C’E’ CHI DICE NO.

Era l’estate del 1987.

Aspettavo la fine di agosto perchè – finalmente maggiorenne – avrei potuto togliermi quella rottura di palle di casco e tornare liberamente a rischiare di spaccarmi la testa in motorino (evento che fortunatamente non si è realizzato, “eeeh già… sono ancora qua…“).

Maturità faticosamente portata a casa, facoltà universitaria scelta (un po’ di fretta ma era l’ultima delle preoccupazioni, l’avrei cambiata dopo il primo anno e poi ci sarei tornato su per questioni di opportunità, infilandomi in un tunnel abbastanza contorto dal quale sarei uscito solo parecchi anni dopo, rinascendo a nuova vita… più simile a ciò che sono ora che a quello che ero allora).

Ma era l’estate del 1987.

E allora i pensieri erano altri. Il lavoro era più un vezzo che una necessità (e come tale veniva trattato), sfogliavo freneticamente “Porta Portese” (per i non-romani, storico settimanale di annunci economici gratuiti, n.d.A1.) alla ricerca dell’ auto usata da comprare, sognando la Jaguar e concludendo con la 500, fumavo pacchetti su pacchetti di Marlboro rosse (che tanto allora si fumava ovunque, a casa fumavamo tutti e la sera a cena sembrava una bisca), le litigate con la ragazza (che poi era quella “sbagliata”, ma allora vallo a sapere) erano i veri drammi del momento. Uno dei più grandi dilemmi era decidere cosa fare la sera, e poi tante sere si risolveva a modo mio (questa mi è rimasta uguale): “fate come cazzo vi pare, io me ne sto a casa, ci si becca domani“.

Niente email (ancora per poco), niente SMS, niente cellulari, niente “social” (per un verso), molto più social per l’altro.

Un’ altra vita.

E nell’ estate del 1987, capitava spesso di sentire in radio questo pezzo:

Non posso dire che allora fossi un grande fan di Vasco, mi piacevano molto le sue canzoni più vecchie (sentite grazie ai fratelli maggiori degli amici dell’ epoca), ma già allora ero orientato verso altre cose. E’ perciò che non diedi particolare attenzione a questa, che è rimasta riposta e dormiente nelle mie più remote circonvoluzioni cerebrali: ci si infilò quell’ estate a livello subliminale, e poi ha deciso di uscire allo scoperto proprio oggi.

Perchè pensando a tutta la situazione attuale – una situazione che nell’ estate del 1987 non avrei immaginato nemmeno come fantascienza – non riesco a togliermi dalla testa le sue parole.

Ecco, oggi io sono uno “CHE DICE NO“. E non mi muovo. E non ci sono. E sono un uomo.

CHALLENGE: PROVATE A NON INCAZZARVI

No, non bisogna farsi prendere dalle emozioni. Non bisogna lasciarsi trascinare dalle notizie per quanto sensazionali, bisogna sempre sentire tutte e due le campane prima di lasciarsi andare a giudizi che potrebbero rivelarsi affrettati.

Leggo oggi una notizia (di cui non collego la fonte più che altro per pigrizia perchè l’ho vista sul cellulare e non mi sono salvato il link, ma tanto si trova facilmente).

La notizia è – sinteticamente – questa: una donna, non ricordo se in provincia o proprio a Sassari, che da anni tentava di concepire un figlio, finalmente sembrava avercela fatta. Senonchè (come purtroppo spesso accade quando ci sono problemi di questo tipo) verso la quinta settimana di gravidanza ha cominciato ad avvertire forti dolori e ad avere perdite di sangue.

Volendo essere cinici e freddi, si potrebbe argomentare che vista l’anamnesi della persona in questione da questi sintomi era già prevedibile l’esito infausto della cosa, ma il punto non è questo.

La donna corre all’ ospedale chiedendo di essere visitata da un ginecologo, e dopo un certo periodo di attesa, viene “rimbalzata” dal personale dell’ accettazione perchè – a loro dire – era necessario che avesse un “tampone” negativo. Lei non poteva fornirlo e loro avevano – sempre a loro dire – esaurito i kit, quindi non glielo potevano fare.

