loro passaggio, della loro presenza. Ti riappropri del tuo territorio.

Diciamo che questa è stata una visita dovuta, un male necessario, un piccolo prezzo da pagare per tutti noi, una grande occasione (come sempre sfruttata poco e male) per tirare le ennesime bordate al Silvio nazionale. Meno male è finita.

Si, perchè solo chi è davvero stupido oppure in malafede può “indignarsi”, protestare, agitarsi per quella che in fondo è la visitina dello zio ricco e scemo che te lo devi sopportare ma che poi si ricorderà di te nel testamento.

L’accettabile clone di Michael Jackson (anche se quella voce se la sogna, e il moonwalker mi sa che non lo sa fare) è venuto qui a dire le sue quattro cazzate in croce, a fare il suo spettacolino, e come è venuto se ne è andato.

Possibile che ‘sta cosa l’abbiamo capita solo io e Berlusconi ?

‘Sta Libia di merda ci serve, ci facciamo una barca di soldi, stiamo cercando di riprenderci economicamente quello che non siamo riusciti a tenerci militarmente: non ci vedo niente di male a tenersi buono ‘sto tipo, facendogli “pat pat” e annuendo mentre spara minchiate, giusto il tempo necessario a farlo sentire un po’ compreso. D’altra parte tutti hanno bisogno di un po’ d’attenzione, e che diamine ! E allora qual’è il problema ? Cos’ è tutta questa agitazione che ho visto e sentito in questi due giorni ?

Business is business, e non credo che Berlusconi sia il tipo che si fa fregare da uno come Gheddafi: qui c’è in ballo un interesse meramente economico, tutto il resto è aria fritta.

D’altra parte di cazzate ne sentiamo talmente tante, ogni giorno che viene in terra, che ce ne frega di quelle (pur fastidiose, ma comunque cazzate) che racconta questo strano personaggio ?