SOCIETA’ BENEFIT. WHAT THE FUCK ?

Per oggi avevo in mente uno dei miei “post-pippone” psicologici scaturente da una riflessione che avevo fatto sabato scorso, avente ad oggetto una mia intuizione riguardo le differenze di comportamento fra donne e uomini. A dire il vero mi sembrava abbastanza interessante ma la rimando, perchè:

  1. Ci devo ancora ragionare un po’ su per evitare di scrivere cazzate;
  2. Questa cosa che ho in mente adesso mi sovrasta ogni pensiero.

Breve intro:

Mi arriva oggi una mail che mi avvisa gentilmente che è in scadenza una bolletta elettrica di mia spettanza. Poco male, nessun consumo, solo i costi fissi, robetta.

La mail è firmata “EniPlenitude” (fino qua niente di nuovo, è ENI che ha cambiato nome, ma poi continua): “S.p.A. Società Benefit“.

Al che, pur sospettando già di cosa si trattasse, spinto dalla curiosità mi vado a cercare cosa voglia dire esattamente “Società Benefit“, perchè fino ad S.p.A. ci arrivo, ma quella non l’avevo mai sentita. E ovviamente, trovo tutto quel che serve.

Se fino ad oggi pensavo che il massimo dell’ aberrazione si fosse raggiunto con la forma della ONLUS, da adesso in poi ho la certezza che al peggio non c’è fine.

Praticamente, detta in soldoni, è un modo relativamente nuovo (la storia dovrebbe aver avuto inizio in sordina nel 2016) per dare una bella mano di “verde sociale” a qualsiasi attività commerciale, più è grande e “profittosa”, meglio è. Sei una multinazionale dal fatturato miliardario e vuoi assicurarti un po’ di copertura ed un posto in prima fila quando si tratta di aiuti, agevolazioni finanziarie e fiscali ? Bene: vai da un notaio, aggiungi al tuo oggetto sociale qualche riga a cazzo (più sono, più fanno impressione) che integri roba sul rispetto dell’ ambiente, attività “ecosostenibili” (qualsiasi esse siano), attenzione al lavoratore ed al benessere della società tutta (quindi vanno bene gli stagisti non retribuiti che si fanno un culo così, però mi raccomando che non ci siano discriminazioni di genere ed orientamento), poi fatti certificare da un ente che ufficialmente lo fa gratis ma sottobanco ti leva i soldi veri…

…et voilà! Puoi fregiarti del titolo di “Società Benefit” con tutto ciò che ne consegue. Sei anche tu un Salvatore della Terra, adesso puoi continuare ad inculare amabilmente tutti, dai clienti, agli azionisti, passando per i dipendenti, ma lo fai in modo sostenibile. Vuoi mettere ?

Tutto questo si incastra perfettamente nel “trend” che ormai qui comanda a qualsiasi livello, fino agli spot televisivi che ci sbomballano le palle con “Eco” qua e “Bio” là. Riflettevo proprio ieri sullo spot del Finish per la lavastoviglie: Dice “con le nostre tabs puoi evitare di sciacquare le stoviglie prima di infilarle nella lavapiatti. Così risparmi fino a 38 litri di acqua“.

OK.

A parte che non ci credo, prova con una teglia in Pyrex dove hai fatto i cannelloni, se non la lasci a mollo e non levi a mano le croste di sugo col cazzo che la lavastoviglie te la pulisce da sola.

Ma poi, ammesso che sia vero, bravo. Sul momento risparmi acqua (forse), ma per lavare via lo schifo vero presumo che in quelle tabs ci siano dei tensioattivi che manco il napalm: e tutta la merda chimica che buttiamo negli scarichi non la calcoliamo ? E tutta la corrente che serve a scaldare l’acqua fino ai 90° che servono per attivare quella bomba ? No grazie, preferisco sciacquare prima (nello scarico solo acqua pulita e residui di cibo comunque organici) e usare un ciclo leggero di lavastoviglie, magari con metà detersivo e a bassa temperatura. Che dite, non sarà più “ecosostenibile” così ?