Quindi niente visita… viene “consigliata” l’assunzione di una Tachipirina (e qui già la logica dice: “Tachipirina ? A che cazzo serve il paracetamolo contro una minaccia di aborto“?). Tornando alla macchina, i dolori aumentano, le perdite pure, aborto spontaneo. Punto. Fine della storia. Riprova, sarai più fortunata.

Mi scuso con la donna (che non mi leggerà mai, ma vai ad esserne sicuro) per la freddezza con cui racconto la sua storia, mi scuso pure in generale per aver “approfittato” di un evento simile, e mi scuso ancora con voi, perchè qui sta per scattare il porcoiddio. Anzi è scattato.

Ma io dico, a questo punto siamo arrivati ?

Primo: non mi risulta che per l’accesso alle strutture sanitarie come paziente (in generale, ma soprattutto in caso di emergenza) sia richiesto nulla più di una mascherina (inutile) o al massimo di una autocertificazione (ancora più inutile). Tanto sono tutti vaccinati obbligatoriamente, che cazzo gliene frega a loro?

Secondo: tu, operatore sanitario dei miei coglioni, anche se fosse necessario un “tampone” (e non lo è), ti trovi davanti una donna incinta che lamenta quel tipo di sintomi e posto che in quel momento non hai l’ ospedale pieno di gente con gli arti mozzati che ti allaga di sangue la sala triage, non la mandi di corsa al reparto in barella coi razzi? Sei una merda. Devi morire da merda quale sei. Poi dice “ma sarebbe successo comunque“. Si, vabbè. Forse. Ma tu non sei lì per fare il burocrate cacasotto del cazzo: tu sei lì per CURARE la gente. Non necessariamente per guarirla o salvarla, ma almeno per prendertene cura, come dice la parola stessa, cazzo.

Terzo: stiamo parlando di un OSPEDALE, cristo in cariola, non di un fruttivendolo del Bangladesh. Mi dici pure che avete finito i “tamponi” ? Ma dovete andare a morire ammazzati. Non c’è altra via.

Ora, io di scuse di merda per lasciare la gente ore in sala d’attesa al PS (o anche per rimandarle a casa senza nemmeno guardarle, e poi crepano, è successo) ne ho sentite parecchie. A volte i ritardi sono oggettivamente giustificati, spesso la gente se ne approfitta e intasa il pronto soccorso perchè è stata appena tamponata (in macchina) e vuole fregare l’assicurazione con il caro vecchio “colpo di frusta”, o perchè è ipocondriaca, o perchè cerca una scusa per non andare a lavorare. Questo lo so. Come so anche che il personale degli ospedali, in genere non si comporta così. Il mio non è un attacco agli infermieri, ai dottori, ai paramedici, ai barellieri e financo agli svuotacessi degli ospedali. Io ce l’ho proprio con quelle merde irresponsabili, cacasotto, maledette e infami che hanno respinto una persona che chiedeva aiuto per se’ e per quello che avrebbe dovuto essere suo figlio (o figlia, non lo sapremo mai). Il tutto perchè secondo loro il rischio che potesse essere portatrice di influenza era più importante del rischio oggettivo di perdere un bambino. E ancora, sembra sia finita qui. Ma a volte in questi casi capita che qualche ripercussione fisica (per non parlare di quelle psicologiche), anche grave, ce l’abbia pure la madre: e se vi schiattava lì nel parcheggio dell’ ospedale, con un’ infezione o un’ emorragia interna, che facevate, cari i miei pezzi di merda ? Vi inventavate che aveva rifiutato il ricovero ?

No, non ci siamo. Già prima di questa puttanata di covid avvicinarsi ad un ospedale era peggio di una mano di blackjack ad un tavolo truccato, ma così stiamo superando tutti i limiti umanamente sopportabili.

Io ci ho provato a non incazzarmi. Non ci sono riuscito, confesso. Voi ?

LA GRANDE INCULATA, (O DELL’ OBBLIGO VACCINALE OVER 50)

Mi sono imbattuto stamattina in questo post di AllegroPessimista, che mi ha dato un po’ da pensare.

