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Lanciamissili

Esistono attrezzi infernali che si chiamano lanciamissili (vedi immagine animata). Ora, questi aggeggi sono in grado di lanciare un fottio di missili in poco tempo…

Solo un idiota penserebbe che questi missili vanno a colpire obiettivi strategici al millimetro non cagionando alcun ulteriore danno a chicchessia.

La verità è esattamente l’opposto: questi aggeggi infernali distruggono, distruggono e distruggono senza star lì a sottilizzare cosa stanno distruggendo. Quindi distruggono civili, animali, natura.

Per questo motivo tutti i paesi che usano questi aggeggi infernali sono colpevoli di crimini di guerra, contro gli umani e la natura.

Chi utilizza questi aggeggi infernali è un criminale da sbattere in galera per sempre (se non lo volete ammazzare).

Ora, credete forse che questi aggeggi siano fuorilegge?

No?

Ergo tirate le ovvie conclusioni.

PSYOPS e la guerra psyco.

Il “Ministero della Verità” di Orwelliana memoria, macina a pieno rodaggio da un biennio abbondante a questa parte, e ormai funziona a meraviglia.
Il 99% della controinformazione è infatti in mano ai servizi segreti, in particolare a quelli angloamericani dove, sopratutto in Italia, sono molto bravi ad agire e a nascondere la mano, i migliori di tutti, magari addossando ad altri la colpa.
Conosciamo bene nella storia recente della nostra repubblica e anche non recente, fin prima dell’unita d’Italia, quali sono stati i loro coinvolgimenti nelle nostre vicende principali, dai Garibaldi e i Mille alla capitolazione dei Borboni nel Meridione, dalle crisi economiche pre-belliche all’ascesa di Capoccione e alla sua capitolazione, dal periodo post bellico fino a Tangentopoli, le stragi di stato e la fine della prima Repubblica.
Ebbene dovete sapere che esattamente due anni fa, al battesimo del Covid19, da noi, arrivarono esperti militari USA di guerra psicologica, presso il Camp Darby, nella tenuta del Tombolo in provincia di Pisa.
La base, che è, a tutti gli effetti, una base militare USA, anche se ospita un comando NATO, occupa circa 2mila ettari, oggi parte integrante del Parco di Migliarino e al suo interno ci sarebbero 125 bunker, dove si troverebbe “stoccato” circa un milione di proiettili di artiglieria, ma anche bombe aeree e missili. Secondo alcuni esperti ci sarebbero anche dotazioni nucleari, oltre a carri armati e diversi veicoli militari.
Ebbene a giugno del 2020, la cronista Francesca Angius, descrisse che assieme alle armi della guerra convenzionale, i nostri alleati stavano allestendo da anni in quell’area, circa dagli anni ’60, un centro strategico per le “forze d’elite”, destinate alle cosiddette “guerre non convenzionali” e alle famigerate “operazioni psicologiche”, che tecnicamente vanno sotto il nome di PSYOPS.
Riporto ancora la dichiarazione di Francesca Angius nell’articolo.
“Si tratta del complesso delle attività psicologiche pianificate in tempo di pace, crisi o guerra, dirette verso gruppi obiettivo amici, nemici o neutrali, al fine di influenzarne gli atteggiamenti e i comportamenti che incidono sul conseguimento di obiettivi prefissati di natura politica e militare. Le PSYOPS, quindi, sono finalizzate alla conquista delle menti attraverso la gestione ad arte delle informazioni e delle verità e costituiscono uno strumento di strategia militare. L’esigenza di dotarsi di unità PSYOPS è nata, in seno alla NATO, dalla convinzione che l’uso programmato delle comunicazioni di massa possa influenzare, anche in modo decisivo, l’esito di un conflitto.
Il dominio delle informazioni è sempre più una dimensione fondamentale del moderno campo di battaglia, dove propaganda, disinformazione e manipolazione delle informazioni ne rappresentano una parte essenziale”.
E ancora ci chiediamo perché c’è gente “mascherinata” al supermercato o perché c’è ancora chi crede che morirà contagiato ?
Come se non fosse più possibile morire d’altro ?
O chi crede ciecamente ai servizi giornalistici sulla “guerra dei bottoni” combattuta oggi in Ucraina ?
Perché le unità di PSYOPS, italiane ed angloamericane, dalla mattina alla sera, martellano coi mezzi di persuasione/informazione, tutte le menti deboli di questo Paese. Siamo immedesimati in un film al quale partecipiamo a volte da comparse e a volte da protagonisti nostro malgrado, senza possibilità di declinare la scrittura e la nostra partecipazione. Io ad esempio verrei molto meglio in video con un bel paio di baffi alla Amedeo Nazzari. Non vi risparmierei neanche la battuta passata alla storia dei Caroselli della mia infanzia : “Chi non beve con me … peste lo colga !!!” 😉