(Segue a tal proposito utile e sperimentato trucco da condividere per utenti di lavastoviglie):

In un qualsiasi negozio di merda “eco-bio” tipo Naturasì o simili, compratevi un barattolo di acido citrico in polvere, costa un po’ ma dura un sacco. Ogni volta che caricate la lavastoviglie, mettete nella vaschetta metà acido citrico e metà detersivo in polvere qualsiasi. Vi scordate brillantante, anticalcare, additivi di ogni genere. Piatti puliti e sgrassati, niente aloni, circuito dell’ acqua pulito e senza intoppi. Garantito, provate, poi mi dite.

Tornando a noi, questa storia dell’ ecosostenibile mi ha davvero rotto la fodera del cazzo (per usare un ‘ espressione nobile). Quando poi serve a mascherare altre attività secondo me si va sulla truffa.

Oh, sia chiaro, io sono per il profitto. Per me un’ attività commerciale deve fatturare, gudagnare, fare utili e reinvestire. Deve essere onesta e corretta, ma il fine principale deve essere il profitto. Se no che cazzo ci sta a fare ? Per il resto c’è la chiesa cattolica.

Però adesso, che l’ ENI sia diventata una specie di Caritas ecologica non me lo venite a raccontare, per favore.

Per curiosità, datevi una scorsa a questo elenco (non esaustivo) di “Società Benefit” italiane: se vi va, guardatevi i dettagli degli oggetti sociali e ditemi se dopo la quarta già non vi siete incazzati come bisce.

9 pensieri riguardo “SOCIETA’ BENEFIT. WHAT THE FUCK ?”

  1. Oh qui applaudo!!!!! Ma sai che business c’è dietro l’eco friendly di sto cavolo???? Ma ti pare una roba 8 euro una saponetta scrub al grano duro??? Sotto casa mia c’è un negozio, da vedere I prezzi! Sono follia allo stato puro che poi…………. tu credi che acqua e diserbanti non arrivino nelle colture bio?? Ma si facciano furbi con tutte ste menate del cavolo. Fra un pò sarà tutto senza glutine, e se io lo voglio????? Cazzo faccio me lo coltivo sul balcone?
    Odio ste cose, e infatti chiediti come mai sono aumentate a dismisura le intolleranze alimentari….siamo mica tutti scemi.
    Grazie per il consiglio per la lavastoviglie domani provvedo. Ti pare che metto una teglia incrostata pur di non sciacquarla prima? Eccerto così si scassa la lavastoviglie e dobbiamo comprerne un’altra, capito come funziona sto mondo di merda ????

  2. Vado Off-Topic sul mio stesso post, pensa come sto… ma volevo condividere la sensazione.
    Di questi tempi, se esiste uno spot che mi fa salire le madonne da 0 a 1000 in un secondo, più di quelli “eco” è uno e solo uno, questo:

    Prenderei tutta la famiglia Angelini, insieme ai “creativi” (senza offesa per i veri creativi) che hanno partorito questo obbrobrio e li spedirei a spaccare sassi in Siberia.

  3. Ottimo articolo.
    Mi ha aperto un mondo dove indirizzare il mio nuovo olfatto da segugio per stronzate e truffe assortite.
    Quanto alla lavastoviglie, molto più comune e sicuramente meno caro di tutto, c’è l’aceto bianco, che si acquista a pochi centesimi in supermercato.
    Da usare come brillantante.
    Mi ringrazierete !!!
    Anzi date anche voi qualche dritta da divulgare in questo periodo storico prossimo al baratto e al comodato gratuito.

  4. Ci mancavano solo le “Società Benefit”.
    E’ evidentissimo che si tratta solo di un modo ipocrita di attingere a finanziamenti o a fondi ad hoc.

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