L’ AllegroPessimista, per chi non lo conoscesse (e nel caso vi invito a leggere i suoi articoli perchè se no vi perdete qualcosa), è una delle persone che ad oggi hanno un (altro) problema: ha un lavoro, ha più di 50 anni, e gli tocca “vaccinarsi”. Non l’ha fatto sinora perchè pur non essendo un c.d. “no-vax” è sicuramente una persona di buon senso e non tollera le imposizioni. Oltre ad essere persona di buon senso è anche coerente, e dato che ha sempre detto che se fosse stato obbligato l’avrebbe fatto… beh: adesso è formalmente obbligato e lo fa. Da sua stessa comunicazione sabato prossimo andrà “obtorto collo” a prendersi la sua prima dose.

Per portarsi avanti col lavoro, il nostro Allegro ha recuperato il modulo che andranno a fargli compilare e firmare prima del “vaccino” e si è chiesto (estendendo la domanda ai suoi lettori) come comportarsi al momento della compilazione.

La prima sorpresa (sua come mia) è che ci hanno sempre raccontato che se mai i “vaccini” fossero divenuti obbligatori “per legge” (cosa che di fatto ad oggi è, per gli ultracinquantenni oltre che per altre categorie già da prima), non avrebbe avuto logica ne’ senso continuare a far firmare una liberatoria come quella che invece ci viene sottoposta. E invece ancora c’è, ed è la stessa identica che firmano da sempre anche i “non obbligati”.

La perplessità poi tocca i più alti vertici quando si va a leggere ed analizzare quello che c’è scritto (e quello che di conseguenza di costringono a dichiarare).

La mia prima risposta nel merito è stata la più prevedibile: stando così le cose, visto quello che c’è in gioco (il tuo lavoro) e dato che non c’è via legale che regga, considerato oltretutto che così hai deciso, firma, fatti ‘sta puntura e tieniti il lavoro. Con certe cose non si gioca: loro giocano, noi no.

E’ un peccato, perchè è sempre brutto essere “costretti” a fare una cosa che non convince, ed essere ricattati usando come ostaggio valori importanti come il lavoro. Però tant’è e questo è. Come si dice, mangia ‘sta minestra o salta ‘sta finestra.

Pensa che ti ripensa però, una piccola luce la vedo, e la scrivo qua. Certo non è applicabile universalmente (anche perchè servirebbe un certo rapporto fra lavoratore e datore di lavoro e non sempre è possibile, oltretutto diventa impraticabile nelle aziende medio-grandi, però un varco c’è).

Partiamo dal presupposto che c’è sempre una differenza (spesso non trascurabile) tra quello che ci viene comunicato come massa e quello che effettivamente c’è scritto nelle norme. Se sentissimo solo TV e giornali, l’impressione sarebbe quella di essere fottuti senza scampo. Se invece approfondiamo un po’, magari ci rendiamo conto di avere qualche possibilità.

Come al solito, io vi racconto quello che faccio io: non è la Verità assoluta, non è l’unica via, non esorto nessuno a farlo se non chi non se ne convinca per conto suo. Di cazzari e ciarlatani ne abbiamo fin troppi ultimamente, e non voglio farne parte.

Ci sono due premesse necessarie da fare:

la prima è la situazione del sottoscritto: Sono amministratore di una S.r.l. con due soci (uno sono io, ovviamente, e l’altro è solo un socio di capitale, non attivo nella Società) ed ho al momento un (uno solo) dipendente, assunto a tempo indeterminato (peraltro appena lo scorso settembre, dopo che è stato “scaricato” dalla ditta per cui lavorava che ha chiuso definitivamente i battenti) con la carica di Responsabile Tecnico. Il quadro è abbastanza semplice. Si dà il caso che ne’ io ne’ il dipendente in questione siamo muniti di lasciapassare (e non abbiamo alcuna intenzione di munircene). Perchè ? Inutile spiegare, sono cazzi nostri. Saremo scemi, che ve devo dì.

La seconda è che non dobbiamo mai e poi mai dimenticare che tutte le normative relative al covid (soprattutto quelle riguardanti le restrizioni) emanate negli ultimi due anni, sono frutto di una situazione “di emergenza” (lo dicono loro, io mi fido). Per questo motivo sono per definizione transitorie, limitate negli effetti e soprattutto (salvo poche circostanze) non vanno mai a toccare la sfera del penale. Quindi contravvenire a queste disposizioni non potrà mai portare a nulla di più grave di una sanzione amministrativa (multa). Questo un po’ ci rincuora.

