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Prima d’iniziare questo articolo va chiarito che qua non si parlerà di Berlino come la de facto capitale politica d’Europa, ossia il luogo dove si prendono le decisioni che stanno distruggendo l’economia di molti Paesi europei e la vita dei suoi cittadini, eventi che – per l’ennesima volta nella storia – fanno di quella città il male assoluto. Qui ci concentreremo su Berlino come luogo urbanizzato, dove vivono milioni di persone.

In quest’ottica, bisogna innanzitutto dire che Berlino non è Germania. Chi vi si reca lo deve tenere ben presente. Le piste ciclabili sono poche, pericolose (addirittura messe tra le rotaie del tram!!!) e fatte male, e c’è chi va in bici sui marciapiedi; per terra si trova cacca di cane; per strada c’è un traffico bestiale; la birra che vi si beve fa schifo (e la servono pure calda); in giro si sente continuamente parlare italiano (decine di migliaia sono i residenti italiani), mentre il tedesco là parlato è pessimo, e sembra quasi un dialetto. Si tratta di piccolezze, quasi insignificanti. Quasi. Perché in realtà sono sintomatiche. Forse Berlino non è mai stata Germania, è vero, ma quella che veniva chiamata la piccola Istanbul (Berlino Ovest), con un milione di turchi là residenti, invece di dare vita ad un meraviglioso esperimento sociale, attraverso l’unione con (o annessione de?) la Berlino che era oltre l’ex Cortina di Ferro ha creato un volgare baraccone in mano alla più truce speculazione edilizia, ed è diventata scenario di vera e propria pulizia etnica.
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Mondo coatto

Pubblicato: 31/01/2016 da onnipotente in Generale
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«Coatto» è una delle parole più belle e dense di significato della lingua romana. Viene dal participio passato latino «coactus», che significa «costretto». Nel XX secolo ha assunto il significato di cafone, triviale, “borgataro”, ossia gente gretta e rozza, emarginata alle periferie delle città e soprattutto della società. All’epoca si faceva perciò riferimento ad un “gruppo” sociale inquadrabile anche spazialmente, in quanto persone che non di rado vivevano in condizioni spesso disagiate in veri e propri ghetti periurbani.

Tale accezione però non solo si discosta dal significato originale di “costretto”, ma è per di più obsoleta.

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S’incomincia male……per una volta che il post me lo scrivo a penna,ho perso il foglio.Vabbè,lo scrivo a braccio.
Questo post serve a illustrarvi il perché della categoria.Scorrendo la lista delle rubrichette del blog ho notato che ne mancava una che trattasse argomenti leggeri come la moda,che tanto va “di moda” nelle conversazioni fra donne.Ma anche fra quegli uomini che ci tengono a non fare eccessivamente cacare e a cui non garba andà a giro puzzolenti.
L’idea per il titolo è presto spiegato:
Questa è una rubrichetta di tutti,nel senso che verrà portata avanti da chi ne ha voglia quando ne ha voglia e non,come capita per altre,da uno di noi.
Due,il riferimento al celebre film in cui si osanna la moda come unica pietra di paragone col quale classificare per importanza le persone…..cosa che,a chi scrive generalmente qua,fa incazzare e sorridere.Perché “pròda”?Beh……questa è la ciliegina sulla torta:a parte la somiglianza col celebre marchio,che serve da richiamo,con questo termine mi premeva sottolineare quanto è lontano e indipendente il mio pensiero dai condizionamenti del mondo fashion,seppur ritenga importante avere un proprio stile e rispettare un minimo di regole nel vestire.Infatti questo nome indica la linea che delimita un terreno agricolo ma,sovente,lo si usa per indicare il luogo ove si svolge il duro e faticoso lavoro dei contadini,personaggi lontani anni luce dal mondo frivolo della moda.Chi veste “pròda” non ama farsi condizionare da un certo tipo di moda,ma ne critica e percula certe cazzate e forzature che spesso vengono fuori solo perché “fa strano”.
Ora serve solo che il nostro smargiasso preferito crei la categoria e poi……scatenatevi 😀

Questo è quello che mi viene cosí,a mente.