Mercoledì 23 marzo a Roma, presso l’Acquario Romano (che acquario non è…), ho assistito alla prima assemblea del movimento DIEM25, lanciato dall’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis, dopo che nel febbraio scorso a Berlino c’era stato un prologo. A Roma l’incontro è stato organizzato da un altro movimento, chiamato Alternativa Europea, anche se a dire il vero rimane difficile capire dove sono le differenze tra i due gruppi, o se uno è parte dell’altro.

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Firmi da vede – Steve Jobs

Pubblicato: 05/03/2016 da tafkamrlorenz in Generale

Nel lontano 1999 un imberbe versione del sottoscritto lavorava fianco a fianco con uno dei pochissimi utilizzatori di PC Macintosh della storia (nonche’ l’unico in ditta) e sentiva magnificare le doti del sistema operativo Apple e la sua superiorita’ rispetto a Windows.

Poi venne l’era dei PC scatoloni…quelli la cui carcassa veniva smontata con regolarita’ per istallare espansioni di memoria, schede audio, schede video, schede madri piu’ potenti, col monitor brutto e pesante e il groviglio di fili inestricabile

Poi arrivo’ l’iMac. Il resto lo sanno tutti.

Tutto quello che era successo prima dell’iMac, io lo avevo rimosso in toto. Davvero. Per me l’era del PC si divide tra prima e dopo l’iMac. Tecnicamente questa affermazione e’ una cagata. Ma da un punto di vista di design credo sia una posizione ragionevole.

Questo film racconta Steve Jobs prima dello Steve Jobs che tutti conosciamo. Racconta il rapporto coi collaboratori stretti, con la pseudo famiglia e con gli amici o ex-amici.

Racconta cose vere, e in parte romanzate. Usa espedienti narrativi non eccessivamente credibili.

Ma racconta quello che racconta in maniera davvero formidabile. Racconta la lotta, la caduta, la rivincita, la vendetta, la crudelta’, la pressione, la voglia di rivalsa che ti fa passare sopra a tutto come se fossi un aratro.

Racconta un uomo che sembra volerci dire in faccia che degli amici non gliene frega nulla. Perche’ gli amici passano, il successo (aziendale) resta

Scritto da uno a cui Steve Jobs stava palesemente sui coglioni, recitato da un Fassbender che riesce a superare lo scoglio della scarsa somiglianza fisica e da una Kate Winslet strepitosa come sempre, riesce a farti incazzare, esaltare e commuovere.

Lascia qualcosa. Cosa che i film biografici raramente fanno. Ti fa passare 2 ore in un battito di ali di farfalla e riesce a rendere interessante un argomento (i computer) decisamente non molto cinematografico

Da vedere assolutamente. Secondo me meritava l’Oscar.

Prima d’iniziare questo articolo va chiarito che qua non si parlerà di Berlino come la de facto capitale politica d’Europa, ossia il luogo dove si prendono le decisioni che stanno distruggendo l’economia di molti Paesi europei e la vita dei suoi cittadini, eventi che – per l’ennesima volta nella storia – fanno di quella città il male assoluto. Qui ci concentreremo su Berlino come luogo urbanizzato, dove vivono milioni di persone.

In quest’ottica, bisogna innanzitutto dire che Berlino non è Germania. Chi vi si reca lo deve tenere ben presente. Le piste ciclabili sono poche, pericolose (addirittura messe tra le rotaie del tram!!!) e fatte male, e c’è chi va in bici sui marciapiedi; per terra si trova cacca di cane; per strada c’è un traffico bestiale; la birra che vi si beve fa schifo (e la servono pure calda); in giro si sente continuamente parlare italiano (decine di migliaia sono i residenti italiani), mentre il tedesco là parlato è pessimo, e sembra quasi un dialetto. Si tratta di piccolezze, quasi insignificanti. Quasi. Perché in realtà sono sintomatiche. Forse Berlino non è mai stata Germania, è vero, ma quella che veniva chiamata la piccola Istanbul (Berlino Ovest), con un milione di turchi là residenti, invece di dare vita ad un meraviglioso esperimento sociale, attraverso l’unione con (o annessione de?) la Berlino che era oltre l’ex Cortina di Ferro ha creato un volgare baraccone in mano alla più truce speculazione edilizia, ed è diventata scenario di vera e propria pulizia etnica.
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Altro che Mia Martini, altro che Marco Masini.

Vestito da beccamorto, gli piace suonare ai funerali, insomma non è più l’Elton di una volta… invecchiando ha perso un po’ di smalto, ha riposto la genialità, ha preso un po’ di cazzi di troppo ed ecco il tramonto di una stella. E se tutto va bene (ho molta fiducia nei suoi superpoteri), questa sera suonerà – con leggero anticipo – al funerale di questo governo malaticcio e acciaccato che ci portiamo dietro da troppo tempo.

Perchè dico questo ? Beh, ragazzi, potrei sbagliare, ma ho la netta sensazione che tutta questa faccenda della Cirinnà, delle Unioni Civili, della Stepchild Adoption, di quelli che imporopriamente vengono chiamati “matrimonii gay” e via elencando e froceggiando, altro non sia che l’occasione (da molti architettata e concertata) per far cadere il Governo in maniera pesante. E sarebbe pure ora. Che me sarei pure rotto er cazzo e gradirei usare la mia tessera elettorale che mi sta facendo la muffa.

Si, lo so, detta così suona un po’ strana, ma lasciatemi il tempo Leggi il seguito di questo post »

Mondo coatto

Pubblicato: 31/01/2016 da onnipotente in Generale
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«Coatto» è una delle parole più belle e dense di significato della lingua romana. Viene dal participio passato latino «coactus», che significa «costretto». Nel XX secolo ha assunto il significato di cafone, triviale, “borgataro”, ossia gente gretta e rozza, emarginata alle periferie delle città e soprattutto della società. All’epoca si faceva perciò riferimento ad un “gruppo” sociale inquadrabile anche spazialmente, in quanto persone che non di rado vivevano in condizioni spesso disagiate in veri e propri ghetti periurbani.

Tale accezione però non solo si discosta dal significato originale di “costretto”, ma è per di più obsoleta.

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