Veniamo al dunque: cosa facciamo adesso ?

Io – datore di lavoro – semplicemente non controllo il mio dipendente. Siamo d’accordo così. Dite che ne ho l’obbligo ? E sti cazzi. Lui non andrà certo a denunciarmi perchè non lo faccio, quindi voglio vedere chi controlla me. Nel malaugurato caso accada (che qualcuno controlli me, intendo, ma è molto difficile che qualcuno venga in un ufficio privato sito nel seminterrato del buco del culo della periferia di Roma a fare questo tipo di verifiche), si andrà a braccio: un giorno non mi funziona l’ app a me, un giorno si è rotto il cellulare a lui, un giorno non c’è connessione a internet, un altro la copia cartacea del lasciapassare l’ha mangiata il cane… hai voglia a inventare cazzate. E male male che dovesse andare, mi becco una sanzione di 400 Euro. E sti gran cazzi un’ altra volta: il principio è che se lui lavora con me, 400 Euro li recuperiamo in un giorno. Se lui sta a casa, da solo mi ci vuole una settimana. Vale la pena di rischiare, no ?

Lui – lavoratore – si fa i cazzi suoi, mantiene fede al suo proposito di non “vaccinarsi”, lavora, prende i suoi soldi, i suoi contributi e la vita va avanti. Anche nel suo caso, sempre nella malaugurata ipotesi di controllo, c’è la possibilità di sanzione che per il lavoratore (chissà perchè) è più alta, minimo 600 Euro. E anche qui siamo tutti d’accordo sul grande “Sti Cazzi”. Stesso discorso di prima: ne vale la pena, se l’alternativa è quella di non lavorare.

Come è facile evincere, tutto quanto sopra descritto può funzionare. A condizione che ci sia intesa fra le parti in gioco e che tutte e due facciano uno sforzo. Non è impossibile, ci si può riuscire.

Qui qualcuno potrebbe dire “eh, ma così state infrangendo LA LEGGE” !

Indovinate da soli qual’ è la risposta, vero ?

E STI CAZZI ! (Al fine di evitare fraintendimenti dovuti alla diversa interpretazione dell’ espressione “Sti Cazzi” nelle varie zone della nostra amata e solatia Penisola, rimando a questo post per la corretta definizione ai fini del suo utilizzo nel presente articolo).

Ne hanno infrante poche di leggi (vere) loro, nonchè di direttive comunitarie, principi costituzionali, principi di logica e buon senso… mi fotte assai a me di “infrangere” un decreto legge emanato in forza di uno stato di emergenza che dura da più di due anni. Non so se mi spiego. E comunque rimane sempre il fatto che ciò comporta una mera sanzione amministrativa (contro la quale si può in ogni caso ricorrere), non si va mica in galera.

Questo poi, apre la strada ad un’ altra cosa che si potrebbe fare: un decreto legge, per quanto immediatamente esecutivo, deve comunque essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore. Nel caso questo non accada (finora l’ hanno sempre fatto, ma non si sa mai), il decreto legge (e tutti gli effetti collegati) perderà efficacia sin dall’ inizio, come se non fosse mai stato in vigore. Questo vuol dire che se vi hanno fatto una multa sulla base di questo DL e questo non viene convertito in legge, anche la multa decade automaticamente, e quindi non la dovete pagare. Vi eravate mai chiesti perchè il termine massimo per pagare tutte ‘ste stronzate era guardacaso di 60 giorni ? E che pagavate la metà del minimo se cacciavate i soldi subito, entro 5 giorni ? Questo, per inciso, è un altro motivo per NON PAGARE. Anche perchè se l’avete già pagati e poi il DL decade, col cazzo che ve li ridanno, meglio non darglieli e basta. Se un destinatario a qualsiasi titolo di “obbligo vaccinale” volesse proprio pararsi il culo, potrebbe indirizzare una PEC (o una raccomandata AR) al suo Prefetto e per conoscenza alla ASL di competenza, allegando copia di un documento e dichiarando quanto segue:

Io sottoscritto (generalità complete, codice fiscale, indirizzo, recapiti) dichiaro di non essere al momento in possesso di informazioni complete ed esaustive sul mio personale stato di salute tali da poter rispondere in maniera certa e veritiera ai quesiti contenuti nel modulo di consenso necessario ad ottenere la somministrazione degli attuali c.d. ‘vaccini anti covid-19’. Legittima prudenza mi impone pertanto di non sottopormi a tale trattamento, atteso che lo stesso modulo presenta lacune sostanziali che, allo stato, non possono oggettivamente fornire la certezza di non incorrere nel breve, medio e lungo termine in stati di alterazione della mia integrità fisica, se non basandosi su mie arbitrarie dichiarazioni, che per i motivi sopra espressi non sono in grado di sottoscrivere. Preciso contestualmente di non essere nelle condizioni economiche di affrontare uno ‘screening’ medico completo della mia persona“. Data, firma, e cordiali vaffanculo.

Per chi stesse pensando (so che di voi posso fidarmi, ma non si sa mai chi legge i blog di questi tempi) di andare a denunciarmi per “istigazione a delinquere”, beh, cara la mia faìna (come direbbe Marchettino73, a proposito: Marchettinooooo, cazzo, torna, dì qualcosa, sto Blog aspetta a te)… tutto quello che è scritto qui non integra tale fattispecie penale quindi risparmiati la fatica e fatti i cazzi tuoi che è meglio. Per me e per te e tutta la tua famiglia.

Per finire, come nella miglior tradizione wikipediana e yahooansweriana, Fonti: esperienza personale, due anni e passa di rottura di coglioni, una laurea in giurisprudenza che non ci faccio un cazzo ma ce l’ho e a qualcosa dovrà pur servire e infine (per fare un po’ lo sborone), i migliori voti presi agli esami di diritto civile (28), diritto amministrativo (29), procedura civile (28), medicina legale e delle assicurazioni (30).

DECRETO LEGGE N.1/2022 del 7-1-2022

(pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 gennaio 2022, in vigore dal 8 gennaio 2022)

Il primo atto del governo dell’ anno 2022, complimenti ragazzi. Mi viene subito subito in mente questa scena:

Di solito, quando uno fa una cosa per la prima volta nell’ anno nuovo, cerca di farla per bene, almeno che sia una cosa carina, o utile, o piacevole…

Qui invece, se cominciamo così ci siamo portati sfiga per tutto l’anno.

Che dire, alla fine l’ hanno fatto, è tutto vero. A leggerlo fa venire il mal di testa ed anche un forte dolore alle palle. Il testo definitivo (quello pubblicato, ufficiale) contiene una serie di refusi e svarioni che io mi sono fermato al terzo, ma mi chiedo: questi un correttore di bozze non ce l’hanno ? Cioè, dico, va bene uccidere la Libertà del Popolo, ma almeno risparmiare dallo sfregio la lingua italiana ? Io che sono l’ ultimo stronzo, prima di cliccare su “pubblica”, i post me li rileggo almeno un paio di volte, di solito grandi strafalcioni non ne lascio…

Ma non sottilizziamo, via, che i guai sono altri.

Non so se ci avete fatto caso, forse ci siamo tutti un po’ troppo abituati, magari la cosa passa un po’ inosservata… (chissà, forse sono io che esagero, mah. Forse, eh? Dite che mi preoccupo troppo ?) ma qui siamo al cospetto di un atto governativo (con forza provvisoria di legge, immediatamente esecutivo) che prevede – in aggiunta a tutte le altre precedenti forzature, che non sono certo da meno – l’ OBBLIGO TASSATIVO per una categoria molto estesa di persone di assumere un farmaco contro la loro volontà e senza alcun bisogno.

Al che uno dice: “e che te sei svejato adesso ? Vedi che è un po’ che obbligano, prima i medici, poi gli insegnanti, poi le guardie, mò hanno tolto proprio il problema di che lavoro fai: ciai 50 anni ? Te tocca. Nun lavori ? Te tocca lo stesso“.

Al che io rispondo:cor cazzo che me sò svejato adesso, bello, sò dù anni che strillo come ‘na gallina che je vonno tirà er collo, solo che qua stamo a esaggerà“.