Sui giornalisti

Tra le categorie più abiette e riprovevoli del genere umano, quella dei giornalisti occupa un ruolo prominente, a un’incollatura dai pedofili, primi tra i peggiori, ma sicuramente sopra agli spacciatori di crack, persone che a confronto sono ammirevoli.

Gli ultimi tempi stanno però dimostrando una implicita rivendicazione da parte dei giornalisti di scalzare i pedofili dal podio. Le loro azioni vanno senza dubbio in questa direzione. E non è detto che non ci riescano! Un colpo da maestro, in tale contesto che premia chi fa la cosa più abominevole, è stato portato oggi, dal giornale radio di Radio Due, in cui la giornalista è andata a intervistare alla Stazione Termini di Roma (che giornalismo d’inchiesta!) i profughi scappati dall’Ucraina in guerra, ed è riuscita a trasformare tale tragedia in una viscida propaganda a favore dei sieri magici, facendo dire a quei poveri disperati che erano venuti in Italia per bucarsi.

Ascoltare dal minuto 3:22 https://www.raiplaysound.it/audio/2022/03/GR-2-ore-1030-del-04032022-a436d7c2-517a-43bc-ae2e-9b009a0cb4a3.html

Ecco, se solo d’Io può decidere della vita e la morte della persone, per giornalisti e pedofili ho già deciso. Per gli spacciatori di crack invece ancora non saprei…

UN POST QUALUNQUE.

Contenente pensieri a caso di un uomo qualunque.

Questo è uno di quei post che possono farti perdere molti punti di considerazione da parte di chi ti ha letto fino ad oggi.

Farti ? A chi ?” – “Niente, sto parlando fra me e me, quindi ce l’ho con me, ‘farti’ intendo ‘farmi’, ma quando parlo con me funziona così” – “Ah, ok“.

(e mica mi basta parlare da solo, mi interrompo pure da solo, sto bene).

In effetti potrebbe risultare un pelo “impopolare”, ma se cercavo popolarità non stavo qua, e comunque non ne sarei capace, i tempi della mia popolarità sono finiti quando ho smesso di suonare la chitarra ai falò sulla spiaggia, che poi trombavano tutti tranne me. Però ero bravo, creavo l’atmosfera.

Riflettevo dunque su questa faccenda dell’ Ucraina… l’ hanno già detto in molti (quindi non sarò originale) ma devo innanzitutto spezzare una lancia a favore di Putin che ci ha tolto velocemente ed efficacemente dai coglioni la “pandemia“: grazie Vlad, quando passi da queste parti – basta che non vieni a bordo di un carro armato – ti offro un goccetto.

Pensavo poi a come si sta costruendo la storia di questa guerra: si, ok, è una guerra. Ma siamo nel 2022 e ce la stiamo raccontando come se fosse il Vietnam, però con i media del 2022. E soprattutto con i tempi narrativi del 2022.

Spiego meglio: oggi siamo tutti abituati al “Real Time“: ogni cosa è subito, tutto è immediato. Abbiamo in tasca – sul nostro cellulare – tutte le notizie, tutte le immagini, tutti i video di tutto quello che succede (vero o no che sia, ma subito). Abbiamo le previsioni meteo per la prossima ora dietro l’ angolo della nostra via, il traffico veicolare in tempo reale di ogni paesino del mondo dove ci sia gente con un cellulare Android, possiamo ordinare più o meno qualsiasi cosa con due “clic” e vedercela consegnare in 12 ore (in alcuni casi anche entro un’ ora)…

tutto questo ha fatto si che anche l’informazione si sia dovuta adattare: i giornali non camminano più con cadenza – appunto – giornaliera, le loro edizioni online rincorrono i lanci d’agenzia ed il primo che “fa il pezzo” ha vinto. Per vincere questa gara ormai la verifica delle fonti è passata in secondo o anche terzo piano e questo fa si che la demo di un realistico videogame venga spacciata per “video esclusivo dal nostro inviato” o che le immagini di un conflitto vecchio di 10 anni siano proposte come “bombardamenti nella notte al centro di Kiev“.