Vorrei solo mettere in evidenza il fatto che una cosa così, oltre a calpestare ogni logica giuridica, non si vedeva da anni, anzi da decenni, direi da un secolo. E come ci siamo arrivati ? Come dico da sempre, perchè siamo una massa di coglioni. Una informe e raccapricciante massa di beoti cacasotto. Da una parte ci sono delle merde che tirano il sasso ogni volta più lontano per vedere quanto siamo coglioni e dall’ altra noi che ad ogni lancio partiamo scodinzolanti per andare a raccoglierlo.

Cito nuovamente il mio cane, che già alla terza volta che faccio solo finta di tirare la palla si ferma, mi guarda e mi dice: “ma che me stai a pijà p’er culo ? Guarda che si ce rifai, te mozzico“. E se fosse solo un momento più sveglio, si fermerebbe già alla seconda, ma è un ragazzo speciale, ci mette un po’.

La domanda che mi faccio adesso è: cosa dobbiamo aspettarci ancora ? Arrivati a questo (e la cosa è passata come acqua fresca, anzi c’è pure chi è contento), può veramente succedere di tutto. Non che non si fosse capito, ma io cerco sempre di sperare per il meglio pur preparandomi al peggio. Il punto è che comincio a non sapere più a cosa mi devo preparare.

Chi mi conosce un po’, sa che non è nelle mie corde dire agli altri quel che “devono” fare. Io mi limito – per chi vuole saperlo – a dire quello che faccio io, se è utile a qualcuno bene, se no amen. Però arrivati a questo livello, sento che è tempo di concedermi un piccolo strappo. Sempre con lo stesso spirito di prima (anche perchè non sono un cazzo di nessuno per dare consigli o lanciare proclami) è solo un invito, però per favore guardatevi intorno, fate le vostre considerazioni e poi chi può – o almeno pensa di potere – disobbedisca. Ve lo chiedo per piacere.

Non si può vivere costantemente nella paura, il virus che gira oggi (la c.d. “variante omicron”) è ormai chiaramente e semplicemente l’ influenza di questo inverno. Come tante ce ne sono state (anche con i loro ricoveri e i loro morti, pace all’ anima loro) e tante ce ne saranno. Anche a voler dare per buono tutto quello che ci hanno detto da due anni a questa parte, è una cazzo di influenza che non c’entra quasi più niente con il covid: è sempre più chiaro che i “vaccini” dei quali stanno estendendo l’obbligo non gli fanno una mazza, dato che sono basati su un ceppo virale vecchio di tre anni.

Ma non è questo il punto. Il punto è che per comandare serve la CREDIBILITA’ (lasciamo perdere la legittimazione, ne parliamo un’ altra volta). E io trovo assolutamente da pazzi lasciarsi comandare da un ammasso di teste di cazzo che “credibilità” non sanno nemmeno come si scriva e che navigano a vista con un decreto a settimana che poi non riescono nemmeno a scrivere in un italiano decente.

Basta, cazzo. Avete rotto i coglioni, fate pena.

INCROCIATEVI STO CAZZO CON QUESTO BEL PAR DE COJONI E VEDETE CHE ESCE FUORI.

Ovvero, un novello articoletto intieramente votato alla grettezza ed infarcito di invereconda e gratuita volgarità, per il diletto di lorsignori, eppur privo – una tantum – di accidenti blasfemi affinchè la lettura non offenda alcuno più del dovuto.

Mi chiedevo dunque, non appena avuta notizia dell’ approvazione unanime (dovete morì tutti, all’ unanimità, compresi quelli che dicono di aver lottato perchè quei brutti cattivi volevano l’ obbligo dai 40 anni e quelli buoni lo volevano dai 60 e poi alla fine vi siete messi tutti d’accordo per una via di mezzo a 50 e li mortacci vostri de quanno rifiatate, ‘sta manica de cazzari cha altro non siete) di questa nuova trovata di imporre il “vaccino” ai maggiori di 50 anni, se mai avrebbero avuto il coraggio di metterla in pratica e – nel caso – quali mezzi avrebbero utilizzato per farlo.

Bene, oggi leggendo il testo approvato (ancora non pubblicato e quindi non vigente, ma credo manchi poco alla Gazzetta Ufficiale e non confido in modifiche) ho avuto le risposte.