Questa cosa garantisce – è vero – una ricchezza ed una pluralità di informazione impensabili fino a pochi decenni fa, ma ci espone contestualmente al concreto rischio di non capirci un cazzo e soprattutto di farci sentire coinvolti a forza in affari che (ecco la parte impopolare) in fondo non sono cazzi nostri. E che sarebbe molto meglio se continuassero a non esserlo.

Nello specifico (sia chiaro, non voglio convincere nessuno di niente, dico solo come la vedo io): non è che io viva propriamente su una montagna, ma fino a qualche tempo fa dell’ Ucraina me ne ero tranquillamente sbattuto le palle e quando pensavo “Ucraina” al massimo mi tornava in mente questo geniale spot anni ’90:

La prima volta che ho sentito dire “Donbass” (sempre pochi giorni fa), pensavo ci si riferisse ad un’ esoterica marca russa di chitarre basso oppure (non leggendo come era scritto) alla parola inglese “dumbass“… mai avrei pensato ad una regione. Più o meno quello che potrebbe pensare un russo se gli dici “Basilicata” (cos’è, un sugo pronto ?)…

E qui arriviamo al punto: con tutti i cazzi per il culo che ho, perchè proprio oggi dovrei cominciare a preoccuparmi per una cosa della quale non solo me ne sono fregato fino ad ora ma che in più – se proprio volessi cercare di capire – non avrei modo di sapere realmente e con certezza con quali modalità stia avvenendo ?

Lasciamo perdere l’informazione, che abbiamo visto come funziona.

Lasciamo perdere le analisi socio-geo-bellico-politiche un tanto al chilo, che trovi ormai su ogni straccio di sito web, giornale o trasmissione radio e/o televisiva: oltre a discordare inevitabilmente a seconda della parte politica di chi le fa, mi fanno lo stesso effetto dei dibattiti fra virologi e scienziati a vario titolo di triste e recente memoria.

Devo essere sincero: me ne fregava un cazzo a suo tempo dei massacri tra Hutu e Tutsi (che pure il loro bel milioncino di morti lo fecero), me ne frega un cazzo oggi di quello che succede fra due paesi (?) dove c’è chi si sente russo e chi no. Cazzi loro.

SIA CHIARO: io grido a gran voce “FERMATE LA GUERRA” ! Ed è quello che tutti dovremmo fare. E non solo in Ucraina.

Il problema grosso è che mentre noi stiamo qui a meditare sull’ insensata barbarie di ogni conflitto e a commuoverci su immagini più o meno veritiere di inermi civili vessati ed in pericolo, mentre minacciamo o mettiamo in atto patetiche e discutibili (nonchè autolesioniste) sanzioni internazionali, mentre chiediamo ad artisti e sportivi russi di fare atti di abiura contro la politica del loro paese pena l’ impossibilità di lavorare od esibirsi nel nostro civile Occidente…

… qui i paesi della nostra amata NATO, come se niente fosse, stanno mandando ARMI in Ucraina.

E questo sarebbe “fermare la guerra” ?

Col cazzo. Questo è alimentare, fomentare, prolungare, favorire, cercarsela, la cazzo di guerra.

Questo è quello che si chiama – comprensibile in tutte le lingue – “escalation“. Siamo sicuri di volerlo ? Siamo sicuri di potercelo permettere ? Giusto ieri, il Sor Putin sembra abbia buttato lì in un suo discorso la parola “nucleare“. Che facciamo, ricominciamo?

Non pretendo di avere ragione, non conosco tutta la faccenda e confesso che in geografia ed in storia i miei voti sono sempre stati bassini, però… non sarebbe più saggio (come da post precedente) farci un po’ tutti i cazzacci nostri ? Putin se la vuole, se la prendesse st’ Ucraina. Due botti fatti bene ed è sua, in 24 ore è fatta. Rimango convinto che se continuiamo (per quanto in buona fede e con candide intenzioni) ad interessarci a questa cosa nel modo in cui stiamo facendo, ci vorrà molto ma molto più tempo ed il costo (in tutti i sensi, economico, politico, sociale e in vite umane) sarà infinitamente più alto.

Ripeto: abbiamo appena finito con una cazzata (e ancora ci sono da contare i danni), abbiamo tutto questo bisogno di cominciare con un’altra ?

E pure questa l’ho detta. Sul tema mi fermo qua. Mò, se volete, mandatemi pure affanculo.

RIGUARDO AL “FARSI I CAZZI PROPRI”

Abbiamo avuto oggi notizia del divampare di un conflitto.

Allo stesso tempo (diciamo una mezz’oretta dopo aver appreso ufficialmente la cosa, il tempo di metabolizzare), un altro conflitto si è acceso dentro di me.

Io sono una persona molto sensibile. Freddo come il marmo (gli altri dicono di me), ma sensibile. Non tollero le ingiustizie ed i soprusi e non ho mai esitato ad intervenire in aiuto di persone deboli o incapaci di difendersi ogni volta che mi sono avveduto di una vessazione in atto. Sin da bambino (quando difendevo i “meno svegli” da quelli che ancora non si chiamavano atti di bullismo, ma quello erano), a tutt’ oggi: potendo contare su una costituzione fisica decente, mi sono sempre messo in mezzo quando l’ho ritenuto necessario, a volte prendendomi io gli schiaffi ma proteggendo comunque chi si trovava oggettivamente in difficoltà.

Ecco, oggi questa parte di me è in aperto conflitto con un’ altra.

L’ altra parte è quella che, riguardo a questa faccenda dell’ Ucraina, mi fa dire: “Ma perchè nun ve fate tutti ‘na bella pentolata de cazzi vostri” ?

A me dispiace molto per l’Ucraina (che a dire il vero non me ne è mai fregato un cazzo, ma non è politically correct, quindi dirò che mi dispiace molto), ma sinceramente credo siano abbastanza fatti loro. Loro e della Russia. Non è Comunità Europea, non è NATO: gli sarebbe piaciuto (forse) esserlo, molto più realisticamente sarebbe piaciuto a noi (grano, gas e belle gnocche), ma così non è. Quindi a occhio e croce (pur deplorando ogni forma di guerra e di uso della violenza, soprattutto sui civili – ove ce ne fosse), direi che se la possono tranquillamente vedere tra di loro.

Quello che non sopporto è tutto questo alzarsi di barricate, soprattutto dal punto di vista istituzionale: Draghi, Di Maio (Di Maio, diocristo, vi rendete conto ?), Guerini… tutti a fare gli incazzati e i risoluti, solo perchè tanto dietro c’è la NATO (che poi dovrebbe essere la prima a farsi i cazzi suoi).

E questo perchè “ce lo chiede l’Europa“, e quell’ altro perchè “ce lo chiede la NATO“, tutto perchè ce lo chiede qualcun altro… ma scusate, signori cari, di quello che vi sta chiedendo da un bel po’ IL VOSTRO PAESE non ve ne frega proprio una mazza ?

Ma fatemi il piacere, statevi zitti. Pensate a mettere una pezza sui disastri che avete combinato in questi anni e lasciate stare le cose che non vi riguardano, anche perchè vi ricordo che la Russia non sarà più quella di una volta, ma se le fate girare le palle ha tutti i mezzi (economici e militari, ove serva) per spaccarci definitivamente ed irrimediabilmente i reni. E non farei nemmeno tanto più conto sugli amici alleati, che è dal ’43 che fanno i froci col culo nostro.

Ho letto che c’è una “Rete italiana per la Pace” (maggiori sponsor: FIOM e CGIL, tanto perchè loro stanno “sul pezzo”) che ha indetto fulmineamente una manifestazione a Roma per sabato prossimo venturo, per protestare contro il “vile attacco russo” (ufficialmente “contro ogni guerra“, ma vedrete che gli slogan e i volantini parleranno di “vile attacco russo”).

Ma li mejo mortacci vostra e de chi nun ve pija a càrci in bocca. Un paese con le pezze al culo, lavoratori senza stipendio, due anni di stronzate pandemiche e non avete detto “A”. Oggi ve mettete a fà i paladini della pace ? Contro la Russia brutta e cattiva perchè non è più comunista come piaceva a voi e non vi passa più i soldini come faceva ai bei tempi ?

Mi pareva troppo bello che stesse finendo quell’ altra cazzata della pandemia, ma qua non si può stare tranquilli un attimo, signora mia… mai ‘na gioia, e che cazzo !