Molto semplice.

a) Hai 50 anni (anche se li compi quest’ anno) o più, ed un lavoro dipendente (pubblico o privato) o autonomo ? Il mezzo è il lasciapassare rinforzato turbo: In altre parole, o ti “vaccini” o sei fuori. Come X-Factor. Poi mi spiegheranno come fanno con gli autonomi (lavoratori, non quelli di AutOp).

b) Hai 50 anni (anche se li compi quest’ anno) o più, e sei disoccupato o comunque non controllabile con i sistemi di cui al punto a) ? O ti “vaccini” o ti becchi una multa di 100 Euro. Così. In automatico. E come si fa, direte voi ?

Sempre molto semplice.

Il metodo che si sono peritati di illustrare per il caso b) è il seguente: con i potentissimi mezzi informatici a loro disposizione, prenderanno il database dell’ agenzia delle entrate e da questo estrarranno tutti i codici fiscali la cui settima ed ottava cifra siano uguali a o minori di “72”. Da questi, con un primo incrocio (e già qui voglio vedere se ci riescono) sottrarranno tutti i codici fiscali che risultano appartenere a soggetti con una posizione INPS attiva (quindi percettori di contributi), tutti quelli di soggetti a ritenuta d’acconto (per esempio lavoratori a progetto) e se proprio sono svegli, tutti quelli di soggetti deceduti. Più altri incroci vari su quelli cui comunque viene accreditato uno stipendio su conto corrente ed altre amenità del genere. Tutti i codici fiscali rimanenti, verranno nuovamente “incrociati” (e qui mi sbellico dalle risate) con i database “vaccinali” tenuti da regioni, province e comuni. In questo modo si escluderanno i “vaccinati”. A quelli che restano la mai troppo lodata agenzia delle entrate (in culo a noi) invierà automaticamente un bell’ avviso di accertamento ed una sanzione di 100 Euri (sembrerebbe una-tantum, ma se funziona come i “vaccini” probabilmente te ne fanno una ogni 4 mesi).

Ora, a parte che nel mio caso sto sereno che appena inseriscono il mio codice fiscale in un qualsiasi terminale dell’ agenzia, appare una barra di avanzamento (“Attendere, prego, elaborazione in corso”) che li costringe dopo tre ore che non è arrivata manco al 2% a resettare il computer e passare al prossimo, io mi chiedo:

Quelli che intendono fare ‘sta cosa, sono gli stessi che hanno pagato per anni il reddito di cittadinanza a persone inesistenti, o a gente in galera, o a quelli che dichiaravano quattro figli in età scolare a carico avendo solo 18 anni, o a quelli che avevano un conto corrente intestato con 50.000 euro di giacenza media, o a quelli morti da vent’ anni (e mi fermo qui ma ce ne ho altre 1.000) ?

No, perchè se sono gli stessi stiamo a posto. Non ci beccheranno mai. Le probabilità che riescano ad incrociare correttamente questi dati sono inferiori a quelle che ho io di incrociare il Titanic su via della Magliana.

Come d’uso, potrei aver scritto alcune inesattezze, o aver omesso per dimenticanza qualche particolare (la cosa è ancora troppo “fresca”, ma qui bisogna rincorrere la notizia, non c’è tempo)… però sicuro il succo è questo.

E poi, cazzo di un cazzo stracazzo, la cosa che più mi fa girare i coglioni è che ancora ci casco, pure io, porca puttana (senza offesa per le mamme di Speranza & C.)… sto qui a perdere tempo a informarmi e a ragionare su questi trucchetti da banchettari (sarebbero quelli che nei luoghi affollati, sagre e mercatini, assieme ai compari fottono i “polli” col gioco delle tre carte) mentre ce lo stanno mettendo al culo a tutti quanti a livelli infinitamente più alti. Noi facciamo filosofia, e intanto pezzetto dopo pezzetto ci sfilano la Libertà.

Ma vaffanculo, và. E non il “vaffanculo” slogan da asilo di quei quattro cazzoni del tempo che fu… proprio VAFFANCULO. Una cosa tipo:

Perché a volte un blog non basta.(A noi ce lo sfoderate parecchio!)